Il Superuovo

Possiamo considerare le emoji un vero e proprio linguaggio: vediamo insieme l’evoluzione delle simpatiche faccine

Possiamo considerare le emoji un vero e proprio linguaggio: vediamo insieme l’evoluzione delle simpatiche faccine

Sai che le emoji rappresentano un vero e proprio linguaggio? Ebbene sì, puoi tranquillamente dire che oltre alle lingue che sai parlare, conosci anche un codice di comunicazione un po’ diverso e sicuramente molto più intuitivo e tecnologico.

real-life-emoji

Ogni giorno vengono inviate circa 250 milioni di emoji su Twitter e quasi la metà dei commenti su Instagram contiene almeno un emoji. Esistono non meno di 3000 emoji diverse che gli utenti di Internet e di un qualsiasi smartphone hanno a disposizione sul loro menù o sulla loro tastiera.

Il complesso linguaggio delle emoji

Prima di arrivare a definire le emoji un vero proprio linguaggio, vediamo insieme la definizione di linguaggio e la storia delle emoticon più moderne.

Secondo la linguistica, possiamo definire il linguaggio uno strumento di comunicazione usato da e tra due o più individui; o meglio la facoltà di esprimersi e comunicare tramite un sistema di segni. Infatti, si tratta di un codice, di un insieme di segni, ossia di una serie di corrispondenze fissatesi per convenzione.

Il codice proprio della specie umana è, appunto, la lingua, un tipo di linguaggio verbale.

Perché, quindi, le emoji rappresenterebbero un codice di comunicazione?

Innanzitutto, potremmo definire banalmente le emoji come quei simboletti e quelle “faccine” che inseriamo nei messaggi, nelle email e nei tweet.

Secondo alcuni esperti di tratterebbe di un linguaggio a tutti gli effetti. Secondo altri, invece, le emoji sono soltanto immagini che possono, sì, essere usate per comunicare, ma che presentano dei limiti nella ricezione, non possono essere pronunciati o letti ad alta voce e non esiste (per lo meno, non ancora) una vera e propria grammatica. L’ordine dei costituenti della frase non è immutabile e non è chiarissimo.

Il professore di linguistica Vyv Evans dell’università di Bangor ha detto: “Le emoji rappresentano il linguaggio che ha la più rapida capacità di crescita”, molto più degli antichi linguaggi basati su simboli e figure, come i geroglifici.

Emoticon e emoji – Umberto Santucci

La strabiliante storia delle “faccine”

Le emoji nacquero nel 1990 quando una compagnia telefonica giapponese inventò questi segni pittografici, riconoscibili come un’evoluzione delle vecchie emoticon (cioè, le faccine stilizzate di una volta composte dai segni di interpunzione e da lettere maiuscole). La parola “emoji” deriva dal giapponese “e”= immagine; “mo”= scrittura; “ji”= carattere.

Il primo set di emoji era costituito da 172 simboli, mentre oggi sono più di 3000 e annualmente, questo elenco, viene aggiornato e incrementato.

Fin dalla distribuzione del primo Iphone nel 2008 la Apple ottenne la licenza di inserire le emoji nei suoi prodotti; e solo dal 2011 tutti gli altri marchi internazionali ebbero libero accesso all’utilizzo di emoji.

Le emoji stanno cambiando il nostro modo di comunicare e diventano sempre più presenti nella vita quotidiana di ognuno di noi.

Addirittura esiste un’ enciclopedia online che raccoglie l’elenco di tutte le “faccine” e che documenta il loro uso e il loro significato più comune. Per maggiori informazioni consulta il sito: https://emojipedia.org/

E il 17 luglio di ogni anno si celebra il World Emoji Day, la giornata internazionale delle emoji. Per l’occasione in quel periodo Apple e Google rilasciano nuove faccine.

E di recente è stato avviato l’esperimento di tradurre in emoji le poesie più note, come l’Infinito di Leopardi. In particolare, la lirica è stata tradotta in “emojitaliano”, la lingua delle faccine creata dai ricercatori Francesca Chiusaroli (Università di Macerata), Johanna Monti (Orientale di Napoli) e Federico Sangati (ricercatore indipendente).

Ogni anno viene, inoltre, aggiornata la classifica delle emoji più usate: da ormai molto tempo il primato appartiene alla “faccina” che piange dal ridere.

Le 10 emoji più usate al mondo - ALYFA.NET

Tiriamo le somme: pro e contro delle emoji

Le emoji sono intuitive, belle, simpatiche e divertenti e, insomma, rappresentano lo specchio della società digitale.

Ma come emerge da una ricerca condotta in Gran Bretagna, circa il 72% degli adolescenti trova più semplice utilizzare le emoji per esprimere i propri sentimenti al posto delle parole.

Le immagini potenziano la nostra creatività, è vero, ma da altra parte non stimolano la capacità comunicativa.

Dalla nascita della tv, dei telefoni cellulari e dalla diffusione e larga disponibilità di sistemi tecnologici la gente assimila sempre meno, preferendo video e volumetti illustrati a tomi pieni esclusivamente di parole. Si legge e si scrive sempre meno; alcune aree del cervello umano sono destinate ad atrofizzarsi, secondo gli esperti più pessimisti.

Inoltre, le emoji sono un linguaggio piuttosto ambiguo, caratterizzato da equivocità e doppia interpretazione; in più non è possibile esprimere contenuti complessi servendosi esclusivamente delle “faccine”.

Il futuro delle emoji è nelle mani della tecnologia e, soprattutto, nell’uso (e non nell’abuso) che noi utenti decidiamo di farne.

L'Infinito di Leopardi in emoji. "Abbiamo tradotto l'Io poetico" - la Repubblica-parte dell’Infinito di G. Leopardi

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: