Populismo, demagogia, democrazia diretta: questioni di oggi nate ad Atene

L‘odierno proliferare di partiti populisti ci permette di approfondire il significato di questo termine. Per scoprire cosa voglia dire e quando sia nata l’idea che c’è dietro, però, bisogna fare un balzo indietro di 2500 anni e tornare all’Atene classica.

DUE TERMINI DA CONOSCERE

Si sente sempre più spesso parlare di “poteri forti“, di “centri di potere”, di persone che, “altre” rispetto a noi, sono in grado di controllare il mondo nel quale viviamo. Alfieri di queste idee sono leader politici che si professano “vicini alla gente” e il cui obiettivo dichiarato è quello di riportare la sovranità al popolo.
In questo breve scritto cercherò di dimostrare come l’identificazione di un nemico interno sia una cosa
insita del sistema democratico, sin dalla sua nascita. Proseguendo, poi, si tenterà di comprendere perché tale procedimento finisca per far degenerare la democrazia, spingendola verso i pericoli del populismo, della demagogia e del peggiore di tutti: la democrazia diretta.
Siccome il nocciolo del discorso, quello che abbiamo appena condensato in due righe, è piuttosto “forte”, tutto ciò che ci si accinge a dire deve basarsi su fondamenta quanto più possibile scientifiche. È utile quindi partire dalla definizione di una parola che si sente piuttosto spesso: populismo.
Definito dall’ Oxford dictionary come:

Qualsiasi movimento politico diretto all’esaltazione demagogica delle qualità e capacità delle classi popolari.

Esaltazione demagogica”, perfetto. Ciò vuol dire che di definizione ne vada aggiunta un’altra, quella di demagogia, appunto, per la quale si intende, sempre dall’oxford dictionary:

Degenerazione della democrazia, per la quale al normale dibattito politico si sostituisce una propaganda esclusivamente lusingatrice delle aspirazioni economiche e sociali delle masse, allo scopo di mantenere o conquistare il potere.

Andando a mettere insieme le due cose si può quindi affermare che il leader populista, termine del quale sempre più politici si fregiano a mo’ di vanto, è un capo che, poggiando sul sostegno delle masse, lusingate attraverso promesse di ricchezza economica o sociale, tenta di ottenere il potere sottraendosi al normale gioco politico.
Messa così, nero su bianco, non sembrerebbe niente di positivo, eppure la demagogia ed il populismo hanno una storia antica, sono “degenerazioni” proprie della democrazia, nascono con lei e, forse, hanno avuto addirittura più successo della propria madre.
Perchè?
Per scoprirlo, come già annunciato, occorre tornare indietro, al momento in cui la democrazia, effettivamente viene al mondo, il VI secolo a.C.

 

PRENDIAMO LA MACCHINA DEL TEMPO

Solone, il padre della democrazia ateniese

Tento di farla il più breve possibile. Gli ateniesi, stanchi delle lotte tra fazioni chiamano Solone, il quale ridimensiona il peso dell’aristocrazia e garantisce maggior partecipazione del popolo alla vita politica, istituendo l’ecclesia, la grande assemblea nella quale tutti gli uomini liberi potevano prendere la parola. (Uomini liberi eh, sia ben chiaro, niente schiavi o semi-liberi e la cosa vuol dire, in un sistema come quello dell’Atene classica, che dal gioco politico rimaneva fuori una bella fetta della popolazione).
Comunque, morto Solone si va avanti tra alti e bassi per qualche anno, con i “popolari” a cui il sistema piace e gli aristocratici, che, giocoforza, vorrebbero tornare ai bei vecchi tempi.
Ora tirerò fuori una sequela di nomi strani che forse scaturiranno in qualcuno delle riminescenze scolastiche.
In un primo momento sembrano avere la meglio gli aristocratici: Pisistrato fa un colpo di stato e abolisce di fatto la democrazia. Dopo di lui al potere salgono i due figli: Ippia e Ipparco. Più Ippia che Ipparco a dire la verità, ma non importa. Armodio e Aristogitone, due giovanotti appartenenti al partito democratico ammazzano Ipparco e danno il là ad un nuovo colpo di stato.
La figura forte che esce fuori dal momento di caos è Clistene, il quale riforma le istituzioni democratiche e toglie quanto più potere possibile all’aristocrazia. Efialte, poi, riuscirà a spingersi ancora più avanti, facendo sì che l’areopago (l’unico organo ancora gestito dai nobili) perda tutte le sue funzioni di controllo.
Morto Efialte, a seguito di un nuovo momento di scompiglio, emergerà la figura di Pericle, il quale sarà il vero e proprio dominatore di Atene per una trentina d’anni.

 

IL PADRE DI TUTTI I DEMAGOGHI

Pericle, il primo grande populista

Ok, perché ho appena scritto tutto questo papier? Perché la figura di Pericle è fondamentale, è lui il padre di tutti i demagoghi, il primo vero leader populista.
Pericle governa ricercando scientemente l’appoggio degli strati più bassi della popolazione. Utilizza a proprio vantaggio l’istituto dell’ostracismo (quello che permetteva, una volta all’anno, di effettuare una votazione per esiliare qualcuno dalla città). Si guadagna poi il plauso del popolo costruendo monumenti e rivestendo di marmo Atene, è in questo periodo, ad esempio, che viene costruito il partenone.
Siccome una gestione del genere ha dei costi abbastanza importanti, Pericle si sforza di rendere Atene la capitale di un vero e proprio impero marittimo, assoggettando i vicini ed esigendo da loro un tributo. Quando i vicini non ci stanno e tentano di ribellarsi non c’è nessun problema, si fa la guerra, e si sa, un conflitto, se vinto, è sempre un buon modo per rinsaldare una leadership. (Vedasi Margareth Tatcher e la guerra nelle Falkland, così, per citare una cosa abbastanza recente).
Alla fine però Pericle esagera e spinge Atene verso la disfatta, forzando la mano agli spartani e scatenando la guerra del Peloponneso.
Curioso ed estremamente interessante, per ciò che concerne il nostro discorso, è il fatto che, in un momento di difficoltà come quello dei primi anni di guerra, nei quali la città di Atene si ritrovò a venire assediata e i contadini, protetti dalle mura, osservarono inermi il sacheggio della propria campagna, il prestigio di Pericle declinò velocemente. In modo talmente rapido che, nel suo ultimo anno di vita, non venne nemmeno rieletto stratego, carica che aveva ricopero per più di dieci anni consecutivamente.
Perchè questo fatto è interessante? Cioè, sembrerebbe abbastanza normale che una persona, seppur importante, nel momento in cui commette un errore veda perdere il proprio prestigio.
Beh, questo è sicuramente vero, ma è vero perché le masse sono, per loro natura, volubili. Cambiano idea molto velocemente e, come tanti san Pietro sono pronte a rinnegare, se la situazione muta, ciò che fino al giorno prima osannavano.
Ecco, un governo gestito da un’entità in grado di cambiare idea, in modo anche diametralemente opposto, e di farlo in tempi rapidissimi, non è una buona base su cui impostare un governo solido, la cosa è piuttosto evidente.

 

DEMOCRAZIE DIVERSE

 

È proprio per quanto abbiamo appena detto, a pensarci bene, che la democrazia, così come la intendiamo oggi, è ben diversa da quella di Pericle.
Quella che noi abbiamo in mente non è una democrazia diretta dove si vota in piazza per alzata di mano o con un sassolino colorato, la “nostra” è una democrazia rappresentativa. Il potere appartiene sì al popolo, ma tale popolo lo esercita mediante l’elezione di propri rappresentanti.
Fermiamoci un attim
o.
“Bisogna tornare alla democrazia diretta”, “Questo governo non è eletto dal popolo”, “bisogna far decidere i cittadini”. Queste frasi vi dicono qualcosa?
Bene, sono le frasi utilizzate da molti leader politici – quegli stessi leader politici che affermano fieramente di essere “populisti” – per far credere al popolo che i govvernanti non fanno i loro interessi, perché sono altro” rispetto alla gente comune e fanno parte di una élite.
Nell’Atene di Pericle l’élite contro la quale convogliare il risentimento del popolo erano gli aristocratici, oggi sono i banchieri, gli industriali, i “professori”
Sono cambiati i nomi, ma la sostanza no.
Si tratta sempre di polarizzare lo scontro, trasformando il semplice avversario in nemico, così da creare uno schieramento compatto nel quale è facile riconoscersi.
Ok, ma perchè i demagoghi riescono ad avere successo? Per quale motivo un sistema basato sulla ricerca di un nemico e su promesse spesso irrealizzabili riesce comunque ad avere una certa presa?

 

I PROBLEMI DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA

Jean-Jacques Rousseau, uno dei più ferrei propugnatori, in epoca moderna, della democrazia diretta

Il popolo non vuole essere schiavo in una città retta dal buongoverno, ma essere libero e comandare, del malgoverno non gliene importa nulla.

Ad esprimersi in questo modo è uno dei due interlocutori presenti in un breve dialogo scritto intorno al 400 a.C da un anonimo ateniese.
È evidente che il pamphlet non provenga certo da ambienti filo-democratici, ma è innegabile che alcune delle affermazione riportate siano interessanti. Il senso dello scritto è che gli ateniesi si sono scelti come forma di governo un sistema democratico al fine di poter raggiungere i propri scopi. In tale organizzazione, dove “tutti” potevano accedere alle cariche pubbliche, il partecipare alla vita politica poteva essere un ottima fonte di guadagno. Il protagonista del dialogo afferma infatti che la gente del popolo mira alle cariche dove si maneggiano più soldi, lasciando volentieri quelle che presuppongono delle reali capacità ai nobili (inteso nella particolare concezione greca di aristoi, non soltanto nobili di stirpe, quindi, ma migliori a livello morale).
Il quadro che viene dipinto è quello di un sistema in cui la “canaglia” è al potere e lo è per poter portare avanti i propri interessi, senza quindi essere, nemmeno in piccola parte, lungimirante
e di comprendere cosa sia realmente meglio per lei e per il popolo.
Quella che la persona media non sia in grado di sapere cosa sia meglio per lei ed abbia bisogno che ci sia, in qualche modo, qualcuno che le dic
a come comportarsi, è sicuramente una delle principali critiche mosse ai sostenitori del recente revanchismo della democrazia diretta.
E qua è arrivato finalmente quel momento in cui devo sbottonarmi del tutto e schierarmi da una parte.
Che io non sia un grosso amante dei populismi e dei demagoghi credo si sia capito
abbastanza bene. Sento però di dover aggiungere di più: sono fermamente convinto che la democrazia diretta sia assimilabile alla dittatura, una dittatura in cui la parte del leone è fatta non da una singola persona, bensì da uno stuolo automi, di persone non persone, rese tali dal proprio leader. La democrazia diretta è una tirannide mascherata e lo è perché no, le persone non sono in grado di sapere cosa sia meglio per loro. Sono volubili, manipolabili, facili allo scontro e alla violenza e, sicuramente, non sono buone per natura.
Quando
quell’antipaticissmo figuro che di nome si chiamava come una marca di sigarette e di cognome faceva Churchill affermava con ironia che:

la democrazia sia la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora.

Aveva sicuramente in mente la democrazia rappresentativa, con tutti i suoi difetti, certo, ma con la sua capacità di rappresentare tutti, anche le minoranze.
Nella democrazia diretta questo non accadrebbe più, nella migliore delle ipotesi si avrebbe una dittatura della maggioranza, nella peggiore e più probabile, invece, questa maggioranza sarebbe guidata da un uomo forte e la democrazia diretta non si trasformerebbe in altro che in una dittatura reale.
Ma non voglio concludere così, con quelli che possono sembrare gli strali di un vecchio conservatore odioso, con la cravatta sbiadita e la giacca che puzza di naftalina. Lasciamo invece che a parlare sia qualcun altro, sicuramente più sapiente di me.
Prendiamo quindi la nostra deLorean e torniamo indietro nel tempo
.

RIPRENDIAMO LA MACCHINA DEL TEMPO

Siamo di nuovo in Grecia, V secolo a.C, il tempo dei sapienti, il tempo dei filosofi, il pempo dei sette saggi.
Un giorno proprio i sette saggi vengono chiamati per scrivere una loro frase, una massima esistenziale, sul frontone del tempio di Apollo a Delfi.
Possiamo ricordare tra loro Chilone il quale scrisse gnosi sautòn, conosci te stesso. Oppure Solone, il grande legislatore ateniese e che abbiamo già citato, il quale lasciò il motto medèn àgan, niente di troppo.
Ad essere considerato il più saggio dei sette, però, non era né Chilone né Solone, era Biante. Biante di Priene.
Si dice che lui non volesse scrivere nulla, ma alla fine, incalzato dagli altri, incise
sul marmo del tempio queste parole: oi plestoi kakoi.
Oi plestoi kakoi, i più sono cattivi, la maggioranza delle persone è cattiva. Di più, la parola kakoi può essere intesa anche come “stupido, ignorante”. In tal caso la maggioranza non sarebbe cattiva, sarebbe proprio stupida.
A pensarci bene in questa frase ci sono tutti i limiti del sistema di governo democratico, soprattutto nell’accezione greca della parola, quella che noi definiremmo, come già detto, “democrazia diretta”.
Se fosse vissuto ai nostri giorni e in Italia, probabilmente Biante sarebbe stato un grande fan degli Zen Circus ed avrebbe cantato a squarciagola:

Ragazzi in cerchio e una chitarra suona,
la democrazia semplicemente non funziona.

Oi plestoi kakoi, in tre parole la democrazia diretta, quella che a tanti sembra la migliore, appena nata era già stata uccisa.

riproduzione della frase incisa da Biante di Priene, in questo caso la scritta recita “Oi plesto antropoi kakoi”, la maggioranza degli uomini è cattiva

BREVI NOTE FINALI

Più che in altri casi sento il dovere di chiarire alcune cose (sia per non rischiare di confondere le idee e sia per specificare quali fonti ho utilizzato)

-La parola “populista” non è greca, nasce in Russia alla fine dell’ottocento ed indica, in origine, un tentativo di avvicinarsi alle masse, istruendole e facondo loro comprendere come il sistema zarista fosse oppressivo nei loro confronti. La parola “demagogia”, invece, è di origine greca e, sin dall’inizio ha una connotazione negativa.

-Ho utilizzato spesso l’espressione “degenerazione della democrazia” e l’ho fatto perché nei testi antichi è pieno di elenchi che parlano delle principali forme di governo, lo fa Platone, lo fa Aristotele, lo fa Cicerone… e tutti identificano nella demagogia, nella dittatura del popolo, la degenerazione, appunto, del sistema democratico.

-Per saperne di più riguardo alla storia di Atene e a tutto quello che ho riassunto in poche righe vi invito ad ascoltare una meravigliosa lezione dello storico italiano più ferrato nell’agomento: Luciano Canfora.
Il video è lunghissimo, lo so, ma tranquilli, è diviso in puntate. https://www.youtube.com/watch?v=uCCI6eN_o14

-Vi è piaciuto Canfora e volete saperne di più sulla guerra del Peloponneso? Niente paura, vi viene in soccorso Sergio Valzania. https://www.youtube.com/watch?v=C1f2J9_p2LM

-Il dialogo dell’anonimo ateniese che ho citato nel testo è edito da Sellerio, con il titolo: “La democrazia come violenza” e contiene al suo interno anche un saggio molto ben fatto del solito Luciano Canfora.

-La storia di Biante di Priene è romanzata, nessuno dice che le cose siano andate esattamente come le ho raccontate io, il fatto che abbia voluto scrivere proprio oi plestoi kakoi, però, non è messo in dubbio da nessuno.

-Per quanto riguarda le citazioni dei sette saggi non ci sono certezze, qualcuno dice che a dire gnosi sautòn non sia stato Chilone, bensì Solone… Nel mio racconto però ho seguito quella che sembra la vulgata più attendibile.

 

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