Il femminismo secondo le popstar del momento, ma che non trova il consenso nemmeno della propria fanbase.

Cantanti che prima di approdare sul palco approdano in politica. L’endorsement che i politici cerano andando a bussare alle porte delle popstar del momento. Ma quando il corpo diventa il medium lanciare messaggi femministi diventa un problema, come scegliere per il rilancio della propria carriera un produttore accusato di violenza sessuale.
TAYLOR SWIFT COME LA BONINO?
Lottare contro il patriarcato è il compito che ogni femminista cerca di portare a termine. Sono passate alla storia gesta come quella di Emma Bonino, uno dei nomi più importanti del radicalismo liberale. Era giovanissima quando posò con la pompa della bicicletta simulando un aborto. All’epoca anche solo parlare di argomenti come questi poteva essere un problema. Di passi in avanti ne sono stati fatti tanti, eppure ancora oggi bisogna scendere in piazza lasciare che vengano riconosciuti (o tutelati) diritti fondamentali. Un tempo a farsi porta voci di queste battaglie erano le attiviste, poi diventate politiche a tempo pieno. Ora la staffetta è passata anche a chi attraverso la propria musica cerca di lanciare un messaggio sociale. Eppure di gaffequeste artiste ne hanno commesse tante: «Mi fare sentire potente come un uomo» aveva detto Taylor Swift per introdurre il brano The Man. Una citazione che non è stata compresa né dal Corriere tantomeno dagli utenti sul web. Oppure chi non ha mai apprezzato la strettissima collaborazione musicale (e in affari) tra Beyoncè e Jay – Z quando la cantante di Crazy in Love ha sempre utilizzato la musica per fare propaganda femminista. Infine, abbiamo Katy Perry che ha cercato di rilanciare la propria carriera con il suo ultimo album 143 che avrebbe dovuto essere un inno alle donne come tutti pensarono con il lancio del singolo WOMAN’S WORLD. Ma qualcosa è andato storto.

IL CORPO COME MEDIUM
L’abbiamo conosciuta nella sua Teenage Dream era, un mondo fatto di nuvole di zucchero filato e feste secondo lo stile di vita americano. D’altronde, molti vedono Katy Perry come la ‘ragazza della porta accanto’. Quindi, che cosa poteva fermare l’inarrestabile crescita dell’artista? Eppure i suoi dischi successivi non sono riusciti ad eguagliare, tantomeno a superare, l’album che l’ha consacrata nel mondo della musica pop. Anzi, album come Witness hanno portato l’artista a farsi ricoverare in una clinica a causa delle scarse vendite. Molti infatti accusarono la cantante di Firework di non saper andare oltre il suo corpo, proponendo musica poco originale. Eppure le potenzialità vocali ci sono tutte, ma l’opinione pubblica continua a ricordare la musicista per quei momenti dove il suo corpo ha fatto scalpore, tra copertine dove posa senza veli e reggiseni da cui fuoriesce panna montata. L’album 143 non piace: per molti la cantante non ha ancora detto addio alle sonorità che l’hanno resa celebre, facendo risultare il disco un contenitore di brani sentiti e risentiti. Il messaggio femminista, che ha accompagnato l’uscita del disco, sparisce quando si ascoltano le canzoni. Anzi, di femminista in questo album di inediti c’è ben poco. Il problema principale, però, resta il primo singolo estratto per il lancio dell’album.
UNA SCELTA DISCUSSA
La canzone WOMAN’S WORLD viene massacrata dalle critiche dei suoi stessi fan che accusano la popstar di aver scritto un brano così banale che sembrerebbe essere stato utilizzato ChatGPT. In molti, invece, hanno notato una forte somiglianze con la canzone Stupid Love della collega Lady Gaga. È persino partito un trend su TikTok dove gli utenti cambiano il brano non appena va in riproduzione. Il videoclip non restituisce dignità al pezzo, ma contribuisce ad affossarlo ulteriormente. Insomma, un vero e proprio flop. Ma a far storcere il naso a molti è stato il coinvolgimento di Dr. Luke nella realizzazione del pezzo. Il produttore in passato aveva collaborato con Katy Perry per la produzione dei suoi dischi che, a giudicare dai numeri, risultano essere i più venduti. Dopo il flop di Witness, la cantante aveva puntato tutto sul suo sesto disco Smile che ricevette un discreto successo, ma non abbastanza. Ecco che quindi il suo team avrebbe chiamato Dr. Luke per aiutare la cantante a riottennere il successo di un tempo. C’è un dettaglio che non è passato inosservato: Dr Luke è stato accusato dalla cantante Kesha di violenza sessuale. Una scelta azzardata quindi quella di arruolare il produttore per un disco dove si parla anche di emancipazione femminile. La Perry risponde:
“Parlo per esperienza personale. La verità è che ho scritto queste canzoni sulla base della mia esperienza di tutta la mia vita passata attraverso questa metamorfosi, e lui è stato una delle persone che ha contribuito a facilitare tutto questo.”
Insomma, una risposta poco esaustiva secondo molti. La strategia ‘rosa’ utilizzata per il suo comeback non sembra sia stata apprezzata. La copertina del disco riassume il tutto: il fisico della cantante avvolto da un grande cuore, quello che i critici non hanno avuto per lei.