“Piccoli Brividi”: ecco perché Hobbes potrebbe essere il regista della nuova serie

Non è poi così male avere paura. Capiamo come la paura può diventare un sentimento positivo con “Piccoli Brividi” e Thomas Hobbes.

La senti nello stomaco, ti gela fin dentro alle ossa, frasi sconnesse ti rimbombano nella testa, sudore freddo, pallore, nausea. Sintomi assolutamente riconducibili a una malattia da cui è affetto tutto il mondo animale: la paura. Chi non ha gridato al suo nome quando è stato chiamato l’ultimo numero della tombola? Chi non la sente non appena vede avvicinarsi la prozia già pronta a domandarti del fidanzatino, o, ancora peggio, quando la nonna ti mostra la quantità di portate che dovrai mangiare per forza al cenone? Insomma, la paura è un fenomeno quotidiano, che ci accompagna persino in periodi di gioia, quali le feste.

Il piacere di avere paura

Il terrore è un sentimento decisamente sgradevole considerati i suoi effetti collaterali. Se ne sono già enumerate prima le manifestazioni somatiche, ma tracce di esso si nascondono nei nostri pensieri ogni singolo istante. Ogni tanto, la paura ci penetra a tal punto che ci paralizza, ci congela, ci blocca. Noi, sue vittime inerti, gli facciamo da ancelle per tutto il tempo della nostra esistenza.

Eppure, questa emozione è una valida alleata: se non chiudessimo la porta di casa per paura di ladri e assassini, probabilmente saremmo già stati vittime di qualche anima in pena. La paura ci fa paura solo perché di lei abbiamo paura. Sì, decisamente complicato, ma lo si può rendere più chiaro: sappiamo già che essa ha degli effetti negativi sul nostro corpo e sulla nostra mente. Ma ci siamo mai interrogati sulle sue cause?

Esse sono, difatti, più che nobili. Abbiamo paura nell’amaro tentativo di esorcizzare qualcosa che potrebbe potenzialmente accadere. Così, lo prevediamo e lo evitiamo. La paura è la spia che si accende davanti a noi mentre guidiamo per segnalarci che la benzina sta per finire! Il terrore ci ricorda che dobbiamo morire e che la nostra vita è minacciata da fattori esterni ogni secondo. La paura stessa ci costringe, in questo modo, a correre ai ripari.

Insomma, ne siamo costantemente sopraffatti, ma essa ha una funzione positiva. Sarà proprio questa la ragione per cui guardiamo film horror, leggiamo storie del terrore e ascoltiamo podcast che raccontano le storie di serial killer? Perché la paura ha un suo fascino. Il titolo della una famosissima raccolta di racconti dell’errore, curata da Guido Armellini, Il piacere di avere paura ci ricorda perchè quando è Halloween attendiamo impazienti qualcuno che ci faccia uno scherzetto invece di offrirci un dolcetto: perché la paura ci terrorizza e ci attrae da sempre.

Una storia per bambini

Ed è sin da quando siamo bambini che amiamo farci spaventare. Attendiamo impazienti di scoprire che si cela dietro alle mani mentre esclama “Bubbu settete”, pur sapendo potrebbe avere un viso sconosciuto o poco dolce. Controlliamo se ci siano mostri sotto il letto o nell’armadio, ben consapevoli che prima o poi potremo trovarcene davanti uno. E poi leggiamo storie horror.

I racconti di Edgar Allan Poe, Il conte Dracula, storie di lupi mannari e chi più ne ha più ne metta. I più temerari si sono spinti, nella loro infanzia, persino a leggere Piccoli Brividi. La serie di libri per ragazzi, scritta la Robert Lawrence Stine, nasce nel 1992 e il successo che ottiene a livello internazionale prova l’importanza che questi libri hanno acquisito per generazioni di lettori. Tradotti in ben 32 lingue, essi sono stati venduti in tutto il mondo per un totale di oltre 40000 copie!

I bambini che la leggevano sono, però, oramai adulti (o quasi!) e rammentano i tempi in cui erano catturati da quei libri con una certa nostalgia. Al passato si guarda, però, con occhi meno tristi da quando la Disney ha girato una serie ispirata alle storie contenute nei libri e intitolata proprio Piccoli Brividi (titolo originale: Goosebump). Uscita il 13 ottobre 2023 negli Stati Uniti, ha riunito i vecchi fan sotto il segno delle storie di paura che amavano leggere da piccoli.

Ci troviamo a Port Lawrence, un calmo paesino in riva al mare. Un gruppo di cinque studenti liceali diventa vittima di forze soprannaturali da loro stessi evocate. Tra drammi adolescenziali e familiari, i protagonisti si ritrovano in un’estenuante lotta con l’assurdo e l’impossibile, fino a scoprire che i loro genitori sono stati, da adolescenti, gli assassini di un loro coetaneo, Harold Biddle, che ora rivendica il propria dignità dall’oltretomba. Il professore dei ragazzi, impossessato dal suo fantasma, non appena liberato si dedica alla stesura di una storia horror per ragazzi, per il cui finale rischierà la propria incolumità e quella delle persone attorno a sé. Una trama avventurosa e piena di colpi di scena, che vi farà tremare di paura!

Istinto di sopravvivenza

Il fatto che la paura, sebbene in sé stessa negativa, possa avere un valore positivo è preso in considerazione da moltissimi filosofi. Basti pensare al ruolo che questa emozione riveste nelle teorie di Epicuro o di Schopenhauer. Eppure, c’è qualcosa nella teoria di Thomas Hobbes sulla paura che risplende sulle altre e che la fa apparire convincente anche agli occhi di chi non è addetto ai lavori.

Nella sua opera più famosa, il Leviatano, Hobbes considera la paura una passione e la accosta alla speranza. Queste due, come fanali nella notte, tirano l’uomo fuori dallo stato di natura grazie all’intervento della ragione. Che cos’è lo stato di natura? Hobbes risponde che è una guerra di tutti contro tutti. Gli uomini sono, per il filosofo inglese, intrinsecamente malvagi, tanto che, allo stato originario ricercano il potere e la conquista e continuano a uccidersi l’un l’altro.

Al massacro e alla carneficina pone fine proprio la paura. Tutti gli uomini, infatti, sono terrorizzati dalla possibilità di venire uccisi nella maniera più cruda e franca. La paura, unita alla speranza che la loro vita non venga posta a termine, li porta a stabilire patti e convenzioni che mettano fine alla guerra indiscriminata e al profondo caos in cui l’umanità versa. Così nasce la società: dal timore di perdere la vita nello stato di natura.

La teoria di Hobbes ci prova che, in fondo, la paura è un sentimento negativo solamente quando ne siamo sopraffatti, ma ha avuto un ruolo importantissimo nella storia umana. Essa torna a farci compagnia sotto varie forme per manifestare il nostro istinto di autoconservazione. L’uomo è, d’altronde, secondo il nostro filosofo, un essere primariamente egoista e a far da guida per le sue azioni non è altro se non il tornaconto personale (in questo caso, addirittura, la propria sopravvivenza).

Insomma, la paura non dovrebbe poi tanto spaventarci adesso che ne abbiamo compreso fino in fondo le motivazioni. Ma se non ci fa più paura, a cosa dovrebbe servire la paura? Se questi ragionamenti smettessero di farci urlare dal terrore sarebbe davvero un dramma. Se si potessero spegnere tanto facilmente sentimenti così importanti per la nostra sopravvivenza, sarebbe sicuramente un problema, ma, talvolta, è proprio un bene che la ragione non intacchi i sentimenti!

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