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“Perfetti sconosciuti” mostra che tutto è relativo, Pirandello spiega perché

Il film “Perfetti sconosciuti” e il relativismo pirandelliano spiegano che, spesso, ciò che pensiamo di conoscere si rivela essere solo una delle facce della medaglia. 

 

Tutti indossiamo una maschera ma a volte dimentichiamo che anche chi sta attorno a noi indossa delle maschere e interpreta dei ruoli, così commettiamo il grande errore di credere che ciò che vediamo e viviamo sia la realtà. Dalla poetica pirandelliana al film “Perfetti sconosciuti”: ecco perché tutto è soggettivo e nulla è come pensiamo che sia.

Il relativismo pirandelliano…

Luigi Pirandello (1867 – 1936) è uno dei massimi scrittori italiani di tutti i tempi. Noto in tutto il mondo per la sua produzione letteraria e teatrale, svoltasi a cavallo tra Otto e Novecento, Pirandello ha elaborato alcune interessati teorie poetiche e filosofiche che sono, indubbiamente, ancora valide. Il saggio “L’Umorismo” (1908), i romanzi “Il fu Mattia Pascal” (1904) e “Uno, nessuno, centomila” (1925-26) sono tre scritti di Pirandello, legati da un filo rosso che porta il nome di poetica dell’umorismo. Alla base del relativismo pirandelliano vi è la constatazione di una profonda crisi dei valori, che inizia nell’Ottocento e si conferma nel Novecento; essa porta all’idea che i postulati oggettivi che pretendono di spiegare la realtà non sono più validi e dunque inizia a prevalere una concezione soggettivistica delle cose. Dal concetto di relativismo al concetto di umorismo il passo è breve per Pirandello: quest’ultimo concetto viene utilizzato per evidenziatore il contrasto che c’è sempre tra la forma e la vita, il personaggio e la persona.

…e l’uso delle maschere

Secondo Pirandello ognuno di noi, immerso nell’insensata macchina della società, segue norme e convenzioni sociali, dunque vive seguendo una forma e indossando una maschera. L’uso delle maschere rende le persone dei personaggi che recitano dei ruoli; le maschere non rappresentano chi siamo davvero ma costruiscono solo delle illusioni, che – a loro volta – concorrono a distruggere il concetto stesso di verità. L’idea che ogni persona ha del mondo non corrisponde né a quella che hanno gli altri, né a quella che il mondo ha di se stesso: tutto è relativo. La consapevolezza di questo meccanismo provoca l’umorismo, anche detto sentimento del contrario.

Scena del film “Perfetti sconosciuti” (fonte: wikipedia)

Una cena tra perfetti sconosciuti

Perfetti sconosciuti” è un film prodotto in Italia e uscito nel 2016, porta la firma di Paolo Genovese. La storia appare molto semplice: Eva e Rocco, marito e moglie, organizzano una cena a casa loro con alcuni amici, Cosimo e Bianca, Peppe, Lele e Carlotta. Per rendere la serata più divertente e per dimostrare che tra amici non vi sono segreti, Eva propone un gioco: mettere tutti i cellulari al centro della tavola e leggere ad alta voce davanti ai presenti tutti i messaggi ricevuti da ciascuno nel corso della cena. Quello che sembrava essere solo un gioco si rivela un esperimento sociale e il risultato è lo svelamento di alcuni segreti inconfessabili, riguardanti ognuno dei convitati. Si scopre, ad esempio, che Peppe – insegnante di educazione fisica con un matrimonio alle spalle – ha una relazione omosessuale con un certo Lucio. Rocco, marito di Eva, nasconde di sottoporsi ad analisi. Eva, dal canto suo, intrattiene una relazione segreta con Cosimo, amico di Rocco e marito di Bianca. In realtà, Cosimo non ha una relazione solo con Eva ma anche con Marika, un’altra donna, da cui scoprirà di aspettare un bambino. Anche Lele e Carlotta hanno dei segreti: afflitti da una crisi coniugale, entrambi si dilettano in esperienze extraconiugali, scambiandosi messaggi e foto provocatorie con altre persone.

Un finale inaspettato

Alla fine del film si scopre che il gioco non è stato davvero fatto a causa del rifiuto di Rocco di partecipare, così la cena si svolge come una normale cena tra amici, mentre ognuno si premura di tenere ben nascosti i propri segreti. Nessuno dei partecipanti scoprirà di essere tradito e nessuno verrà accusato di tradimento. Continueranno a chiacchierare di argomenti di ordinaria quotidianità, indossando la maschera che più gli conviene. Certo, guardando il film fino alla fine, scappa un sorriso: è l’umorismo, direbbe Pirandello, è il sentimento amaro della pietà.

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