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Phoebe e Ursula, scambi d’identità ed equivoci: Friends riprende la comicità di Plauto

Le due gemelle della sitcom americana rievocano alla perfezione uno degli espedienti comici più riusciti di uno dei maggiori commediografi latini. 

Quando si è davanti a due cose del tutto identiche è difficilissimo distinguerle, a meno che non venga in soccorso un particolare che le distingua. E in presenza di due persone (magari che, facendolo apposta, creano ancora più confusione) che si assomigliano tantissimo, le cose si complicano. Lo sanno bene i personaggi di Friends quando sono alle prese con le due gemelle Buffay, che tanto si assomigliano nell’aspetto ma sono molto diverse nel carattere. Ma lì per lì, chi le distingue? E quando gli altri personaggi le scambiano, che cosa siamo portati a fare noi spettatori, oltre a rivolgerci istintivamente ai nostri protagonisti preferiti facendogli osservare che stanno sbagliando? Semplice: ridiamo. E l’equivoco d’identità è una trovata efficace per farci divertire, garantisce Plauto. Uno che di commedie e risate, nell’antica Roma delle Guerre Puniche, se ne intendeva parecchio, come vedremo in questo articolo. Equivoci, scambi di persona, malintesi: è cambiato solo il contesto, non il modus operandi. A dimostrazione che le persone, a distanza di oltre duemila anni, ridono ancora per le stesse trovate.

Due gemelle piuttosto diverse

Per chi non avesse ancora visto Friends, questo articolo contiene spoiler di alcuni passaggi in realtà secondari, ma comunque divertenti. E dato che, tra le tante cose, Friends vuole anche e soprattutto far ridere, potrebbe non essere piacevole. Chi invece è già un fan sfegatato della serie, sa bene (senza che glielo dobbiamo dire noi) che il personaggio di Phoebe deve molto alla sorella Ursula, perché, pur essendo gemelle, la seconda è nata in realtà due anni prima. Com’è possibile? Ursula Buffay era un personaggio della serie americana Mad about you, andata in onda dal 1992, due anni esatti prima dell’episodio pilota di Friends. E il personaggio di Ursula (tale e quale a quello che troviamo in Friends) piacque tanto agli autori dell’altra comedy che lo riportarono identico nella loro serie, in un crossover che mostrava un personaggio in due appuntamenti televisivi diversi. E per creare ancora più confusione, una dei sei protagonisti di Friends è proprio Phoebe, la sorella gemella di Ursula, così tanto gemella che le due siamesi sono interpretate dalla stessa attrice, Lisa Kudrow, anche contemporaneamente sulla stessa scena.

Sono identiche nell’aspetto fisico, ma molto diverse nell’animo e nella mentalità: Phoebe è lunatica, stramba, a tratti ingenua, con una vena artistica singolare e delle credenze tutte sue (è vegetariana, ma in gravidanza mangia tranquillamente la carne. Odia le pellicce, ma sa che le starebbero bene); Ursula è egoista, menefreghista, spesso distratta, cinica e piuttosto insensibile, cosa questa che è ciò che la differenzia di più dalla gemella. Ad esempio Phoebe non accetta che la sorella spezzi il cuore al suo amico Joey, innamorato di lei, quando la gemella vuole porre fine alla loro storia senza neanche dirglielo. Ed è per questo che, nella puntata sedici della prima stagione, Phoebe si finge Ursula, va da Joey e cerca di parlargli per chiudere la relazione. Joey viene ingannato, ma poi riconosce da un particolare che sta parlando con la gemella sbagliata: da come bacia.

Phoebe Buffay, interpretata da Lisa Kudrow

Oppure Phoebe si dimostra generosa ed empatica quando si accorge che la sorella sta ingannando Eric, un bravissimo ragazzo a cui Ursula ha mentito spudoratamente sul suo conto. E Phoebe arriva a prendere il posto di Ursula e ad uscire con Eric, ma qualcosa va storto. Sì perché poi lui non riesce mai a distinguere le due sorelle e finisce per sbaglio a letto con Ursula, che si era magistralmente calata nei panni della gemella. E anche qui, risate assicurate, forse un po’ malinconiche, perché naturalmente lo spettatore tifa per Phoebe. Però è divertito, eccome se lo è.

L’aspetto fisico, si sa, inganna troppo bene. Come quando lo stalker di Ursula, Malcolm, per sbaglio pedina Phoebe nel terzo episodio della terza stagione. O come quando due individui (che sono tra i protagonisti di Mad of you, nella quale c’è Ursula come dicevamo) scambiano Phoebe per la sorella al Central Perk. Ursula appare molto poche volte nelle puntate di Friends, ma quando c’è combina dei guai. Soprattutto a Phoebe. Perché giocando con la somiglianza, Ursula prende in prestito (senza chiedere ovviamente) il nome della sorella e lo usa fintamente per la sua carriera artistica di attrice di film porno. E allora ecco per quale ragione quei ragazzi al Central Perk chiedono un autografo all’ignara Phoebe: quando lo si capisce, fa ridere parecchio. Salvo che poi, per fortuna, Ursula viene smascherata per via di un tatuaggio sulla caviglia. Altrimenti gli amici, soprattutto Joey, non l’avrebbero più vista come prima.

 

La “Commedia degli equivoci”

Dunque procediamo a ritroso. Siamo a cavallo tra il III e il II secolo a.C. e a Roma c’era un uomo che di mestiere faceva sbellicare dalle risate: si chiamava (il nome è controverso in un punto, ma lo riportiamo come da tradizione) Tito Maccio Plauto, di professione commediografo. Stiamo parlando decisamente di uno dei più fortunati autori di commedie del mondo antico, sia in vita sia dopo la morte e di lui ci sono giunti grossomodo 21.000 versi. Fu abile scrittore metrico e teatrale, capacissimo di appropriarsi e personalizzare i modelli comici greci trarre il e, soprattutto, con un singolare e straordinario talento nel trarre il massimo della comicità da ogni singola scena. Molte sono le sue personali trovate sceniche ricorrenti nelle commedie, ma ce n’è una di cui si può dire abbia creato il prototipo: la cosiddetta “Commedia degli equivoci“, basata sugli scambi di persona e sulle bizzarre situazioni che si vengono a creare in seguito a questi esilaranti imprevisti.

Stiamo parlando dei “Menecmi“, commedia di Plauto considerata il prototipo appunto di questo tipo di intelaiatura comica. Certo, Plauto inscenò anche una commedia dal titolo “Bacchides” nella quale due gemelle cortigiane facevano impazzire i rispettivi pretendenti in amore (peraltro entrambi con guai finanziari) scambiandosi anche di ruolo e di identità più volte. E dato che questa commedia, testimone un recente e fortunatissimo ritrovamento papiraceo, è ispirata ad un modello di Menandro, il “Dys exapatòn” (lett. “doppio inganno”), può sembrare che Plauto non si sia inventato niente. Ma prima di tutto un modello greco antecedente ai Menecmi non è ancora stato ritrovato, sempre che esista; in più quest’ultima commedia plautina ha qualche caratteristica aggiuntiva rispetto allo scambio delle Bacchidi: i due gemelli, Menecmi, non si conoscono perché separati fin da piccoli e agiscono inconsapevolmente nei loro equivoci. Si scambiano senza saperlo. Come vedremo dopo, questo dà un ulteriore tocco di comicità alla vicenda, una specie di piccolo ma pesante upgrade alla già esilarante vicenda delle Bacchidi.

La vicenda dei Menecmi avviene ad Epidamno (odierna Durazzo) dove Menecmo II, così chiamato per distinguerlo dall’omonimo gemello, è giunto dopo anni di peregrinazioni alla ricerca del fratello, Menecmo I. I due, separati alla nascita, non si sono mai visti, e infatti la scena prende corpo quando finalmente Menecmo II arriva nella città dove vive Menecmo I, anche se lo scoprirà solo alla fine. Essendo identici di aspetto e possedendo lo stesso nome, presto la gente del luogo comincia a scambiare Menecmo II (il cui vero nome in origine era Sosicle, poi però il nonno ha deciso di cambiare in peggio le cose) per il fratello, soprattutto i personaggi più direttamente legati a Menecmo I: l’amante cortigiana Erozia (nome parlante) e la sua schiava, il parassita Spazzola (che spazza via i banchetti), la moglie tradita e il suocero. Tutti, dall’inizio alla fine della commedia, rimangono ingannati dall’incredibile somiglianza e nessuno dei due Menecmi è in grado di capire davvero cosa gli stia accadendo intorno. Soprattutto Menecmo I non si capacita di alcune reazioni avute dalle persone a lui vicine quando sono in sua presenza. Gli parlano di frsasi che lui avrebbe detto o di fattacci che avrebbe fatto e lui rimane fermo e disorientato: “Ma chi io?”. Allora nega tutto e si arrabbia, la situazione degenera sempre di più finché Messanione, il servo fedele di Menecmo II, non capisce tutto e fa in modo che i due fratelli si riconoscano (meccanismo dell’agnizione) e ci sia un lieto fine. La trama è semplice, in fin dei conti, perché è un continuo susseguirsi di trovate sceniche articolate ad hoc per far avvenire un equivoco e scambiare le identità dei due gemelli. Gli scambi di persona la fanno da padroni: sono ben sette le occasioni diverse in cui avviene la confusione tra l’uno e l’altro fratello e i cinque atti sono pieni di azioni e reazioni a questi equivoci. Infondo è come ritrovarsi di fronte prima Ursula e poi Phoebe Buffay, con la differenza che nessuna delle due, in questo caso, sarebbe a conoscenza della presenza dell’altra. Immaginate Joey mentre cercherebbe di capire l’accaduto…

Eric insieme a Ursula (accanto a lui) che parla con Phoebe nel famoso episodio della festa di Halloween a casa di Monica

E il pubblico ride

Sostanzialmente abbiamo capito: quando una persona viene scambiata per un’altra fa ridere, perché innesca una spirale di comportamenti erronei che, una volta scoperto l’accaduto, diventano imbarazzanti. Ma se la comicità delle Bacchidi sta in questo continuo equivoco appositamente architettato, il pezzo di bravura che rende originali e unici i Menecmi è l’aggiunta dell’inconsapevolezza. Le due Bacchidi sanno di scambiarsi i ruoli, perciò l’effetto comico c’è solo nei confronti dei due innamorati ignari e delle loro azioni che appaiono ingenue. Il pubblico con le gemelle si diverte solo nel vedere come esse si prendono gioco dei due amanti, dunque la loro portata comica è, in un certo senso, limitata. Mentre nei Menecmi nessuno, letteralmente nessuno, sa cosa stia succedendo: è una confusione totale di ruoli e di identità che sembra non poter essere sbrogliata, sembra essere fuori controllo. Ma c’è qualcuno che sa come vanno le cose, c’è qualcuno che può tenere le redini e conosce tutto, più degli attori: è lo spettatore, che riesce a divertirsi vedendo i personaggi agire in modi goffi ed erronei solo perché non ne sanno quanto lui. Il pubblico ride degli errori, il pubblico ride per uno scambio che a lui appare chiaro ma che agli attori sfugge, i quali allora sfoggiano la loro comicità proprio e deve godersi il lento svelarsi dell’equivoco, quando proverà un senso piacevole di realizzazione a sapere che finisce tutto bene. Ma nel frattempo si è anche divertito.

E naturalmente anche Friends gioca sull’inconsapevolezza dei personaggi a tutto vantaggio dello spettatore. Un esempio lampante? Tutta quella sequenza del “Non sanno che noi sappiamo che loro sanno che noi sappiamo” della quinta stagione, dove tra segreti rivelati e stratagemmi buffi i protagonisti cercano di smascherare una relazione ancora clandestina (che per motivi di spoiler non riveliamo esplicitamente, ma sappiamo che chi ha visto Friends sta già sorridendo immaginandosi la scena). A onor del vero, un protagonista che sa bene cosa sta accadendo c’è ed è Joey, ma lui ha una comicità tutta sua e in questa scena risulta molto funzionale perché a tratti il portatore dell’equivoco è proprio lui. Comunque sia, Friends usa ancora degli schemi comici e narrativi intramontabili, inscenati e testati con successo già in tempi antichi, con aspettative, gusti e mentalità degli spettatori diverse (ma evidentemente non troppo) da quelle degli anni Novanta e dei primi anni Duemila. E la così efficace trovata dell’equivoco creato dalla somiglianza tra due gemelli viene fortemente ripresa con le sorelle Buffay, in modo da creare effetti di grande comicità pur trattandosi di digressioni secondarie. Ursula, Phoebe e il loro rapporto (potremmo davvero chiamarlo “a specchio”, anche per via dei caratteri opposti) non caratterizzano la storyline principale come invece era per le Bacchidi o i Menecmi, ma è pur sempre molto divertente in episodi come quello di Eric o del video porno vampiresco. In più, la particolarità degli equivoci tra Phoebe ed Ursula è che alternano momenti in cui sanno di scambiarsi di posto, magari l’una fingendosi l’altra, a momenti in cui ne sono ignare, soprattutto quando sono gli altri a non riconoscerle. E questa accidentalità intervallata dalla consapevolezza è un’arma vincente. Lo spettatore capisce chiaramente che è Phoebe a “lasciare” Joey al posto della sorella, perciò si diverte ancora di più a vedere lei che cerca di comportarsi come Ursula e, allo stesso tempo, Joey che non capisce e le scambia. Anzi, lo spettatore ride in una scena che, senza travestimento, probabilmente nemmeno avrebbe fatto ridere. Ma lo spettatore ride anche in occasione della confusione di Eric che impazzisce cercando di distinguere le due gemelle con cui flirta.

A questo punto, se un romano del III secolo a.C. vedesse le due gemelle Buffay alternarsi e confondersi sullo schermo, riderebbe di gusto? Tanto quanto noi rideremmo assistendo ad una trovata scenica di Plauto. Perché ovviamente ci sono di mezzo le questioni di lingua, di cultura e di mentalità, di aspettative nell’intrattenimento, ma, come avete potuto capire, sotto sotto non siamo mai cambiati del tutto.

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