Oggi un poliglotta (cioè qualcuno capace di parlare più lingue differenti) è considerato una persona di grande cultura. Recenti studi hanno però dimostrato che, per esserlo, non occorre per forza una laurea in lingue. Pensate, infatti, che le piante sono in grado di parlarne molteplici sin dalla nascita o, come sarebbe meglio dire, sin dalla germinazione del seme.

Com’è possibile che le piante parlino?

In molti si chiederanno: come è possibile che le piante parlino senza neanche avere una bocca? Ebbene, vi ricordo che esistono diversi tipi di linguaggio: quello visivo, quello verbale, quello olfattivo, … Per tanto, la parola che utilizziamo noi esseri umani è solo uno dei tanti modi che ci sono per comunicare sensazioni, emozioni, sentimenti e informazioni. Affermare dunque che gli organismi vegetali parlano lingue diverse è come dire che essi possono interagire e comunicare in modi differenti con ciò che li circonda.

 

Rapporto tra genitori e figli

Nel sottosuolo di una foresta le piante sono solite rilasciare un gran numero di sostanze chimiche. Questo accade quando una di loro necessita, ad esempio, di una maggiore quantità di carbonio presente in eccesso all’interno di un’altra pianta. Ma come è possibile tutto ciò? La dottoressa Susanne Simard, ecologa forestale dell’Università della British Columbia (Canada), ha scoperto che le radici sono collegate da una fittissima rete fungina chiamata micelio. Tuttavia, questa specie di “Internet vegetale” pur connettendo tra loro le diverse piante, non garantisce un trasferimento omogeneo delle sostanze chimiche. Ogni così detto “albero madre” tende infatti a inviare nutrienti soprattutto alle sue “piante figlie” distinguendo i germogli nati dai propri semi rispetto a quelli nati dai semi delle piante circostanti. Come gli alberi madre distinguano la prole è ancora un mistero. Fatto sta che tendono persino a diradare le proprie radici per favorire la crescita di quelle delle figlie.

Micelio osservato al microscopio

Parole al vento? No, segnali chimici volatili

Un altro modo che le piante hanno per comunicare attraverso segnali chimici è quello di liberare nell’aria degli ormoni. Ciò accade soprattutto quando una di loro è attaccata da dei parassiti (sia insetti che funghi): ricevuto il segnale (che, di solito, è una soluzione volatile di etilene) le piante vicine provvedono immediatamente all’incremento delle proprie difese immunitarie.

Impulsi elettromagnetici per guardarsi le spalle

Come nel cervello umano, all’interno delle radici, è stata misurata una debole corrente elettrica generata, in questo caso, dal passaggio di ioni H⁺. Il movimento delle cariche genera dunque una a quasi impercettibile radiazione elettromagnetica che permette alle piante di individuare degli “ostacoli” come rocce o altre radici. Quando però una pianta capta la radiazione proveniente da un’altra le due sembrano interagire tra di loro. La crescita del fogliame e delle radici può avvenire infatti in maniera tale da non ostacolare quella dell’altra pianta o, viceversa, l’una fa di tutto per impadronirsi dello spazio occupato dall’altra e dei nutrienti presenti in esso.

Anche le piante possiedono un senso dell’udito

Secondo un recente studio guidato da Monica Gagliano, ecologa evoluzionista della University of Western Australia, le piante sarebbero in grado di emettere e interpretare deboli segnali acustici provenienti dalle loro vicine. Ciò permetterebbe loro di distinguere le diverse specie vegetali presenti nelle vicinanze adattandosi qualora una di loro dovesse risultare dannosa. L’esperimento principale sul quale si basano gli studi della Gagliano ha coinvolto una pianta di basilico e una di peperoncino. Essendo la prima un ottimo inibitore della crescita di “erbacce” e parassiti, lo sviluppo del peperoncino è stato più rapido. Tuttavia, per assicurarsi che ciò non fosse dovuto solo ad agenti chimici presenti nell’aria o a onde elettromagnetiche emesse dal basilico, la pianta di peperoncino è stata isolata con dei fogli di plastica scuri. Sorprendentemente ciò non ha prodotto alcuna variazione nel suo sviluppo che è continuato senza alcun tipo di rallentamento. A confermare la validità dell’esperimento è stata anche la precedente scoperta riguardo l’influenza che la musica ha sulle piante. Questa ultime sembrano infatti essere degli ottimi intenditori e apprezzano molto le note di Mozart e Beethoven.

Le piante comunicano volontariamente?

Purtroppo non è ancora del tutto chiaro se alle spalle di questi metodi di comunicazione ci sia una volontà effettiva da parte della pianta e se essi siano universali, cioè comuni a tutto il mondo vegetale. Suoni, radiazioni e segnali chimici potrebbero essere anche il semplice risultato delle reazioni chimiche che avvengono a livello cellulare. Nonostante ciò gli studiosi sono fermamente convinti che tra non molto avremo una risposta. Non ci resta altro da fare che attendere gli sviluppi di questa affascinante ricerca.

Andrea Grillo

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