Perchè il fascismo ha monopolizzato il dibatto pubblico contemporaneo? Strategia o realtà?

Il dibattito pubblico è stato monopolizzato dal tema fascismo/antifascismo. Contrapposizione che ha messo in luce le fazioni politiche extraparlamentari soprattutto di destra, ma ha messo in rilievo anche una parte dell’estrema sinistra grazie alla promozione social del vice premier Matteo Salvini, perennemente in lotta contro i centri sociali, che sono uno degli obiettivi da sconfiggere, ricorrenti spesso nella propaganda del ministro Salvini.

La polemica condotta contro il ritorno del fascismo, dove ritroviamo Matteo Salvini agire sotto mentite spoglie da capo della lega ma che in realtà sarebbe il Duce del XXI secolo è una polemica altamente sterile e priva di ogni concretezza politica reale. L’unica concezione significativa sembra che sia quella che interpreta tutto ciò come un affare, per tutta la classe politica, cavalcare questa tematica contrappositoria. Fare fronte a questa tematica per riuscire a non incappare in temi che seriamente rischierebbero in un certo senso di fare in modo di ottenere dei reali risultati politici da parte della società e dei cittadini e non solo di dare all’elitè politica ed economica la fetta di ricchezza che da sempre incassano sia a carte scoperte occupando le poltrone delle istituzioni sia a carte coperte giocando nel settore degli affari statali e privati come attori privilegiati in quanto detentori di una carica che può essere utilizzata come garanzia per un ritorno economico. Insomma sembra un argomento “fuffa” che cerca di nascondere i veri problemi del paese, come la corruzione, l’evasione e la lotta alla mafia.

Ma questo non stupisce più di tanto, la politica dopo tangentopoli e la fine della prima repubblica non ha mai goduto di una visione positiva da parte del popolo. Non è un caso che dal 1948 ad oggi è in perenne discesa l’affluenza alle elezioni nazionali, soprattutto al sud italia che mantiene il primato. Le schede nulle, quelle consegnate in bianco e la non partecipazione in costante aumento, dovrebbe essere un segnale per la classe politica che sembra anzi non percepire il problema, è di fatto un segnale di allontanamento tra i cittadini e le istituzioni.

Perchè l’Italia diventò fascista

I richiami di un ritorno al fascismo sono fondati su delle basi storicamente non esistenti. Tanti sono i fattori che mancano ma principalmente mancano tutti quelli che la grande guerra portò nelle società europee. La tragedia della grande guerra ricopre il ruolo di causa portante della maggior parte dei motivi che portarono l’Italia al ventennio nero. L’economia post-bellica era sconvolta,serviva tempo per riconvertire l’economia da bellica a industriale. Il mito della vittoria mutilata cavalcato da D’Annunzio ha influito molto sulla percezione psicologica sociale del paese di ciò che realmente fu la guerra. La mancanza di una stabilità politica. Il biennio rosso dove il motto “Fare come in Russia “dilagava in tutte le piazze, quindi anche l’influenza della rivoluzione bolscevica sulle masse proletarie. La paura della classe industriale, i cosi detti detentori dei mezzi di produzione, cioè la borghesia liberal-capitalista cercò di fatto di sfruttare il fenomeno capeggiato da Benito Mussolini per reprimere ogni possibilità di una rivoluzione socialista facendosi reprimere essa stessa. Il fascismo italiano è frutto della guerra e delle sue conseguenze.

Il fascismo oggi

 

L’obiettivo dei vari gruppi di estrema destra non è altro che quello di essere messi al centro dei media per riuscire a ottenere il più possibile visione. La bufera sul libro, pubblicato dalla casa editrice vicina ai gruppi neofascisti, su Matteo Salvini è stata una grande strategia di marketing che ha portato una notevole visione a un editore sconosciuto. I fascisti di oggi frequentano le curve, giocano a “ cinghiamattanza “(cercate su youtube se non lo conoscete) durante i concerti dei loro gruppi e divulgano odio sui social network, non bisogna elevarli al centro del dibattito, si rischia di fare solo il loro gioco. Il leader della lega è un politicante d’esperienza ormai, ogni sua scelta e ogni sua parola sono frutto di un lavoro grande che lo vede solo come immagine del progetto e questo progetto non è altro che politico. Anche Silvio Berlusconi dinanzi alla caduta della prima repubblica sembrava aprisse una nuova strada alla politica italiana, ma anche lui si rivelò un politicante puro, anzi in un certo senso fece anche peggio di chi lo precedette.

 

Nikola Hristov

 

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.