Nel ventre della balena: le peripezie di Luciano di Samosata e Pinocchio

Fantasia, avventure al limite dell’inverosimile e tanti incontri con curiosi personaggi. Sono queste alcune delle tante peculiarità che accomunano due delle opere letterarie più belle di sempre: “La storia vera” di Luciano di Samosata e “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi. A legarle maggiormente, in particolare, è l’episodio della balena che, in entrambi i casi, “mangia” i protagonisti del racconto.

Le avventure di Pinocchio

Per intere generazioni, questo simpatico burattino ha affascinato tutti coloro che si sono lasciati trasportare dalle sue vicende. La storia di Pinocchio è scandita da tutte le sue marachelle, che lo indirizzano verso le disavventure più disparate, per poi essere ricondotto sulla buona strada dal Grillo Parlante, dalla Fata Turchina e da Mastro Geppetto, il padre. Tra queste, indimenticabile è quella all’interno del ventre della balena o, secondo alcuni, del pescecane.

Nel ventre della balena

All’interno di tale creatura marina, dunque, si trovava già Geppetto, capitato lì dentro mentre era alla ricerca del figlio. Pinocchio, reduce dal grottesco soggiorno nel Paese dei Balocchi, fugge a nuoto e viene mangiato anche lui dal mostro. La balena è descritta con grande minuzia dal Tonno, primo personaggio che incontra prima di ritrovare il padre. Si legge, infatti, che fosse più lunga di un chilometro, senza contare la coda. Dopo poco, però, padre e figlio si ritrovano e Geppetto racconta come è riuscito a sopravvivere per due anni. Doveva ringraziare il carico di un bastimento mercantile, finito anch’esso all’interno dell’animale insieme a lui, durante la tempesta in cui si era imbattuto. Fortunatamente, Pinocchio e il falegname Geppetto riescono ad uscire dalla balena per via dell’ asma del mammifero. Tale patologia, lo costringeva a dormire a bocca aperta e così i due sfruttano l’occasione per scappare.

“La Storia Vera” di Luciano

Di un episodio simile a quello di Collodi ne racconta pure Luciano. Nella sua opera, infatti, di cui è anche protagonista, insieme ai suoi compagni si vuole spingere oltre le colonne d’Ercole per scoprire l’ignoto. Tra le tante avventure, finiscono nella pancia di una balena. Qui incontrano un vecchio e un ragazzo che ormai ci vivono da ben ventisette anni e che si sono costruiti una casa, abituandosi a soggiornare in quel luogo diventato per loro ospitale e, all’interno di cui,  si comportano come se fossero in un paese vero e proprio. Anche qui viene descritta l’ampiezza della pancia della balena, tale che avrebbe potuto ospitare una città di ben 10.000 abitanti. Inoltre, anche loro, come nel caso del bastimento “salvifico” per Geppetto, sono impiegati nell’ambito mercantile e aiutano i malcapitati Luciano e i compagni. Interessante è la fine.  I protagonisti riescono a salvarsi uscendo dalla bocca, aperta con dei pali, dopo aver appiccato un incendio.

Interessante è notare, dunque, come la bocca diventa uno strumento con una duplice funzione: porta che conduce al pericolo e alla reclusione e via di fuga. Sembra quasi un’operazione circolare, eppure è proprio lì, nella medesima situazione, che iniziano e terminano la prigionia e la libertà.

Elisabetta Di Terlizzi 

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