Il peso del coraggio: dalla canzone della Mannoia alle eroine tragiche

Si fa finta di niente, lo facciamo da sempre, ci si dimentica che ognuno ha la sua parte in questa grande scena, ognuno i suoi diritti, ognuno la sua schiena per sopportare il peso di ogni scelta, il peso di ogni passo, il peso del coraggio.

Così si apre la nuova canzone di Fiorella Mannoia, intitolata “Il peso del coraggio”. E già a 30 secondi dall’inizio, le sue parole si fanno più profonde che mai. In un mondo in cui ci si ferma in superficie, in cui ogni giorno si resta indifferenti di fronte alle notizie del telegiornale, in cui chi vuole cambiare le cose si sente rispondere “lo facciamo da sempre” e in cui i diritti vengono calpestati come foglie, ecco che le parole di questa canzone assumono un significato particolare. E sembra quasi di vedere in controluce la lezione di altre donne, che, come lei, si sono fatte paladine del coraggio in un modo tutto tragico: Antigone, Medea e infine Clitemnestra.

Così all’inizio della canzone sembra che a parlare sia Antigone: colei che fece del coraggio la sua arma in un mondo in cui da donna dovevi stare al tuo posto, attenerti alle regole e stare zitta. Proprio come le consiglia di fare la sorella Ismene che non osa contrastare un potere che viene dall’alto, sfidare la legge.

Stiamo ancora zitti che così ci preferiscono, tutti zitti come cani che obbediscono.

Ma come poteva lei tacere di fronte alla morte dei suoi fratelli? E soprattutto di fronte alla decisione, presa dallo zio Creonte, governatore della città, di seppellire solo uno dei due e lasciare l’altro in pasto ai cani? Che assurda legge era?! Per Antigone esisteva una sola legge ed era quella del cuore. Il suo coraggio le è costato la vita, ma ha lottato per avere riconosciuti i suoi diritti di sorella, di donna e di essere umano. Sapeva benissimo che ” non esiste azione senza conseguenza ” e che quindi probabilmente l’avrebbero uccisa, ma non è forse anche questo il peso del coraggio di cui parla la Mannoia nella sua canzone?

È proprio nella tragedia che il peso della scelta, del coraggio, emergono con tutta la loro forza. Eroine tragiche come Medea, Fedra, Clitemnestra ed Elettra dimostrano con il loro esempio che a volte il coraggio può portare ad azioni estreme senza via di ritorno, provocate per lo più da vendetta. E così Medea, nei confronti del marito Giasone, che l’ha abbandonata e intende sposarsi con un’altra donna, medita una tremenda vendetta. Alla sua futura sposa manda un dono nuziale intriso di veleno, a lui fa il dono peggiore di tutti: uccide i suoi figli, privandolo per sempre di eredi. La cieca vendetta che non conosce pietà, infatti, l’ha trasformata da madre in carnefice.Quando arrivi ad uccidere i tuoi stessi figli, come puoi non sentire su di te il peso del tuo gesto?

E ho capito (…) che non esiste azione senza conseguenza.

Chi ha torto e chi ha ragione quando un bambino muore?

È questa la domanda che Clitemnestra vorrebbe fare al marito Agamennone da circa 10 anni. Da quando, in partenza per la guerra di Troia, non si è opposto al sacrificio voluto dagli dèi e ha ucciso senza pietà la loro figlia Ifigenia. Ormai però poco le importa della risposta. Ciò che desidera di più è vendicarsi, ma sopratutto rivendicare il suo ruolo. Cambiare le regole. Perché è proprio vero che:

Siamo il confine della nostra libertà, siamo noi l’umanità, siamo il diritto di cambiare tutto e di ricominciare.

Eleonora Raso

 

 

 

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