Perché il fantasy ha tanto successo: Vico e il rapporto magico col mondo

Il primo rapporto dell’uomo col mondo, secondo Vico, è di tipo fantastico: e infatti il modo migliore per coglierne l’essenza è da sempre l’immaginazione.

Il filosofo italiano Gianbattista Vico (1668-1744)

Nella Scienza nuova, quando descrive le varie forme di linguaggio, Vico sottolinea la dimensione favolistica e ontologica della lingua primordiale. Secondo il filosofo i primi uomini erano sostanzialmente poeti, capaci di elaborare una forma di linguaggio che permettesse di entrare in contatto con la dimensione fantastica del mondo in modo del tutto originale. Il primo significato che cogliamo nelle cose sarebbe perciò di tipo intuitivo: la magia, i miti e le favole sono il primo modo con cui veniamo a contatto con l’esterno, sia a livello storico che umano. Un tema che si può dibattere ampiamente, oggi che il genere fantasy ha tanto successo. Ma cosa ci dà la magia, in letteratura, in più rispetto alla sua mancanza?

La letteratura magica

La letteratura magica conosce diverse declinazioni: nell’età contemporanea le principali correnti sembrano essere il fantasy, il fantascientifico e il realismo magico. Nella distinzione tra i vari generi letterari, Todorov definiva il fantastico come quel genere spurio che sempre si muove tra il meraviglioso e il perturbante, privo quindi di una sua totale autonomia. A mettere in discussione questa definizione è intervenuto il grande scrittore argentino Jorge L. Borges, maestro del genere fantastico e per certi versi anticipatore del fantasy. Tra tutti i generi letterari, il fantasy è certamente quello che può vantare un legame più profondo con la letteratura mitica, le fiabe e le favole. Nato nella metà del XIX secolo, conta inizialmente nomi come Morris, Kipling e Haggard, solo per citarne alcuni; ma esplode principalmente negli anni Quaranta in Inghilterra grazie ai due amici e colleghi all’Università di Oxford. Stiamo parlando di Tolkien, autore de Il signore degli anelli, e C. S. Lewis, de Le cronache di Narnia. Da allora il fantasy ha conosciuto un enorme successo, trovando grande popolarità soprattutto negli anni ’90 con gli Harry Potter di J. K. Rowling. Ben diversi sono i contenuti del romanzo fantascientifico, che invece si riferisce a fatti scientificamente possibili anche se non ancora verificati. Esteso anche tra cinema e mass media, grazie agli sviluppi degli effetti speciali, la fantascienza conosce vari sottogeneri, tra cui il cyberpunk, la space opera o il post apocalittico. Tutta un’altra storia quella del realismo magico, che vanta autori straordinari come Calvino, Buzzati o Bontempelli, per rimanere in Italia, e importantissimi scrittori sudamericani come Gabriel Garcìa Màrquez, Luìs Sepulveda, Isabel Allende, Jorge Borges e molti altri. Anche se viene identificato come un genere specificatamente novecentesco, per gli straordinari sviluppi che ha conosciuto in quegli anni nella letteratura sudamericana, si possono indicare sotto questo genere anche romanzi di epoche diverse, come alcuni testi di Kafka o Bulgakov.

Harry Potter, Ron Weasley ed Hermione Granger, protagonisti della saga di J. K. Rowling

La prospettiva di Vico

L’importanza dei miti e delle favole, per un classicista come Vico, sta nel loro aver rappresentato il primissimo contatto dell’uomo con il mondo fin dall’antichità. Opponendosi a Cartesio, Vico sostiene che non sia affatto un ragionamento analitico il primo mezzo con cui l’uomo entra in rapporto col mondo. L’essere umano al contrario nasce come poeta, come inventore di miti e metafore, che gli permettono di spiegare un mondo che razionalmente non sarebbe ancora capace di spiegare. Anche un prodotto della fantasia reca con sé un fondo di verità, e come nel caso degli antichi va compreso alla luce di una certa cultura e di un certo contesto sociale. Il modo più semplice per conoscere il mondo, quello che ci arriva in maniera più immediata, è un qualcosa che basta intuire, e che intuiamo non quando c’è il peso di un grosso ragionamento dietro ma piuttosto attraverso la semplicità di una poesia, di un mito o di una favola. L’immaginazione ci da una potenzialità più ampia nella nostra relazione col mondo, ed è grazie ad essa che ne cogliamo un primo significato più diretto. Non quindi una conoscenza analitica, ma piuttosto una conoscenza altra, più vicina forse all’attività simbolica e artistica. L’uomo è innanzitutto poeta: e la poesia <<alle cose insensate dà senso e passione>> (cfr. La scienza nuova).

Il valore del magico

In tempi come quelli attuali, in cui ci è permesso accedere ad ogni cosa, la necessità di magia si fa forse ancora più forte. Razionalmente arriviamo a conoscere molte cose, ma questo non ci basta, e desideriamo qualcosa ancora di più. La magia rappresenta allora un forma di evasione, un modo per uscire dagli schemi e per accedere ad una realtà diversa, proprio perché abbiamo già la possibilità di accedere ad essa in tutta la sua oggettività. Immaginare che in questo mondo ci sia qualcosa di più profondo, oltre a quel che la scienza ci può già razionalmente spiegare, ci da un certo conforto, e ci fa stare bene. Rifugiarsi nel fantasy è anche rifugiarsi in un mondo dove nulla è scontato, dove si può sempre avere qualcosa di più e provare qualcosa di più, dove possiamo ancora sorprenderci. Anche se, come diceva Silente ad Harry Potter: <<non serve a niente rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere>>.

Noemi Eva Maria Filoni

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