Perché il cappellaio è matto? La chimica dietro al celebre personaggio di Lewis Carroll

La fervida immaginazione di Carroll non è servita per il cappellaio matto, i cui stravaganti comportamenti sono i sintomi di un avvelenamento da mercurio

 

“Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” è uno dei libri più famosi della letteratura per bambini, la cui storia, fitta di eventi ed incontri a dir poco bizzarri, è divenuta un punto di riferimento dei generi nonsense e fantasy. Nonostante ciò tra le righe si possono trovare contenuti molto più razionali, tra i quali spicca anche la critica alla società del tempo.

 

Alice e il cappellaio matto

Argento vivo 

Analizzando ad esempio la figura del cappellaio, si possono apprendere dei retroscena interessanti che coinvolgono la chimica e in particolare il mercurio. Questo metallo, noto già ai Greci come argento vivo (per il suo particolare aspetto liquido) e ai Romani come idrargirio (Hydrargyrum è il nome da cui derivano le lettere Hg, sigla del mercurio sulla tavola periodica) è tanto affascinante quanto tossico. L’uomo infatti può correre dei rischi ingerendolo, inalandone i fumi oppure per contatto attraverso la pelle. Pur non essendo una delle sostanze più letali, in passato venne utilizzato anche come veleno e alcuni ipotizzano addirittura che Napoleone sia morto così. I suoi primi effetti sull’organismo possono andare da un forte mal di denti all’insonnia, passando per deliri e disfunzioni motorie. Nonostante molti di questi effetti fossero ben noti, nel corso della storia, il mercurio è stato largamente impiegato in diversi contesti, tra cui la carotatura, un processo usato dai cappellai per la fabbricazione del feltro.

 

Alcune gocce di mercurio

 

Matto come un cappellaio

Questo procedimento richiedeva una soluzione di nitrato di mercurio che, una volta scaldata, serviva da liquido per il lavaggio delle pellicce degli animali, generalmente conigli o lepri. In questo modo, il cappellaio non solo veniva a contatto con il mercurio durante il lavaggio, ma inalava anche i fumi prodotti dalle alte temperature della lavorazione. Non deve quindi stupire l’espressione popolare vittoriana “mad as a hatter” (matto come un cappellaio), in quanto i molteplici sintomi sopracitati, divennero tra il Settecento e l’Ottocento, conseguenze conosciute del mestiere, creando la figura del cappellaio bizzarro e dai comportamenti stravaganti che Carroll prese in prestito dalla cultura popolare per creare il suo celebre personaggio. Anche nella trasposizione cinematografica più recente diretta da Tim Burton, sono presenti alcuni rimandi a questa teoria. Johnny Depp nei panni del cappellaio matto è stato infatti truccato di bianco con macchie arancioni, altro sintomo dell’avvelenamento da nitrato di mercurio.

 

Johnny Deep nei panni del Cappellaio Matto (2010)

Il mercurio nel nostro quotidiano

Rischiamo quindi anche noi di finire in un mondo fiabesco a festeggiare il nostro non-compleanno?  La risposta è no, anche se dovremmo comunque prestare attenzione a questo metallo, in quanto, nonostante i rischi, in passato il mercurio è sempre stato molto sottovalutato. Negli anni cinquanta del Novecento si registrò infatti una disgrazia nella cittadina di Minamata in Giappone. Un’industria chimica scaricò in mare gli scarti della lavorazione, tra cui del mercurio, che essendo insolubile in acqua si sarebbe dovuto depositare sui fondali. Purtroppo alcuni microrganismi lo trasformarono in metilmercurio, la forma più tossica e solubile in acqua, che, una volta entrata nella catena alimentare, attraverso i pesci, generò un disastro ambientale e danni agli abitanti per generazioni, dato che il metilmercurio può arrecare gravi danni al feto. A seguito di questo avvenimento l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) intervenne proibendo diverse merci a base di mercurio come alcune vernici, disinfettanti o termometri. Ad oggi, visti i controlli stretti è difficile entrare in contatto con dosi consistenti di mercurio, che viene utilizzato nel quotidiano in rarissime occasioni ed infime quantità, come ad esempio nell’amalgama per le otturazioni, in quanto giudicato  dalla comunità medica difficilmente rimpiazzabile e sostanzialmente sicuro per l’uomo.

 

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