Il mito di Narciso tra l’arte caravaggesca e il disturbo narcisistico della personalità

Nel 2019 il narcisista viene descritto come una persona egocentrica, con un’alta considerazione di sé, che lo spinge a ritenersi al di sopra degli altri.

Esistono diverse versioni del mito di Narciso, tra cui, una collocata nei frammenti attribuiti a un certo Partenio di Nicea. Oggi tuttavia le più note e disponibili all’analisi e alla traduzione sembrano essere quella di Ovidio nelle “Metamorfosi” e quella di Pausania nella “Periegesi della Grecia”. Il Narciso di Ovidio                                                                                                                                              La storia la conosciamo tutti; Narciso, figlio di Cefiso e della ninfa Liriope è  fin da neonato dotato di una straordinaria bellezza. La madre, preoccupata per il futuro del bambino, consulta l’indovino Tiresia che gli predice una lunga vecchiaia solo “se non conoscerà sé stesso”. Il giovane cresce e diviene presto oggetto d’attenzione da parte di uomini e donne, folgorati dalla sua grazia. Egli, però, rifiuta sdegnosamente ogni amore. A questo punto la storia si intreccia con quella della ninfa dei monti Eco, in passato dotata di eccezionale parlantina e, in seguito, punita da Giunone perché con le troppe parole l’aveva distratta per favorire gli amori di Zeus. Eco viene privata, quindi, della sua voce ed è costretta a ripetere in eterno solo le ultime parole gridate da qualcun altro. La sfortunata ninfa, incontra per caso Narciso nel bosco e se ne innamora perdutamente. Non potendo esprimere a parole il suo amore, corre incontro al giovane, ma è da questo scacciata in malo modo. La delusione consuma la giovane Eco, fino a che di lei rimane solo la voce. Un giorno, però, una delle vittime dell’arroganza di Narciso innalza agli Dei questa preghiera: “Che possa innamorarsi anche lui e non possedere chi ama!”. Nemesi accoglie la preghiera ed ecco l’infelice epilogo di Narciso: il giovane si innamora della sua immagine riflessa nell’acqua e comprendendo che non avrebbe mai potuto realizzare quell’amore, si lascia morire, struggendosi. Al posto del corpo fu poi trovato un fiore, a cui si diede il suo nome. Narciso ed Eco sono due facce della stessa medaglia: Narciso è identità assoluta che non sa, non vuole e non può conoscere l’altro; Eco è alterità assoluta che non conosce identità. Narciso sa amare solo sé stesso, è incapace di provare empatia, non sa mettersi in discussione e non vuole correre il rischio di sentirsi fragile, aprirsi all’altro senza garanzie, con il rischio di restare deluso o ferito. Il mito dunque, pone le basi per fare un attualissima e amara riflessione: Eco e Narciso non raccontano altro che la mancanza di comunicazione in una relazione di coppia. La prima si strugge nel suo essere incapace di concentrarsi su se stessa, nel non riuscire ad interrompere il suo continuo richiamo che finisce per consumarla a causa di un amore negato; il secondo, fortemente concentrato su se stesso, resta privo di quello strumento universale che è la voce e di quella capacità prettamente empatica di entrare in relazione con l’altro. Il Narciso di Caravaggio                                                                                                  Nell’interpretazione caravaggesca, Narciso emerge da una inquietante oscurità, metafora evidente della sua condizione di solitudine, illuminato da una luce quasi irreale. Egli si specchia in uno stagno d’acqua compiacendosi della piacevolezza dei suoi teneri lineamenti, in una posizione aggraziatissima, quasi a proteggere l’immagine riflessa dalla vista di intrusi, in un sottile impulso di gelosia misto al sentimento profondo d’amore che tortura il suo cuore. In un’atmosfera sublime, il mondo è sparito oltre il suo stupendo aspetto e alla sua specchiata figura, in un assoluto isolamento da sogno, in cui desiderio e vanità pervadono l’anima palpitante dell’incantevole Narciso, ormai lontano da ogni materiale faccenda. Chiaro è il significato complessivo dell’opera, che consiste in una seria riflessione sulla bellezza e sulla passione amorosa, dove la bellezza è transitoria e corruttibile e l’amore è miraggio e inganno dei sensi; con tali concetti Caravaggio aggiorna e rielabora un soggetto ripreso dal repertorio letterario classico. Con lo schema chiuso della composizione sembrerebbe quasi riflettere il contenuto psicologico del mito ovidiano (rifiuto del mondo esterno dell’adolescente auto-contemplandosi). Siamo tra il 1597 e il ’99, un momento stilistico in cui Caravaggio predilige le atmosfere magiche, sospese, introspettive. Ancora fortemente influenzato dalla pittura lombarda è già con un occhio rivolto a quello che sarà il suo stile maturo: l’opposizione drammatica tra luce ed ombra. Un periodo in cui il pittore predilige gli attimi prima o dopo l’azione, gli stati d’animo contemplativi e meditativi e una attenzione maniacale sui particolari dei costumi, sulla brillantezza delle sete. Solo il pittore lombardo era in grado di realizzare un quadro così poco didascalico di un mito come quello di Narciso complesso e allegorico. Non c’è panico o orrore, non c’è morale o giudizio ma solo il dolore sospeso, un dolore trattenuto ed intimo. Nella rappresentazione il pittore rinunciò a tutto il corredo mitologico, per concentrarsi nell’istante in cui il giovane s’imbatte, senza coscienza, nella propria immagine e si rende conto a caro prezzo della mortale soglia che lo separa da essa.
E’ un amante incosciente il Narciso di Caravaggio che sbaglia, perchè cerca nel Tu l’Io. Il disturbo narcisistico della personalità

Oggi il termine “narcisismo” è simbolo di vanità ed eccesso di amor proprio, ma questa caratteristica comune a tutte le persone può essere sia normale sia patologica. In questo secondo caso i terapeuti parlano di “Disturbo Narcisistico di Personalità”. Le cause del disturbo non sono ancora del tutto chiare. Sicuramente i geni giocano un ruolo significativo, ma il modo peculiare in cui l’ambiente plasma le persone ha un’influenza altrettanto importante. Per fare chiarezza, il disturbo di personalità narcisistico può essere collegato a:

Dinamiche disfunzionali genitori-figli caratterizzate da estrema indulgenza o al contrario da ipercriticismo
Fattori genetici o psicobiologici che rendono conto del complesso rapporto tra mente, comportamento e processi di pensiero

Il disturbo di personalità narcisistico colpisce perlopiù i maschi e spesso insorge in tarda adolescenza. Alcuni ricercatori ritengono che nei bambini biologicamente vulnerabili allo sviluppo del disturbo, uno stile genitoriale che enfatizzi le doti o critichi le paure e i fallimenti, sia in parte responsabile della sua comparsa. I bambini potrebbero sviluppare un ideale di perfezione e un comportamento volto alla costante ricerca di ammirazione.

Sintomi
Un individuo con disturbo di personalità narcisistica può mostrare alcune di queste caratteristiche:
Reagisce alle critiche con rabbia , vergogna o umiliazione
Si approfitta degli altri per raggiungere i propri obiettivi
Esagera la propria importanza
Esagera i risultati ottenuti e i propri talenti
Coltiva fantasie irrealistiche circa il successo , il potere , la bellezza , l’intelligenza o il romanticismo
Richiede costante attenzione e complimenti da parte degli altri
Diventa facilmente geloso
Ignora i sentimenti degli altri , manca di empatia
Persegue finalità prevalentemente egoistiche e interessi personali

Inoltre, i narcisisti sono solitamente attraenti e affascinanti al primo impatto, e questo può essere vantaggioso in un primo momento. Ad ogni modo, col passare del tempo gli effetti del loro comportamenti sono deludenti, soprattutto in ambito interpersonale.

Complicazioni a lungo termine

Le conseguenze a lungo termine di uno stile di comportamento narcisistico sono:
difficoltà relazionali
• problemi a scuola o al lavoro
• depressione
• abuso di alcol o droghe
• pensieri o comportamenti suicidari

Trattamento

La psicoterapia cognitivo comportamentale può
insegnare alle persone con disturbo di personalità narcisistica modalità più funzionali di relazionarsi agli altri, a
comprendere i motivi alla base delle emozioni, della tendenza a competere con gli altri e a diffidare di chiunque
La terapia è generalmente a lungo termine date le difficoltà a modificare tratti così radicati e Tra gli obiettivi da raggiungere sottolineamo:
accettare e mantenere relazioni interpersonali sincere e improntate alla collaborazione
individuare e accettare limiti e potenzialità in modo da gestire meglio critiche e fallimenti
incrementare la capacità di comprendere e regolare le proprie emozioni
ridimensionare le aspettative verso obiettivi irrealistici o idealizzati
Tra i protocolli terapeutici maggiormente indicati per il trattamento del disturbo di personalità narcisistico c’è la Schema Therapy che ha l’obiettivo di aiutare i pazienti a entrare in contatto con i bisogni emotivi più profondi e insegnare modalità più sane ed efficaci per soddisfarli.

Ogni giorno facciamo i conti con il riflesso della nostra immagine allo specchio: possiamo accettare o meno ciò che vediamo, disprezziamo o ci innamoriamo alla follia di ciò che siamo o potremmo essere. La percentuale di persone che si odiano è nettamente maggiore a chi decide di accettarsi e amarsi. I media si focalizzano soprattutto su atti di autolesionismo, sulla depressione, sull’incapacità di rispettarsi e volersi bene. E il narcisista? I problemi che un “Narciso” qualunque affronta fanno sorridere, ma il narcisismo è la maschera di un dolore psicologico profondo.

“Amarsi prima di amare”: quante volte avete sentito questa frase? Prima di poter amare gli altri devi amare te stesso. Ma si può amare in modo sproporzionato la propria persona? Possiamo provare un’adorazione religiosa e sproporzionata per il nostro ego?

                                                                 Elvisa Pinto

 

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