Punta e scatta: fotografare le specie estinte le riporterà in vita? La psicologia risponde

Si tratta di animali che abbiamo imparato a conoscere, rispettare ed amare. E ora non ci sono più. Ma le arti visive aiutano a ricordarci di loro, e ad approfondire le nostre conoscenze su coloro che non ci sono più. Aggiungendo un pizzico di psicologia al tutto.

Si tratta di un fatto totalmente allarmante. Questa settimana, un equipe di scienziati di stanza in India ha accertato la prima estinzione animale non insulare causata dal surriscaldamento globale. Va specificato il termine “non insulare”, in quanto già sei mesi fa circa fu accertata la scomparsa di un roditore, lo pteropus ocularis, dal suo habitat sull’isola di Bramble Cay. Tuttavia, malgrado l’innalzamento delle acque e la perdita di risorse nutritive, altre cause furono enumerate. In questo caso, però, è a tutti gli effetti la desertificazione e l’evaporazione dei bacini idrici ad aver causato la scomparsa del ghepardo indiano, dell’anatra dalla testa rosa, della grande otarda indiana. Il tema ha generato sgomento tra molti studiosi riuniti alla Conferenza ONU che si occupa proprio del tema “desertificazione“. E adesso, tra le dune che solcano l’India settentrionale, questi animali non hanno lasciato alcuna traccia. Forse vi è la possibilità che circa 150 anatre siano ancora in vita, ma non è del tutto sicuro.

Non può farlo qualcun altro?

Il tema “surriscaldamento” è da sempre sentito come un male impellente da abbattere. Contemporaneamente, però, non essendo un nemico concreto con cui potersi battere individualmente, l’indifferenza prende facilmente piede. A dare credito alla possibilità di non salutare per sempre le vittime del surriscaldamento, tecnologia e scienza corrono in nostro soccorso. E proprio qui, però, è essenziale valutare i pro e i contro dell’intervento umano-artificiale nei confronti del mondo animale.

Tutti voi, per esempio, avrete sentito parlare almeno di sfuggita dell’idea di produrre carne in laboratorio. Ciò, chiaramente, con l’intento di diminuire gli inquinamenti degli allevamenti intensivi e creare più spazi per l’agricoltura. Si tratta di un nobile impegno, che ha visto persone del calibro di Bill Gates e Richard Branson contribuire alla ricerca. Le ricerche continuano, la possibilità sembra a portata di mano. Ma proprio qui interviene un meccanismo psicologico fatale: il disimpegno morale. Teoria studiata per la prima volta da Albert Bandura ed esposta con efficacia insieme alla sua teoria dell’apprendimento sociale, il disimpegno morale è un fatto umano insormontabile. Successivamente allo stadio di analisi del sé, infatti, se la propria coscienza non trova (o non vuole trovare) dati che attestino le proprie colpe in una determinata situazione, il senso di colpa stesso non sorgerà. A ciò va aggiunto anche il fatto che il disimpegno morale si attiva anche qualora fossero già state trovate risposte ad un eventuale problema.

Visione indifferente

Tra disimpegno morale ed apprendimento sociale, un tasto dolente è appunto la creazione di risoluzioni ai problemi moderni operata dalla tecnologia. E tra tutte le tecnologie, quella visiva è forse quella maggiormente in grado di eludere le proprie colpe. Certo, perchè oltre al disimpegno morale (quello che può portare a non preoccuparsi dell’esaurimento di risorse perchè intanto stanno facendo la carne in laboratorio), un altro meccanismo tende a complicare le cose: la discrepanza del sé. Un fatto, anche questo studiato ed elaborato dalla branca del cognitivismo, che è inevitabile nella coscienza del singolo. Si tratta, cercando di spiegarla nella maniera più semplice possibile, della relazione tra Sé attuale (come sentiamo di essere visti dall’esterno), il Sé ideale (come vorremmo essere) e il Sé normativo (come sentiamo che si debba essere).

Se per ora è tutto chiaro, si può proseguire a spiegare dove la tecnologia mediale tende a sbagliare, quando si tratta di fare distinzione tra ciò che sentiamo di essere e ciò che vorremmo o dovremmo essere. L’immagine è un oggetto che abbiamo costantemente davanti agli occhi: televisione, smartphone, computer…tutti oggetti che hanno una determinata influenza sul sensorio. E proprio da tale influenza emergono i problemi di mancata distinzione di problemi concreti: noi li vediamo e li inglobiamo, ma in quanto virtuali non tendiamo a farli entrare nella sfera del Sé normativo. Insomma, nessuno ci farà mai una multa o una ramanzina perchè siamo poco interessati a un argomento che stiamo guardando, giusto?

Con la possibilità di vivere nel mondo delle immagini, la fotografia gioca il ruolo di riportare così alla vita ciò che nella realtà non esiste più. Che si tratti di commemorazione o di semplice condivisione artistica poco ha importanza: l’importante è prendere coscienza del fatto che gli animali sopra esposti in foto non ci sono più. E che, finché non sapremo conciliare Sé attuale e Sé ideale, saranno solo le prime vittime di una lunga serie.

Meowlow

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