Il Superuovo

Percezione corporea falsata dai social media. Quando l’ossessione per la bellezza diventa una malattia.

Percezione corporea falsata dai social media. Quando l’ossessione per la bellezza diventa una malattia.

Uno studio condotto su giovani donne ha evidenziato quanto considerino peggiore il proprio aspetto fisico dopo aver guardato sui social media fotografie di persone che ritengono più attraenti di loro. 

Inutile negare quanto internet in generale ed i social media abbiano rivoluzionato la nostra quotidianità. Purtroppo non è tutto oro quel che luccica perché se da un lato internet ci ha permesso di facilitare e velocizzare la comunicazione e la ricerca di informazioni, dall’altro molto spesso non permette di distunguere tra fantasia e realtà. I ricercatori della York University si sono basati proprio su quest’ultimo punto per condurre un esperimento sulla percezione dell’immagine corporea femminile.

Lo studio

118 donne di età compresa tra i 18 ed i 27 anni hanno preso parte a questo studio e l’unico criterio discriminatorio era ‘essere molto attive nell’utilizzo dei social media’. Il compito in questione era molto semplice. Le partecipanti dovevano individuare delle fotografie di persone (spesso amici) che ritenevano più attraenti di loro ed in seguito rispondere ad un questionario circa la soddisfazione della propria immagine corporea.

Sei settimane prima dell’esperimento vero e proprio le partecipanti hanno compilato un questionario online nel quale si chiedeva loro di esprimere la propria soddisfazione per l’apparenza fisica e l’immagine corporea. Le partecipanti sono poi state divise in due gruppi, uno sperimentale ed uno di controllo. Il gruppo sperimentale doveva scegliere foto di persone che ritenevano più attraenti di loro, mentre il gruppo di controllo doveva semplicemente guardare foto dei loro familiari e che non consideravano più attraenti di loro. Al termine di questa fase, veniva somministrato loro un altro questionario sulla soddisfazione corporea.

Percezione corporea
La percezione che abbiamo di noi stessi è influenzata molto dalla cultura di appartenenza e dai social media.


I risultati del gruppo sperimentale fanno riflettere. Hanno infatti evidenziato che queste donne si sentivano molto insoddisfatte della loro immagine corporea e del loro corpo in generale. Questo soprattutto dopo aver guardato fotografie di persone che ritenevano più attraenti di loro. Alcune già prima di iniziare avevano una considerazione piuttosto bassa della loro immagine corporea, ma dopo la visione delle foto la loro percezione è notevolmente peggiorata. La percezione del gruppo di controllo invece rimaneva pressoché la stessa.

Questo studio è importante e mette in guardia sull’importanza di educare i giovani al corretto utilizzo dei social network perché sono un’arma a doppio taglio. Se da un lato ci mettono permettono di comunicare facilmente e velocemente praticamente con chiunque, dall’altro c’è il rischio che possano assottigliare sempre più il confine tra fantasia e realtà.

La morte (non) ti fa bella

Il film ‘La morte ti fa bella‘ affronta in modo leggero, ma allo stesso tempo impegnativo, il tema dell’ossessione per la bellezza e per la giovinezza. Ci troviamo nel 1978 e le due protagoniste, Helen e Madeline, si conoscono fin da quando erano semplicemente due ragazze. Due ragazze belle, affascinanti e nel fiore degli anni. Madeline, invisiosa di Helen, seduce il suo fidanzato Ernest ed alla fine lo sposa. Da quel momento Helen cade in una spirale apparentemente senza fine fatta di depressione, obesità e svariati problemi di salute.

Nel 1992 il peso degli anni iniza a farsi sentire per tutti. La carriera di Ernest declina a causa del suo alcolismo e Madeline inizia a tradire ripetutamente il marito con uomini molto più giovani di lei per dimenticare i segni che il tempo sta inesorabilmente lasciando dul suo corpo. Anche per questo la donna si sottopone continuamente a trattamenti estetici di tutti i tipi, nella speranza di contrastare il tempo che passa.

Proprio in quei giorni riceve un invito da parte di Helen, la quale terrà la presentazione del libro che ha scritto. Madeline non si lascia sfuggire l’occasione per rimarcare la sua superiorità (soprattutto fisica), ma accade qualcosa che non si aspetta. Non trova la Helen depressa, obesa e ‘gattara’ di un tempo, ma la donna che le si presenta è giovane, sensuale e bella, come se per lei gli anni non fossero mai passati. Madeline aveva portato Ernest con sé, il quale rimane affascinato dalla nuova Helen. Dopo questa tremenda serata, Madeline decide di rivolgersi ad una clinica privata ‘particolare’, consigliatale dal suo chirurgo.

La morte ti fa bella
La morte ti fa bella.

L’inizio della fine

La donna a capo di questa ‘clinica’ si presenta a Madeline come molto giovane, sensuale e di una bellezza sconvolgente. In poco tempo le rivela il suo segreto: un elisir che dona lunga vita e bellezza. Madeline non perde tempo e dopo aver avuto una breve dimostrazione dell’efficacia dell’elisir, decide di acquistarlo. La donna però raccomanda a Madeline di trattare bene il suo ‘nuovo’ corpo e di sparire dalla circolazione dopo circa 10 anni, altrimenti le persone avrebbero iniziato ad insospettirsi. Avrebbe dovuto inscenare la sua morte ed unirsi alla sua congrega di donne belle ed eternamente giovani. Intanto dall’altra parte Helen progetta l’omicidio di Madeline per riprendersi ciò che sentiva suo di diritto.

Dopo una serie di avvenimenti affrontati in modo leggero e divertente, il finale arriva pronto per far riflettere. 2009, le due donne sono sedute in fondo ad una chiesa e stanno prendendo parte al funerale di Ernest che, dopo aver divorziato da Madeline, si era risposato ed aveva avuto sei figli dalla nuova moglie. In precedenza Madelina aveva scoperto che anche Helen aveva utilizzato il suo stesso elisir, ma non avevano seguito i consigli della giovane donna che glielo aveva venduto. Entrambe infatti hanno trattato male il loro corpo ed ora sono ridotte alla stregua di due cadaveri. Perdono pezzi qua e là che tentano di riattaccare in modo goffo e senza successo. Le due donne si erano spinte quasi all’autodistruzione pur di ottenere ciò che avevano sempre desiderato, ovvero bellezza e giovinezza, ma le conseguenze delle loro azioni non si sono fatte attendere.

Il disturbo da dismorfismo corporeo

Il disturbo da dismorfismo corporeo è spesso sottovalutato, ma la continua importanza che negli ultimi tempi si sta dando all’aspetto fisico non fa che peggiorare una situazione già abbastanza delicata. Si tratta di un disturbo che rientra nella categoria dei disturbi ossessivo-compulsivi e prevede che la persona sia eccessivamente preoccupata per uno o più difetti o imperfezioni  percepiti nell’aspetto fisico. Imperfezioni che però spesso non ci sono davvero o non sono talmente tanto evidenti da farne un dramma. Queste preoccupazioni quasi sempre infondate, nel peggiore dei casi, spingono la persona a sottoporsi ad un intervento chirurgico per ‘aggiustare’ il suo difetto, ma spesso neanche dopo l’operazione è soddisfatta del risultato. Il disturbo si aggrava quando danneggia il funzionamento dell’individuo, dal punto di vista sociale e dal punto di vista lavorativo.

Dismorfismo corporeo
ll disturbo da dismorfismo corporeo rientra nella categoria dei disturbi ossessivo-compulsivi.

Il dismorfismo corporeo si è notevolmente diffuso proprio negli ultimi anni ed il motivo principale è l‘influenza della cultura d’appartenenza. Da questa infatti dipendono le valutazioni affettive che ciascuno di noi attua nei confronti del proprio corpo, ma quando questa valutazioni sono negative si innescano dei meccanismi disfunzionali. Purtroppo nella nostra società l’apparenza è definita da canoni estetici rigidi e ben precisi che, se non rispettati, portano alla svalutazione e spesso addirittura all’esclusione della persone dalla società.

Martina Morello



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