Sfogliando le pagine del romanzo “L’amica geniale” approfondiamo lo stress infantile in ambito scolastico. Quali sono i modi che i bambini utilizzano per comunicare che qualcosa non va?

Capricci o stress?

Spesso per i genitori non è facile distinguere i capricci dai segnali che indicano che qualcosa non va. Pensateci: quante volte avete finto il mal di pancia o l’influenza nella speranza di saltare la scuola?
Se da una parte ci sono bambini che raccontano molte cose ai loro genitori, dall’altra altrettanti bambini sono più riservati e non sono in grado di avere lo stesso dialogo con mamma e papà. Quando l’argomento in questione è la scuola le cose sono tutt’altro che facili.  
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Cosa stressa i bambini?

Fallire non piace a nessuno, nemmeno ai bambini. 
Molti bambini hanno paura di deludere i propri genitori e l’idea di essere rimproverati può provocare ansia. 
Un altro fattore da non sottovalutare sono le difficoltà nell’apprendimento. Non tutti imparano allo stesso “ritmo”: c’é chi necessita di più tempo per studiare matematica, mentre altri non sono in grado di ricordare le informazioni lette nel libro di storia. Avere difficoltà in una materia non è necessariamente sintomatico di un disturbo dell’apprendimento; nella maggior parte dei casi gli ostacoli indicano semplicemente delle preferenze (la Teoria delle intelligenze multiple di Gardner sottolinea proprio questo). Inoltre siamo spesso portati a focalizzare l’attenzione sulle cose negative a dispetto di quelle positive. Non è strano quindi che un bambino o i suoi genitori possano essere più attenti ad una carenza scolastica, piuttosto che sul rendimento generalmente positivo. Questo tipo di focus può diventare frustrante ed aumentare lo stress. 
Il terzo fattore di stress viene ben descritto dalle pagine del romanzo “L’amica geniale“.

stressL’autrice del romanzo, Elena Ferrante racconta l’amicizia tra due donne (Raffaella detta Lila ed Elena detta Lenù) cresciute nello stesso rione napoletano negli anni Cinquanta. Le protagoniste intraprendono il loro rapporto da bambine, e coltiveranno la loro amicizia fino all’età adulta. Lila e Lenù oltre che amiche, sono compagne di classe ed è anche tra i banchi che s’instaura il rapporto, dettato soprattutto dal potere magnetico che Lila è in grado di esercitare sull’amica grazie al suo carattere. 
Lenù a scuola s’impegna moltissimo, ma non riesce a superare i voti dell’amica. Nel ricordare la loro infanzia, Elena racconta che Raffaella aveva imparato a scrivere da sola. Quando l’aveva fatto presente all’insegnate, attirando la sua attenzione, aveva scatenato in Lenù una forte gelosia. 
Tra Elena e Raffaella s’instaura una competizione che vede la prima sentirsi in difetto nei confronti dell’amica. È questo un altro fattore da non lasciarsi sfuggire: il paragone. Non è raro infatti che un bambino che non ha un rendimento positivo a scuola, paragoni il suo operato a quello dei compagni di classe. Non dobbiamo dimenticare anche che ai bambini (come a molti adulti) piace vantarsi dei propri successi; essere circondati da amici che fanno vanto dei loro voti può essere svilente ed umiliante per chi non raggiunge gli stessi risultati. Queste sensazioni possono ripetersi anche tra le mura domestiche se il bambino non è figlio unico, aumentando lo stress e l’ansia associati alla prestazione scolastica.
Non dobbiamo scordare poi gli episodi di bullismo, una realtà quotidiana delle scuole, e le possibili antipatie che possono crearsi con i professori e gl insegnanti.

I segnali dello stress

In che modo i bambini comunicano che qualcosa a scuola non li fa stare bene? I segnali più comuni sono quelli di cui abbiamo discusso in apertura, quelli spesso confusi con i capricci. Il bambino spesso lamenta di non stare bene, una volta a scuola chiede di essere portato a casa, dice di avere mal di pancia, mal di testa, dolori o problemi legati alla digestione (nausea, vomito). Questo malessere non è sempre una scusa per dormire di più o stare a casa con mamma e papà; questi possono essere segnali che indicano che qualcosa non va, ma ci sono sintomi molto più riconoscibili.

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È possibile che il bambino inizi a manifestare dei tic. I tic sono movimenti stereotipati, che non hanno nessuna finalità e vengono effettuati in modo involontario. Alcuni potrebbero pensare che siano molto rari, ma non è così: questo è uno dei disturbi neuropsichiatrici  più frequenti in tenera età. Non è detto che un tic sia persistente. Spesso succede che i tic si presentino in situazioni che il bambino trova stressanti e che abbiano quindi carattere transitorio.
Un altro disturbo descritto dalla psicopatologa infantile T. L. Hayden nel suo libro “Una bambina e gli spettri” è il mutismo selettivo. Questo comportamento è totalmente involontario e consiste nell’incapacità persistente di non riuscire a comunicare verbalmente in determinate situazioni sociali (come la scuola), nonostante l’eloquio sia sviluppato ed adeguato all’età del bambino. Il silenzio perpetuato da questi bambini è sintomatico di un forte stato ansioso quasi impossibile da gestire.

Ricordare che anche i più piccoli possono soffrire lo stress è importante: il cosiddetto “mal di scuola” non è solo costellato di capricci e poca voglia di impegnarsi. 

Valentina Brina

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