Il Superuovo

Pensate che i filosofi siano tutti uomini? 4 geniali filosofe dell’antichità rimaste nell’ombra

Pensate che i filosofi siano tutti uomini? 4 geniali filosofe dell’antichità rimaste nell’ombra

Per molti secoli, fin dai tempi di Roma e Atene, il sapere e la filosofia sono stati coltivati e trasmessi quasi esclusivamente tra gli uomini, come la mentalità misogina dell’epoca voleva. Eppure, alcune straordinarie donne hanno saputo distinguersi in questo universo patriarcale.

Ammirate dagli uomini più stimati, considerate come loro pari dai più saggi e sapienti, Arete, Ipparchia, Diotima e Ipazia sono state donne dall’intelletto fuori dal comune, dotate di una mente così brillante da riuscire a guadagnarsi un posto di spicco anche in un tempo di così forte misoginia. Trovando spesso astuti mezzi per essere istruite come i ragazzi loro coetanei, e sviluppando un proprio pensiero del tutto originale, queste donne sono riuscite ad ottenere una fama notevole. Ma nei secoli successivi, poiché la mentalità restava fortemente maschilista, il loro pensiero non ha potuto essere tramandato come quello degli altri filosofi, facendo sì che le loro figure rimanessero nell’ombra, semisconosciute.

1. Arete di Cirene

Figura circondata da un’aurea quasi leggendaria, Arete fu una filosofa straordinaria, tanto da ispirare molti intellettuali nel tempo a venire, il pensiero dei quali sembra essere in realtà nient’altro che un’imitazione di quello della donna. Era figlia di Aristippo, fondatore della Scuola Cirenaica, che volle fosse educata da Platone e che la nominò sua erede per dirigere la sua istituzione. Sembra che abbia scritto più di quaranta libri, purtroppo andati persi, che fu lei stessa insegnante e che trasmise la sua filosofia al più celebre figlio Aristippo il Giovane. In Attica ottenne una grandissima fama, tanto da essere ricordata come la donna avente ” la bellezza di Elena, la virtù di Penelope, la penna di Aristippo, l’anima di Socrate e la lingua di Omero”.

2. Ipparchia

Nata in Tracia e vissuta ad Atene, Ipparchia fu una donna con un carattere forte, capace di rispondere a tono ai rimproveri degli uomini e decisa a perseguire la conoscenza. Aderì alla scuola cinica, dichiarando di voler abbandonare le “vesti e le frivolezze” per vivere in modo frugale e ricercare qualcosa di più elevato del mondo materiale. Viene ricordata soprattutto per la sua abilità retorica, grazie alla quale era capace di confutare le posizioni degli altri filosofi, mettendoli in difficoltà. In particolare, si racconta che constatò l’opinione di Teodoro l’ateo il quale, non sapendo più come controbattere, la rimproverò per “aver abbandonato il telaio”. Di tutta risposta, Ipparchia ribadì di essersi occupata della propria educazione, anziché “sprecare tempo” con questi lavori infruttuosi.

3. Diotima di Mantinea

Resa celebre dal Simposio di Platone, Diotima fu probabilmente una sacerdotessa ateniese, anche se non si è ancora certi della sua effettiva storicità. Platone la ricorda come “maestra dell’Eros”: nella sua opera è lei che espone il mito della nascita di Amore, secondo il quale questo sarebbe nato da Pòros (l’abbondanza) e Penìa (la povertà), e che sarebbe “filosofo”. Infatti, Diotima ci spiega che Amore è innanzitutto amore per la conoscenza, Eros è quella forza che ci spinge verso la bellezza, ha come “telos”, ovvero come fine ultimo, la più elevata bellezza, ovvero il sapere.

4. Ipazia

Probabilmente la più celebre tra le donne intellettuali del mondo greco, Ipazia fu l’ultima importante figura di spicco tra le filosofe dell’antichità. Non si occupò solo di filosofia, ma perseguì il sapere in ogni sua forma, spaziando tra l’astronomia, la matematica, la geometria. Si racconta che venne istruita dal padre, ma che la sua “fame di sapere” fu tale da portarla a superare il maestro. Una mente straordinaria, ammirata a tal punto da ottenere la direzione della celebre Scuola di Alessandria. Le sue opere sono andate perdute ma, dalle fonti indirette, sembra che il suo pensiero abbia fortemente influenzato quello del più celebre Plotino, suo allievo ai tempi di Alessandria.

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