Pensare Dio in un universo in cui Dio non si mostra: Epicuro e Lovecraft a confronto

Perchè parlare di un  Dio se questo non può  comunicare con noi? Le peculiari visioni di due autori distanti millenni.

H.P.Lovecraft è uno dei più famosi scrittori horror della storia, famoso per il pantheon di orrende divinità che popolano i suoi brevi racconti e che portano alla follia tutti gli sventurati che vi entrano in contatto. Epicuro è uno dei più grandi pensatori greci, noto per la sua dottrina dell’atarassia, una vita priva di dolore.

Cos’hanno in comune questi due?                                                                                                                         Nelle narrazioni dell’uno e nelle teorie dell’altro Dio è un’entità muta all’uomo: tra i due non vi è contatto.Scopriamo insieme il perchè di una tale idea.

Perchè Dio non ci parla?

Il motivo di base per cui tra due individui debba mancare una forma di comunicazione è la loro diversità. Se tra gli uomini un tale problema è stato superato più volte (basti pensare a quanto accaduto con gli indigeni d’america), la cosa si fa molto più complicata con membri di specie diverse: per fare un esempio appropriato, noi non riusciamo a comunicare con le formiche.

Il caso in questione è una versione estrema di questo, dato che entrambi gli autori rimarcano la diversità di uomini e dei anche da un punto di vista strettamente materiale:  gli atomi delle divinità epicuree sono nulla di quanto si trova nel nostro corpo o nella nostra anima e ciò di cui sono fatti i “Grandi Antichi” di Lovecraft è una sostanza così aliena da non essere comprensibile ai nostri sensi. Salta però immediatamente all’occhio quanto più estremo il secondo caso: non si tratta banalmente di una materia diversa dalla nostra (come sono gli atomi di Epicuro), le creature di cui si parla non sono nemmeno pienamente materiali, a tal punto che il nostro usuale mezzo di contatto con il mondo, ossia i 5 sensi, non riesce ad entrare in contatto con esse. E quanto detto non va confuso con il banale “esistono in un piano ultraterreno (come il paradiso cristiano)”; Lovecraft è un materialista forte, dunque quando afferma che i suoi Dei non sono materia intende che si trovano in un piano d’esistenza tanto diverso dal nostro che non possiamo neanche concepirlo (per questo lo stesso autore non si preoccupa di definire questa “non-materia”, neanche lui comprende cosa sia!).

Ecco uno stacco fortissimo da Epicuro per cui la diversità tra Dio e uomo è sostanzialmente quella tra idrogeno e ossigeno: sono due elementi diversi, ma sono sempre elementi, stanno sulla stessa tavola periodica.

Da questo abbiamo anche il motivo della non comunicazione di Dio con l’uomo.

Le divinità di Epicuro sono sostanzialmente le classiche divinità greche inserite nel suo contesto filosofico, condividono il nostro universo,  dunque essi non hanno motivo di non parlarci, solo non hanno neanche motivo per farlo: possedendo già tutto quanto desiderano negli intramondi essi preferiscono stare tra i loro simili nella più completa beatitudine.

Nel caso di Lovecraft il problema è ben più fondamentale. Loro sono così alieni da noi che non possiamo neanche comprenderli, figuriamoci contattarli. E loro pur non essendo perfetti sono così immensi rispetto a noi che non hanno davvero bisogno di “comunicare” con gli uomini, possono al massimo “usarli” se necessario, ma per il resto il sentimento di base è indifferenza. Nulla di così diverso dal rapporto di un uomo con un gruppo di formiche: può studiarle, può usarle, può ignorarle, ma non cercherà mai un rapporto in cui loro possono dare qualcosa a lui e lui a loro, mai un rapporto comunicativo.

Un esploratore di fronte a un orrore lovecraftiano

I due autori e la loro epoca: per chi scrivono?

Credo sia ora arrivato il momento di concretizzare il contesto del discorso affrontato fin’ora. Quindi, quali sono le motivazioni di scrittura dei due autori considerati?

Epicuro proviene dal periodo ellenistico, per cui un’epoca in cui la filosofia era più un medicinale alle inquietudini della vita che un vero e proprio sistema di pensiero. Per essere precisi e brevi: la filosofia aveva  un dato scopo pratico raggiunto tramite una visione del mondo teorica.

Dunque Epicuro propone una forma di vita basata sul cosiddetto “piacere catastematico”, ossia l’assenza di dolore e tutto la sua costruzione filosofica vuole dare una spiegazione al mondo tale per cui tutte le forme di dolore siano evitabili. In tutto ciò la divinità è solo una possibile fonte di inquietudine e sia la razionalizzazione della sua esistenza, che la sua collocaizione in una posizione di “non interazione con l’uomo” servono solo ad eliminare tale preoccupazione.

Per quanto riguarda Lovecraft, invece, egli visse nel ‘900, periodo in cui la scienza arrivava a livelli tali da poter pretendere di spiegare l’universo intero ed i suoi racconti vogliono essere un avviso proprio contro tale pretesa. Il perno della sua narrativa è il ridimensionamento del ruolo dell’uomo nell’universo tramite la scoperta di questa infinitamente vasta dimensione (simbolizzata dal suo orrifico pantheon) che non può essere neanche compresa dagli uomini. Non si tratta banalmente di dire “la scienza non può spiegare tutto”. ma che l’uomo è una parte così piccola e insignificante dell’universo che la sua pretesa di comprenderlo è ridicola.

Le divinità di Lovecraft esistono accanto a noi, anche se noi non le vediamo

Qual’è il posto di Dio in questo universo in cui Dio non ci parla?

Arrivati a questo punto abbiamo compreso sia che cosa sono che perchè si scrive degli dei in ambo gli autori, è il momento di concludere comorendendo il generale posto degli stessi nel sistema di pensiero in questione.

Da un lato abbiamo Epicuro: i suoi dei sono solo una parte inevitabile della cultura greca e avendo come suo scopo primario quello di dare una “spiegazione confortante” dell’universo della sua epoca, per lui importa solo collocarli in un punto tale da non essere nocivi, per questo uomo e dio sono separati.

Dall’altro abbiamo Lovecraft: il ruolo svolto dal suo pantheon dell’orrore è puramente simbolico, serve come metodo per tradurre in narrazione, in incontri con personaggi quello che Sebastiano Fusco ha definito ” il disordine esistenziale che sottende alla realtà”.

Radicalmente opposti, Epicuro vuole razionalizzare il già esistente concetto di divinità, Lovecraft ne crea uno appositamente per simboleggiare l’inspiegabile.

Si tratta in ambo i casi di riflessioni teoriche, in cui dio è solo un mezzo per uno scopo pratico, tale scopo però radicalmente opposto: tranquillità per uno, in-quietudine per l’altro.

Lascia un commento