Paul Auster, lo scrittore che riconosce i limiti del linguaggio: entrare nel mondo attraverso le parole

Paul Auster e la sua filosofia del linguaggio in linea con gli studi psicoanalitici di Lacan e il trascendentalismo.

Paul Auster (3 febbraio 1947)

La parola è il suo mestiere, eppure ne riconosce tutti i limiti. Paul Auster è autore di decine e decine di libri, una voce di importanza epocale per il postmodernismo statunitense insieme a Pynchon e Don DeLillo. E nonostante fiumi di parole, le parole non bastano. L’idea di fondo che accompagna tutta la sua scrittura è che il linguaggio abbia dei limiti intrinsechi: non solo quando si tratta di comunicare, ma già a partire dall’inconscio. Il mondo che percepiamo sarebbe cioè mediato fin nella nostra mente attraverso il linguaggio. Significa che anche lo stesso inconscio ne risulta limitato, e questo lascia sempre un profondo senso di irregolarità, come se ci mancasse sempre qualcosa e la distanza fra ciò che siamo veramente e la nostra coscienza fosse incolmabile.

La scrittura di Paul Auster

La prosa di Auster, come i suoi numerosi lettori già sapranno, è diretta e incisiva, capace di scavare a fondo nelle angosce dell’uomo contemporaneo. La sua capacità di far emergere le ansie e le inquietudini dei suoi personaggi, e alle volte anche le proprie, è indiscussa: eppure, nonostante questo, Auster è il primo a riconoscere quanto poco possa bastare tutto ciò. ”Mai prima d’ora avevo percepito tanto chiaramente lo spazio che divide pensiero e scrittura” dice a un certo punto nel libro dedicato al padre da poco defunto, L’invenzione della solitudine. Prima ancora del pensiero limitato dal linguaggio, l’abisso che intercorre tra quello e la scrittura: ”ho la sensazione che la storia che sto tentando di scrivere sia come incompatibile con il linguaggio”, prosegue Auster nella stessa pagina, ”e che (…) quando arriverà il momento di dire l’unica cosa importante, non ci riuscirò.” Scrivere dovrebbe guarire lo scrittore e gli altri, a maggior ragione in un testo dal tema così particolare e allo stesso tempo universale come la perdita di un genitore; ma molto spesso chi scrive finisce per aprire ancor di più le proprie ferite. Di fronte ai limiti del linguaggio e alla consapevolezza di non poter arrivare forse mai a qualcosa di veramente soddisfacente, lo scrittore continua a insistere, pur conscio di star andando incontro al fallimento. Un fallimento che però, nonostante quel che Auster può dire, per i suoi lettori è uno straordinario successo.

L’invenzione della solitudine in edizione americana

Le influenze filosofiche

Le due influenze principali della scrittura di Paul Auster sono, come accorda la critica, la psicoanalisi di Jacques Lacan e il trascendentalismo statunitense. La combinazione tra le due teorie dà origine a una visione tutta postmoderna del linguaggio, e che tuttavia continua a risentire di un forte background filosofico. Secondo Lacan l’inconscio è strutturato come linguaggio, ma senza codice. Ci arriva attraverso le strutture freudiane del sogno, del lapsus o del sintomo, ma sono sistemi che restano privi di un significante stabile, e questo per l’essere umano costituisce un vero e proprio trauma. L’unico modo con cui possiamo conoscere noi stessi è attraverso il linguaggio, che è il modo in cui percepiamo il mondo: ma le limitazioni ad esso intrinseche ci lasciano con un forte senso di irregolarità, come se la distanza tra quello che osserviamo con i sensi e il modo in cui viene ad esistenza nella nostra mente fosse troppo grande per noi. E cioè, siamo fuori dal linguaggio. Qualcosa finisce col rimanere sempre scoperto, qualcosa che non può essere detto né pensato ma solamente percepito. Dall’altro lato abbimao i trascendentalisti, convinti che l’ordine simbolico della civiltà ci separi dall’ordine naturale del mondo. Il fattore comune di entrambe le ideologie è, perciò, la questione del significato dei simboli e di conseguenza il modo in cui possiamo, se ancora possiamo, ricercare un ordine.

La copertina di uno dei film diretti da Paul Auster

Ricercare un ordine

La scrittura è il modo con cui Auster sembra ricercare personalmente il suo ordine. Non è un caso che i suoi protagonisti siano molto spesso scrittori che ritrovano un senso alla loro vita proprio attraverso la scrittura, e quindi il loro posto all’interno dell’ordine naturale. Caso, destino e coincidenze sono solo alcuni tra i temi più cari a Auster, di cui può essere esemplificativo il romanzo La musica del caso, ed è in questa mancanza assoluta di senso che si muovono i suoi protagonisti. Ma come l’incapacità del linguaggio ad esprimersi non frena l’autore dal continuare a provare una scrittura che dica qualcosa, la mancanza di senso non è una giustificazione abbastanza valida per non continuare a ricercarlo.

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