Passato Natale ora arriva capodanno: cosa ci dice Leopardi dell’anno nuovo nelle “Operette Morali”?

La notte di San Silvestro è alle porte, ma perché attendiamo così tanto l’inizio di un nuovo anno? Il poeta recanatese ha una sua spiegazione.

Con la fine dell’anno, anche se nel nostro caso è persino la fine del decennio, siamo soliti brindare e festeggiare ad un nuovo inizio, a una porta che si apre su nuove possibilità e nuovi orizzonti. Ci lasciamo alle spalle tutto quanto ci è successo nei passati dodici mesi, sia i momenti belli sia quelli brutti e inevitabilmente speriamo che l’anno seguente sia migliore. Questa è la chiave su cui si basa il Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere di Giacomo Leopardi.

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“Credete che sarà felice quest’anno nuovo?”

Il Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere è una brevissima opera composta nel 1832 e  inserita nella seconda edizione delle Operette Morali. Esso si basa, come si evince dal titolo, sul dialogo di due uomini: uno, che di professione fa il venditore di almanacchi, rappresenta una persona popolana, dalla mentalità comune e con una vita semplice; il viandante, invece, è un uomo colto, esperto delle miserie dell’umanità e avvezzo alle sorti infelici della vita. Costui si reca presso il venditore che è intento ad attirare l’attenzione dei passanti e, appena arrivato, si accinge ad acquistare un lunario dell’anno prossimo venturo. A questo punto, però, il viandante inizia a porre al venditore una serie di domande relative al nuovo anno e lo fa in un modo un po’ particolare: adegua il suo modo di ragionare e il suo lessico a quello dell’interlocutore, così da creare un effetto ironico riguardo un tema alquanto spinoso per lui e per Leopardi. Proprio alle prime battute, il passeggere pone questa domanda al venditore: “Credete che sarà felice quest’anno nuovo?” e questa è la prima frase chiave del dialogo. La risposta del venditore è affermativa e ricca di una sicurezza che però andrà scemando a mano a mano che il saggio passante smonterà tutte le convinzioni proprie del pensare comune. Il venditore ritiene che l’anno che verrà sarà certamente felice e questo è naturale, secondo Leopardi, perché tutti gli uomini sono portati, dalla loro esperienza di vita, a pensarla così. Questa sicurezza è dovuta all’esperienza degli anni passati, durante i quali gli uomini hanno subito delusioni, lutti e torti che non vorrebbero mai più provare sulla loro pelle. Per dimostrare questo, il viandante chiede a quale anno già vissuto il venditore vorrebbe che quello che sta per arrivare assomigliasse, ma la risposta è stata a nessuno di quelli. Vivere un anno come uno dei precedenti non piace al venditore e non piacerebbe a nessun uomo. Per questo ci si convince che l’anno in arrivo porterà necessariamente un miglioramento della vita. Il nuovo anno potrebbe essere dunque portatore di un grosso cambiamento, laddove tutta l’infelicità e i momenti negativi del passato saranno solo un ricordo lontano. E noi del terzo millennio? Crediamo che sarà felice quest’anno nuovo? Lo attendiamo festeggiando il suo arrivo e la fine di quello vecchio, anche se quest’ultimo magari non è stato così infelice. Siamo attirati dalla novità e ci facciamo gli auguri di buon anno, perché tutti speriamo ( come è giusto che sia) che in ogni caso quello nuovo sia migliore, anche di pochissimo, di quello passato. La parola fondamentale che muove noi come muoveva già il venditore è: speranza.

Statua in onore del poeta Giacomo Leopardi (1798-1837)

“Una vita a caso”

Posto che nessuno degli anni precedenti è stato felice e che non vorrebbe vivere il prossimo come uno di loro, il venditore inizia a vacillare e perde un po’ di quel suo iniziale ottimismo. Il dialogo prosegue e il viandante gioca un’ulteriore carta: chiede al suo interlocutore se gli piacerebbe tornare indietro nel tempo e rivivere quegli anni ormai perduti. La risposta è di nuovo affermativa, ma corredata di una postilla: rivivere quegli anni è desiderabile a condizione che non si ripetano gli stessi piaceri e soprattutto gli stessi dispiaceri. Tornare indietro sì, se si potesse, ma non nella vita che già conosce, non nella vita dove gli è noto ciò che gli è accaduto di bene e di male. Perché, come fa notare il passante, per gli uomini è più preponderante il male subito che il bene ricevuto, dato che nessuno vorrebbe rivivere gli anni trascorsi. Dunque quale vita vuole il venditore per il futuro? “Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti”, risponde lui. E questa è la seconda frase chiave del dialogo. In poche parole, egli vuole una vita diversa, che non conosce, perché quella che gli è nota viene percepita come infelice. Quella vita che l’umanità considera bella non è quella conosciuta, ma quella che possiamo sperare di avere; non è quella passata, ma quella futura. Il povero e semplice uomo del popolo vuole “Una vita a caso”, senza sapere cosa potrà accadergli, perché è solo nell’ignoranza e nella casualità che è possibile illudersi, secondo Leopardi, e fantasticare sul futuro. Nella conoscenza della propria condizione c’è infelicità in virtù degli accidenti che capitano ogni giorno e ad ogni ora. Ma laddove si è ignari di tutto può prendere spazio l’illusione di una vita migliore che procura un senso lontano e ignoto di vana felicità. Per una persona come il viandante tutto questo è evidente ed egli sa bene che l’anno nuovo viene caricato di aspettative illusorie, ma nonostante ciò non trae le conclusioni del dialogo: lascia le cose a metà, per così dire, e non dimostra l’errore in cui incorre il venditore e l’umanità stessa. Questo perché sa anche che quell’illusione, che provocherà delusione in futuro, al momento porta una piccola quantità di sollievo nell’animo del suo interlocutore, come se costui potesse pensare di dover sopportare ancora per poco una vita misera nell’attesa di un poderoso cambiamento. Il venditore è consapevole che, in un modo o nell’altro, siamo tutti sulla stessa barca, anche se a lui è tolta, dalla sua condizione di saggio e colto, persino quella fugace parvenza di felicità portata dall’illusione di una vita futura ignota. Da quel punto di vista, in parte, è migliore la situazione del venditore.

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Un invito a illuderci

La ricetta leopardiana di capodanno è composta da speranza, illusione e un pizzico di imprevisto. Festeggiamo la fine di un anno quando speriamo che il futuro ci riservi un miglioramento, qualcosa di diverso oppure la conferma di quanto di bello abbiamo vissuto, cancellando però i momenti bui. Per Giacomo Leopardi è tutta una vana illusione, un modo che abbiamo di ingannarci e farci ancora più male, ma allo stesso tempo è una delle poche cose che ci può rendere felici per un breve lasso di tempo. Ecco perché forse c’è un altro modo di leggere il dialogo tratto dalle Operette Morali. Naturalmente il passante vuole demolire l’ingannevole costruzione mentale del venditore di almanacchi e la sua visione della vita è dolorosa al pari di quella del poeta di Recanati. Ma la fine del dialogo, con la già citata reticenza sul tirare le somme del ragionamento, vuole anche esortare a stare dentro le illusioni che ci facciamo. Il viandante stesso, con quel tono sicuro di sé che è sparito nel frattempo dal volto del venditore, dice che con il nuovo anno “Si principierà la vita felice”. Vuole dire che siamo uomini e che abbiamo bisogno anche di questo, cioè di illuderci per essere felici per un solo istante. Le intenzioni del dialogo sono di aprirci gli occhi ma non del tutto, di renderci partecipi di una realtà e dell’altra faccia della sua medaglia. Ci esorta a comprendere ma a restare testardi nello sperare, senza una vera giustificazione della nostra Ragione, che il futuro sia migliore del presente e ancora di più del passato. Certamente è importante sapere che le nostre aspettative verranno molto probabilmente deluse, ma avremo comunque un altro anno per fare i conti con noi stessi e, all’avvicinarsi del 31 dicembre, illuderci di nuovo. Perché inevitabilmente è quello che facciamo e che giustamente continuiamo a fare. Perciò anche tra pochi giorni ci riuniremo con chi vorremo e alzeremo i calici per brindare ad un nuovo anno pieno di felicità, confidando che possa andare sempre meglio con il passare del tempo.

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