Musica e nient’altro: Tha Supreme e Schopenhauer rifiutano l’apparire

Musica, nel XXI secolo, significa anche spettacolo, immagine, gossip. Ma non tutti si adeguano: Tha Supreme non si fa vedere, e ci insegna che ciò che conta è l’arte.

L’ologramma di ThaSupreme

Il giovanissimo rapper Tha Supreme ha trovato il modo di far parlar tutti di lui, non solo grazie al suo sound innovativo e al suo singolare talento, ma anche per il suo modo di porsi decisamente non convenzionale. Di rado, infatti, abbiamo visto il suo volto, e non ha mai fatto alcuna apparizione pubblica. Ciò ha permesso alla sua musica di essere il vero elemento al centro dell’attenzione, senza che altro la mettesse in secondo piano.

Rifiutare di apparire per farsi ascoltare

Classe 2001, tra i più giovani e talentuosi della scena musicale italiana, il rapper Tha Supreme si è di recente fatto notare con il suo primo album 23 6451  (letto “Le basi). Il disco di esordio ha battuto ogni record di ascolti, con le sue 20 tracce entrate immediatamente nella top 50 di Spotify. E non immeritatamente, dato che il giovane rapper originario di Fiumicino non ha prestato solo la sua voce, ma ha scritto anche i testi e prodotto tutte le basi, dando vita ad un alternarsi di suoni che non cade mai nel banale. Un successo raggiunto, tra l’altro, quasi “di nascosto”, dato che il cantante non è un assiduo fruitore dei social, e in rarissime occasioni ha mostrato il suo volto. Anche nei video musicali a comparire non è lui, ma il suo avatar versione cartone animato: un suo disegno dove si mostra per metà angelo e per metà diavolo, sempre abbigliato allo stesso modo, con la sua caratteristica felpa viola. Un modo di mostrarsi decisamente diverso da quello dei suoi colleghi trapper, che non perdono l’occasione di esibire outfit costosissimi e accessori preziosi. Tha Supreme invece riesce sempre a distinguersi, a ribadire che è la musica ciò con cui vuole farsi conoscere. Dopo l’incredibile successo dell’esordio, infatti, Tha Supreme è stato invitato a fare un’esibizione live nel famoso show televisivo X-Factor. È proprio in questa occasione che il rapper ha deciso di dimostrare di non essere un artista convenzionale, di non voler rispettare i canoni del mondo hip-hop: ha scelto infatti di non esibirsi davanti al pubblico e alle telecamere, ma di far sentire unicamente la propria voce, lasciando che fosse il suo ologramma a mostrarsi. Una decisione singolare, che lo ha anche portato a subire delle critiche. La sua risposta, però, non ha tardato ad arrivare: pochi giorni dopo il live show il cantante ha pubblicato sul suo account Instagram un freestyle in cui ha ribadito in modo secco le sue ragioni. “Non mi mostro o il mio mostro diventa il gossip”  dice in una barra: non vuole che sia il suo aspetto fisico il punto focale, ma le canzoni, il prodotto del suo impegno e del suo talento.

La cantante madame nel video di “Sciccherie”

Il dominio dell’apparenza

Il mondo della musica sta diventando sempre più legato alla spettacolarizzazione, alla moda, all’estetica. Questo fenomeno sembra la normalità in un epoca in cui l’immagine è parte fondamentale della nostra vita: Instagram condiziona il nostro modo di vestirci, di porci, l’interesse per le tendenze della moda cresce sempre di più, in particolar modo tra le nuove generazioni. Prendersi del tempo per migliorare il proprio aspetto sembra diventato fondamentale per la maggior parte di noi, l’idea che l’immagine sia la prima cosa che colpisce, sebbene non sia nuova, è al giorno d’oggi più attuale che mai, è diventata per molti quasi ossessiva. Il culto dell’estetica ha influenzato di conseguenza molti campi, tra cui appunto quello dell’arte e della musica. I profili Instagram dei cantanti sono spesso quelli con più seguito, i loro post fanno tendenza, i loro fan li prendono come modello sia per i loro outfit sia per il loro modo di apparire: sono loro a dettare la moda. A sorpresa, a rifiutare questi standard sono proprio i più giovani, in primo luogo Tha Supreme, che si mostra solo attraverso il suo cartoon stilizzato, ma anche Madame, un’altra rapper emergente. Questa ragazza, come il suo collega, è riuscita ben presto a distinguersi per il suo modo innovativo di fare musica,  e soprattutto per l’efficacia con cui esprime temi non facili da trattare. Nella canzone “Sciccherie” la cantante porta proprio una critica alla società dell’immagine, iniziando con il raccontare come anche lei voleva mettere “cose per sembrare come quelle un po’ più fighe”. Decideva di indossare perciò le “sciccherie”, che lei spiega essere tutte quelle decorazioni, quegli accessori, quei dettagli che decidiamo di aggiungere alla nostra figura per non passare inosservati. A completare la critica ci pensa il videoclip della canzone, il quale sottolinea con forza il messaggio di Madame: all’inizio vediamo la ragazza abbigliata in modo vistoso, con pelliccia, collane, orecchini e occhiali. Poco dopo, nel videoclip, vediamo che lei inizia progressivamente a spogliarsi di questi accessori, restando alla fine sullo sfondo bianco in jeans e maglietta, solo lei con “la penna, la voce, lo stile” (come dice in un’altra sua canzone). Ciò che ci vuol lasciare è la musica.

Il filosofo Arthur Schopenhauer

Schopenhauer: la musica oltre ogni arte

Difficile stabilire se il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer, vissuto nel XIX secolo, avrebbe apprezzato la musica dei due ragazzi, ma con tutte le probabilità avrebbe lodato le loro scelte non convenzionali. Nella sua opera “Il mondo come volontà e rappresentazione“, infatti, egli confronta le diverse arti, giungendo alla conclusione che la migliore tra esse, quella di maggior importanza e dignità, è la musica. L’immagine, l’esteriorità, a confronto, ha bassissima dignità ontologica. Nel suo libro il filosofo inizia con lo spiegarci che il concreto, tutto ciò che ci circonda, è illusorio, un “velo di Maya” che ci impedisce di capire in profondità le cose. Gli oggetti materiali, inoltre, sono sottoposti allo scorrere inesorabile del tempo, sono destinati a deteriorarsi, ed è perciò eccessivo, nel suo pensiero, l’attaccamento che l’uomo ha ad essi: questi non sono verità, sono solo parvenza, ci distolgono dal percorso verso la conoscenza. Ma se Schopenhauer ha una visione molto pessimistica del mondo terreno, ci sono aspetti di quest’ultimo che invece esalta, proprio perché sono solo in parte concreti. Questi sono le arti: sul primo gradino quelle figurative, che però in sé conservano ancor troppa materialità, e all’apice la musica. Il filosofo si concede ampio spazio per parlare di questa: spiega che essa è l’espressione più pura dell’essenza del mondo (che egli individua come la volontà), in quanto è del tutto indipendente dal mondo fenomenico e ci porta ad oltrepassare il velo di Maya. Essa ci permette l’astrazione, ci aiuta a distogliere per un attimo l’attenzione dal materiale e ad elevarci, secondo il filosofo a raggiungere addirittura la vera conoscenza. La musica è quindi la più potente delle arti, e lo dimostra semplicemente l’effetto positivo e benefico che ha su di noi. Probabilmente Schopenhauer avrebbe quindi criticato il modo in cui oggi la leghiamo al mondo delle apparenze, e di conseguenza la sminuiamo. Anche per lui i fronzoli non servono, la musica è la protagonista.

 

 

 

 

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