La politica è un’attività umana e come tale muta nel tempo, ma cosa accade alla sensibilità cittadina nei suoi confronti?

La distinzione fra destra e sinistra è stata a lungo centrale per analizzare i fenomeni politici e per stabilire un legame d’appartenenza con la base cittadina, ma in una nuova realtà in cui tale contrapposizione perde il suo carattere netto originario si osservano conseguenti cambiamenti anche nelle pratiche di partecipazione.

La nascita della classificazione destra-sinistra

Storicamente parlando, la dicotomia destra-sinistra viene fatta risalire al 28 agosto 1789, quando i membri dell’Assemblea nazionale francese reagirono alla proposta del sovrano Luigi XVI di ristabilire il potere di veto sulle decisioni prese da tale organo, ed i favorevoli si posizionarono nella parte destra dell’aula, mentre i contrari a sinistra. Con il corso del tempo ha conosciuto maggiori specificazioni, ed il politologo Stein Rokkan colloca la nascita di tale differenziazione nella frattura sociopolitica che coinvolge capitale e lavoro, i cui prodotti si differenziano principalmente in riferimento al ruolo conferito allo stato ed al suo intervento nella sfera economica. Secondo lo studioso, da un lato troviamo la sinistra, maggiormente favorevole all’intervento statale nell’assicurazione di prestazioni sociali varie e di tutele nei confronti dei soggetti più deboli, dall’altro la destra, che fa propria un’ottica prevalentemente basata sulla libertà d’azione in campo economico con valorizzazione dell’autoregolazione del mercato. Nei primi decenni che hanno seguito la fine della Seconda Guerra Mondiale tale bipartizione ha costituito il fulcro del discorso politico, diventando il riferimento dei partiti che basavano le proprie proposte ed i propri programmi su ideologie fortemente radicate nel pensiero cittadino

Cos’è la partecipazione politica?

La partecipazione politica è costituita dalle azioni intraprese dai cittadini in riferimento alle decisioni dei “detentori del potere”, in modo di influenzarne i comportamenti esprimendo forme di dissenso e vicinanza o di opposizione. Esistono varie forme di partecipazione politica, tra le quali la più comune e basilare in ogni regime democratico è l’esercizio del diritto di voto, ma la incontriamo anche in altre sfaccettature, difatti in generale, essa può essere declinata in senso espressivo (per evidenziare la propria appartenenza ad una data comunità generando benefici intrinseci, con l’obiettivo di mandare un messaggio  dotato di forte risonanza anche morale. È il caso, ad esempio, delle manifestazioni pacifiste), in senso strumentale (per raggiungere un certo obiettivo concreto e benefici estrinseci), nella dimensione invisibile (concentrandosi sul maturare e consolidare il proprio interesse per la politica) e nella dimensione visibile (dando prova concreta delle proprie posizioni, ad esempio partecipando a comizi, a cortei, scrivere lettere di reclamo alle autorità pubbliche). Oltre a ciò, esistono pratiche di partecipazione istituzionalizzate, ovvero riconosciute e legittimate a livello sociale e giuridico, e pratiche di partecipazione non istituzionalizzate che segnano una rottura con la tradizione, ma possono comunque cristallizzarsi nel tempo ed essere legittimate ( è il caso dello sciopero, che un tempo era vietato ma oggi è giuridicamente regolamentato ed accettato).

Lo svigorimento della netta distinzione tra i due poli ed il sentimento cittadino

A fronte di una conformazione sociale sempre più eterogenea e difficilmente classificabile sotto denominazioni ermeticamente chiuse verso l’esterno, il ragionamento politico è cambiato e così la stessa attitudine dei suoi rappresentanti. Si parla di società post-industriale e post-ideologica, dov’è difficile mantenere una distinzione netta ed impenetrabile e dove vanno configurandosi strutture partitiche e movimenti tendenti a presentare valori diversi ed innovativi rispetto a quelli tradizionali. Davanti a questa evoluzione, secondo molti, i cittadini hanno cominciato a sviluppare un certo senso di incertezza, se non addirittura di lontananza, nei confronti della politica, non riuscendo ad inquadrarla in schemi già conosciuti e percepiti come propri. Nella sua canzone “Destra-Sinistra” del 1994, Giorgio Gaber  esprime appieno queste perplessità, mostrando come i cittadini percepiscono la politica attuale e come vi si relazionano.

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
Ma io dico che la colpa è nostra
È evidente che la gente è poco seria
Quando parla di sinistra o destra

 

Si avverte principalmente il peso dell’abbandono di un’ideologia salda a livello istituzionale, di fronte a proposte cangianti e mutevoli a seconda degli eventi con cui si confrontano. Per un gran numero di cittadini questa realtà inibisce il proprio senso di appartenenza radicato nei confronti della politica, arrivando a considerarla una parte importante della propria vita ma lontana dalla propria quotidianità e dalla propria esperienza personale.

L’ideologia, l’ideologia
Malgrado tutto credo ancora che ci sia
È la passione, l’ossessione
Della tua diversità
Che al momento dove è andata non si sa
Dove non si sa, dove non si sa

Però, come già detto, la politica è un’attività umana soggetta a cambiamenti, dunque cercare di mantenerla cristallizzata in una fisionomia ormai in disaccordo con l’evoluzione sociale genera un forte sentimento di insoddisfazione, che potrà essere superato prendendo coscienza di tale condizione (senza ovviamente legittimare la perdita di valore qualitativo dell’azione politica dei suoi protagonisti).

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