Come funziona il sistema sanitario statunitense? Rispondono i personaggi di Scrubs

Trattamento sanitario obbligatorio, assicurazione sanitaria: sono tutti termini che abbondano in una serie tv statunitense come Scrubs, ambientata in un ospedale. Ma cosa significano? Come funziona la sanità americana? Andiamo a scoprirlo.

fan di Scrubs ci avranno ormai fatto l’abitudine, ma chi non si è stupito (negativamente) davanti ai primi “no” del primario di medicina interna Bob Kelso? Il vecchio medico del Sacred Heart Hospital sembra a tutti gli spettatori una persona burbera, fredda, insensibile ai patimenti delle famiglie dei pazienti e dei malati, attaccato solo al concetto di denaro. Ma è veramente così? La stessa serie televisiva, proseguendo con le stagioni, ci anticipa la risposta: non è al 100% colpa sua, anzi. Spesso i medici statunitensi si ritrovano in un giogo etico, politico e sociale non indifferente riguardo alla cura dei propri pazienti, che alcuni cercano di raggirare, dando più valore alla vita umana, mentre altri non possono contravvenirvi. Negli anni, i policy makers hanno cercato in vari modi di arginare il problema, ma non è un compito semplice, in quanto si tratta di un tema molto discusso dall’opinione pubblica a stelle e strisce. Vediamone quindi la travagliata storia e cerchiamo di capire le ragioni di Kelso.

Bob Kelso vs Cox vs JD: il sistema sanitario USA in Scrubs

Chi è il personaggio più odiato di Scrubs? E perché diciamo proprio il dottor Kelso? Sarà dovuto al suo atteggiamento scostante, al suo carattere scontroso o alla sua aria di superiorità ma, sicuramente, una buona parte di antipatia proviene dall’importante ruolo che riveste nell’organico dell’ospedale Sacro Cuore. Egli è infatti, per le prime sette stagioni della serie, il primario di medicina interna: un incarico prestigioso, ma anche ricco di responsabilità. L’anziano medico è tenuto infatti a supervisionare sull’operato di tutti gli internisti, che siano essi professionisti, specializzandi o tirocinanti, oltre che occuparsi di amministrazione e burocrazia e svolgere lezioni seminariali. Naturalmente, la grande responsabilità lo porta ad essere cinico e burbero; inoltre, spesse volte, deve negare esami costosi, ricoveri, terapie o interventi chirurgici richiesti dal suo staff, in quanto alcuni malati non posseggono un’assicurazione sanitaria adeguata o non la hanno affatto. Al posto di ciò, invita i medici a stabilizzare i pazienti e poi a dimetterli rapidamente. Tale atteggiamento può sembrare cattivo, ai limiti dell’inumano, soprattutto a noi spettatori italiani, abituati alla sanità pubblica, ma negli Stati Uniti è pura e semplice quotidianità; non è attaccamento al denaro, non sono favoritismi, non è spietatezza: è semplicemente il sistema a stelle e strisce. Bob Kelso viene però visto negativamente dai suoi colleghi, quasi come fosse un bastone tra le ruote. Memorabili sono le liti tra il primario e il dottor Cox, il miglior internista dell’ospedale: quest’ultimo, anch’egli cinico e sarcastico, è continuamente in conflitto con il vecchio medico a causa delle limitazioni date alla sua professione, salvare vite. Fermamente convinto che non si dovrebbe scendere a compromessi quando si parla del benessere fisico delle persone, Perry Cox diventa il baluardo della resistenza dello staff contro alle decisioni impopolari di Kelso, finché, nell’ottava stagione, diventa lui stesso il primario di medicina interna del Sacred Heart al posto di Bob. A questo punto, il principale antagonista di Cox sarà proprio il protagonista della serie JD, che tenterà di convincerlo a non rinnegare completamente tutti i principi per cui ha combattuto quando era un semplice medico.

Il sistema sanitario americano in compendio

Come la maggior parte di noi sa già, il sistema sanitario nazionale americano è prettamente privato. Esistono solamente due programmi assistenziali pubblici esulanti da ciò: il Medicare e il Medicaid. Il primo è mirato al sostegno medico degli anziani over 65 appartenenti a qualsiasi fascia di reddito, portatori di disabilità o persone affette da insufficienza renale (è quindi universalistico); il secondo è invece dedicato solamente all’aiuto sanitario delle fasce più umili della popolazione. Storicamente, il sistema è sempre stato privato, anche se le prime proposte di un modello misto fra pubblico e privato provengono addirittura dagli anni ’30 del Novecento, dal presidente Franklin Delano Roosevelt. L’opposizione della lobby medica ha però frenato questo impulso rinnovatore fino al 1965, quando il democratico Lyndon B. Johnson varò il Social Security Act, raccolta di leggi che sancivano la creazione di Medicare e Medicaid. La sanità americana non subì ulteriori cambiamenti fino al 2010, quando il presidente democratico Barack Obama promulgò l’Obamacare. Questa riforma diede un forte impulso al modello americano: ampliò le fasce di persone beneficiarie di Medicare e Medicaid, previde sanzioni per chi non stipulava un’assicurazione sanitaria, ma al contempo promosse incentivi fiscali per coloro che dovevano sottoscriverla (come la contribuzione finanziaria del datore di lavoro in aziende medio-grandi o la possibilità, per i giovani a carico della famiglia, di potere usufruire di quella dei genitori). L’Obamacare riuscì a far ricevere servizi sanitari a 23 milioni di persone che prima non ne avevano diritto; inoltre diminuì le spese statali per il sistema assistenziale. Fu quindi un grande successo, ma l’attuale presidente Donald Trump, nel 2017, ne cercò prima l’abrogazione totale, poi parziale: entrambe le proposte furono bocciate al Senato, lasciando così invariato il sistema sanitario statunitense all’era Obama.

Sanità pubblica: è eticamente corretto?

Il dibattito sociale, politico ed etico riguardante il modello sanitario della Casa Bianca è ormai più che cinquantennale, ma le prime forti rivendicazioni ci furono intorno agli anni ’90 del Novecento, quando il prezzo dei medicinali aumentò esponenzialmente: i cittadini insorsero quando scoprirono che il prezzo da capogiro era dovuto al fatto che né il governo, né le compagnie private contribuivano all’acquisto dei farmaci da parte degli americani bisognosi, come invece accadeva negli altri Paesi occidentali. Questo, negli USA, accadeva sia per legge, sia per convenzione: legalmente, le aziende private non possono stringere accordi finanziari con il governo (neanche se riguardano la salute), mentre è ormai una tradizione consolidata che i medicinali siano a completo carico del cliente. Le motivazioni viste causano una spesa esorbitante da parte dei malati, ma anche da parte dello Stato: i soldi non investiti in sanità pubblica, sono dedicati alla ricerca tecnologica. Ecco perché gli ospedali americani sono all’avanguardia, le cure sono rivoluzionarie e innovative, le nuove ricerche in campo medico sono tutte provenienti da oltreoceano, ma a che costo? Qui si instaura la discussione, riguardante diversi fronti, sulla correttezza o meno del modello sanitario attuale. E’ infatti risaputo che gli Stati Uniti sono una delle poche nazioni industrializzate a non godere di una copertura medica universale: è giusto continuare a pensare nei termini dell’american way of living, nella quale tutto deve essere guadagnato, oppure è opportuno riflettere sul valore inestimabile della vita? In attesa di risposte, ci saranno però molti dottor Kelso americani che continueranno a dire tanti altri “no” ai trattamenti sanitari di persone senza assicurazione, provenienti soprattutto dalle minoranze etniche.

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