“I ciechi sognano il buio?” Ce lo spiegano Murubutu e Stephen Kuusisto

L’occhio può essere considerato come uno strumento deputato a focalizzare sulla retina le immagini, con la minima distorsione possibile. Tuttavia, difetti congeniti o acquisiti, possono rendere tale strumento inutilizzabile.

Una domanda ricorrente tra le persone vedenti è cosa sogni se non hai la possibilità di vedere? La dimensione onirica delle persone cieche è un mondo affascinante, e ce ne possono parlare l’autore di Planet of the Blind Stephen Kuusisto e Giulia, la protagonista di Grecale, i cui occhi iniziano a non vederlo più, il mondo.

Tutto ciò che c’è da sapere sulla cecità

Con cecità si indica la mancanza totale o parziale della percezione visiva di uno o di entrambi gli occhi, che può essere congenita (cioè essere presente fin dalla nascita) o acquisita (l’individuo perde la vista dopo la nascita). La cecità può essere dovuta a condizioni o patologie che colpiscono direttamente l’occhio o le vie ottiche (ad esempio tumori, infezioni, traumi) o essere secondaria a patologie che non riguardano direttamente l’occhio (ad esempio retinopatia diabetica). La causa più diffusa di cecità nel mondo è la cataratta (circa il 40% dei casi). Ci sono vari tipi di cecità, tra cui: cecità o amaurosi (definita totale quando l’occhio non percepisce affatto la luce), cecità funzionale (quando il sistema visivo percepisce la luce, ma è incapace di percepire le forme) e cecità legale (è presente quando la percezione, non superiore a 1/20 nei ciechi parziali, non permette l’autonomia del soggetto). Secondo l’OMS, prevenire la cecità è possibile in quasi 9 casi su dieci, grazie ad una alimentazione corretta con adeguate quantità di vitamina A, riducendo il rischio di traumi, effettuando visite oculistiche frequenti in individui a rischio e non sottovalutando i sintomi precoci delle patologie oculari. È difficile ottenere dati statisticamente appropriati sull’incidenza della cecità nella popolazione mondiale. Si sti­ma un’incidenza della cecità pari a circa 200 casi ogni 100.000 abitanti nelle nazioni con standard di assistenza medica elevati, e una incidenza dieci volte maggiore in quelle con una mediocre assistenza medica.

Grecale: una poesia d’amore a prima vista

Ascoltare un disco di Murubutu è un’esperienza che va oltre il semplice ascolto. Chi conosce il rapper sa infatti che dentro ogni suo disco ci sono rime, storie, persone, destini, cuori e anime che s’intrecciano. In L’uomo che viaggiava nel vento e altri racconti di brezze e correnti l’ascoltatore non si trova fra le mani un semplice cd, ma una sorta di libro da cui attingere a diversi racconti. In uno di questi racconti, Grecale, la protagonista è Giulia, una bambina cieca che fa la ballerina e che oltre alla sua lotta personale deve subire anche le derisioni degli altri. Giulia ascolta il rumore del vento e da quello si fa guidare nei suoi passi, ballando leggera e sinuosa insieme ai suoi sogni. Qualcuno vede già nella sua diversità un ostacolo, ma lei continua a danzare, nonostante la gente sia scettica. Giulia balla come le altre bambine, ma senza una guida (cioè la vista), solo grazie all’istinto. I suoi occhi vedono sempre meno e la realtà si ingrigisce: danzare diventa più difficile, e gli spazi e la realtà sono spesso nemici troppo potenti. Tuttavia, Giulia si rialza ogni volta che cade e in silenzio torna a danzare, prende fiato e ritenta. E quando il vento la raggiunge di sorpresa per lei è come una spinta accennata, un incoraggiamento divino a crederci ancora. Quando il buio è totale e la vista assente del tutto, arriva la resa e cala il buio: Giulia appende le scarpe al muro. Il vento che soffia le asciuga le lacrime e le dice “alzati, che il male peggiore te lo stai infliggendo sa sola, più che il tuo destino”. E così Giulia si rialza: ha capito, finalmente, che la sua danza supera il senso della vista e viaggia attraverso il suo corpo. Danza di fronte al pubblico stupito e ammutolito, e quando il sipario si chiude, arriva il primo applauso e poi lo scrosciare dell’entusiasmo di chi ha potuto ammirare qualcosa di inaspettatamente speciale. Giulia rincasando sogna quel battere di mani: in sogno ne distingue nitidamente i colori, come non può fare nella realtà. Perché sognando il mondo le appare come appare a tutti gli altri.

La ricerca danese e l’opinione di Stephen Kuusisto

Come detto precedentemente, il modo di sognare delle persone cieche è un tema affascinante e oggetto di dibattito: qual è la produzione onirica delle persone non vedenti? In Danimarca è stato chiesto a 50 persone – delle quali 11 cieche dalla nascita, 14 che hanno perso la vista a un certo punto della vita e le restanti non affette da disabilità visiva – di compilare un questionario giornaliero basato sul contenuto dei loro sogni. Lo studio ha trovato che nessuna delle persone senza vista dalla nascita aveva sperimentato produzioni oniriche a contenuto visivo durante il test, e che «i sogni dei non vedenti – tanto quelli dalla nascita quanto quelli diventati ciechi – erano perlopiù ispirati da odori, tatto, gusti e suoni». A sfidare queste conclusioni è Stephen Kuusisto, poeta e autore di due memoir sulla cecità (Kuusisto è nato prematuro e affetto da una retinopatia che gli ha tolto quasi tutta la vista, lasciandogli solo la capacità di percepire alcune forme e i colori). Kuusisto ha dichiarato: «Diciamo che il tuo sogno è come un film di Martin Scorsese. Un sogno di un cieco sarà più simile a un quadro di Monet. Avrà persone e luoghi al suo interno, ma sarà più astratto o impressionista, meno legato a una rappresentazione fedele o fotografica di ciò che una persona vedente potrebbe avere». L’artista nota che i non vedenti immaginano persone e luoghi ogni giorno – sono obbligati a farlo – e «assorbono le descrizioni narrative degli altri» sviluppando «un’intera riserva di immagini» (un processo comune anche per chi vede, ad esempio quando deve immaginare un luogo in cui non è mai stato). Kuusisto rifiuta anche l’idea per cui chi non ha mai visto i colori non sarebbe in grado di immaginarli. «Le persone non vedenti “vedono” i colori in ogni momento. È questione di definizioni», ha detto in un’intervista. «I colori sono fondamentalmente degli standard linguistici concordati, che poi si declinano a seconda della propria sensibilità, per cui anche se non hai mai visto nulla, vedi il blu. Qualcuno potrebbe dire che è l’oceano. Una volta che conosci la parola “blu”, inizi a formarti un’idea comprensiva della suddetta. Potrebbe soltanto essere una concezione diversa di blu: per i Greci antichi l’oceano era fucsia» spiega Kuusisto. Un aspetto significativo della ricerca danese è aver sfatato il mito per cui la produzione onirica dei ciechi sarebbe sensibilmente diversa rispetto a quella di chi vede, ad esempio perché conterrebbe meno immagini di interazioni sociali. La ricerca ha stabilito peraltro che i non vedenti fanno quattro volte più incubi dei vedenti, probabilmente dovuti al timore di muoversi nel mondo senza l’ausilio della vista. Kuusisto rifiuta anche questo aspetto, adducendo l’esperienza di amici e conoscenti senza vista. L’errore, sostiene, è considerare i sogni come interamente governati dai propri sensi, quando in realtà sono «individuali, meravigliosi e misteriosi».

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