Il Superuovo

Parliamo di donne e di disperazione erotica con Petrarca e Lucio Dalla

Parliamo di donne e di disperazione erotica con Petrarca e Lucio Dalla

Il desiderio, l’oggetto del desiderio e il pensiero dell’oggetto desiderato: un mix perfetto

“Donne, du du du” per l’arte sono delle muse fatte d’etere ed ambrosia, portatrici di messaggi divini. L’essenza femminile appare più che mai rarefatta, in una tensione erotica che segue l’infinito nella sua solita dialettica: finito, infinito irraggiungibile. La carne non presenta le stesse fattezze divine, si avvilisce e cade nel banale quotidiano. Da qui l’ossessione per il pensiero di una donna esistente e inesistente allo stesso tempo, mai raggiungibile nella sua pienezza divina una volta palesata. Deludente come condizione, ma necessaria per l’essenza dell’arte: dove tutto l’inesistente diventa esistente, in una specie di limbo creato dall’uomo in cui si evade la realtà finita creata dal divino. Non resta che narrare l’inenarrabile con le limitate parole umane o cercare di essere più autentici che mai.

Francesco Petrarca

Francesco era un tipo particolare: anticipato e anticipatore, fu una delle tre corone trecentesche assieme a Dante e Boccaccio. Il poeta fece scuola fino all’ ‘800, anche grazie all’aiuto di messere Pietro Bembo, il quale definì Petrarca esempio illustre per lingua e stile in poesia. Nonostante la risonanza della sua capacità lirica, Francesco non ebbe vita facile. Nato ad Arezzo, ma cresciuto ad Avignone, studiò a Montpellier, poi di nuovo l’Italia: Firenze, Roma, Parma: un eterno peregrinare, senza mai trovare un centro di gravità permanente. Durante la vita vagabonda ricevette numerosi riconoscimenti, in particolare per il poema epico latino Africa, composto nel 1339, per il quale, a Roma, nel 1341, ricevette la “corona d’alloro”. Inoltre, da giovanissimo, Petrarca prese gli ordini minori e divenne chierico, una scelta che gli permise di ottenere privilegi economici e sociali, ciononostante fu una scelta dettata anche dalla sua sensibilità religiosa.

dissidioso

Il 6 aprile 1327, giorno del venerdì Santo, Francesco Petrarca incontra la sua Beatrice: Laura. D’ora in avanti il poeta sarà scisso tra l’aspirazione alla gloria terrena e l’attrazione carnale per Laura, contro una maggiore spiritualità. L’innamoramento quindi, “il primo giovanile errore”, diventa motivo speculativo per Petrarca, non del divino o della donna-angelo, quanto più di sé stesso. Infatti, a pochi anni da quell’incontro, Francesco inizierà a comporre l’opera per cui è più noto: il Canzoniere, al secolo come Rerum Vulgarium Fragmenta. 365 poesie divise in due sezioni: rime in vita ed in morte di Laura. Un centro di gravità permanente che apparentemente simula d’essere il tema attorno a cui tutto ruota. In realtà, nonostante il carattere frammentario e sparso dei vari componimenti, scritti e rivisti dagli anni ’30 fino alla morte nel 1374, il vero tema centrale dell’opera è l’interiorità di Petrarca.

“Donna non vidi mai”

L’attrazione carnale per la donna assume uno spunto immaginifico ulteriore e lancinante per indagare quello che, oggi, chiamiamo “inconscio”, ma che Petrarca, più umilmente, chiamava anima. L’oggetto del desiderio che nella sua vaghezza immaginativa resta sublime e divino, nella pratica “non quaglia” affatto come si vuol credere. Ed ecco l’ossessione per i dettagli del suo corpo. Per il poeta è una smania funzionale a far percepire “concreto” quel suo desiderio: il possesso. Non dobbiamo meravigliarci dei moderi femminicidi: l’amore come possesso è archetipo.

Non resta che vagheggiare, in maniera più o meno ossessiva, quel corpo, quelle fattezze, quell’amore. L’unica vera consolazione: la sua mano.

Lucio Dalla, daccela!

Nel 1977 Lucio Dalla estrae uno dei tanti conigli dal suo cilindro, incidendo il disco Com’è profondo il mare. Un album in cui si susseguono canzoni-manifesto. Commistione tra ricchi arrangiamenti musicali, dal carattere di Lucio, affascinanti e accattivanti e testi dalla portata rivoluzionaria, di tensione personale, umana e lirica. Tra tutti il brano che dà il nome al disco Com’è profondo il mare, in cui esprime, a chiare lettere, l’indipendenza intellettuale da tutto e tutti.

Il pensiero come l’oceano non lo puoi bloccare non lo puoi recintare.

Disperato erotico stomp

Altro iconico brano del disco citato è senz’altro Disperato erotico stomp: una storiella autobiografica. Si racconta di questo personaggio sfortunato in amore che dopo una settimana dalla delusione, decide di uscire alla ricerca di una “thailandese” con cui sfogarsi.  Incontrata una prostituta, anziché andare subito al sodo, il nostro Lucio inizia a discutere con lei del più e del meno, ci descrive capelli, pelliccia, stivali e ci dice come la pensa, rimanendo infine da solo.

Non so se hai presente
Una puttana ottimista e di sinistra
Non abbiamo fatto niente
Ma son rimasto solo
Solo come un deficiente

Decide così di rincasare, ma una volta fermatosi sul portone di casa, il pensiero arriva in soccorso: il desiderio pensato si palesa. Lucio eccitato sale le scale e inizia a masturbarsi.

Prima di salir le scale mi son fermato
A guardare una stella
Sono molto preoccupato
Il silenzio m’ingrossava la cappella
Ho fatto le mie scale tre alla volta
Mi son steso sul divano
Ho chiuso un poco gli occhi
E con dolcezza è partita la mia mano

“E’ partita la mia mano”

Nonostante l’omosessualità dichiarata, Lucio Dalla riesce meglio di altri eterosessuali a rappresentare la difficoltà sentimentale, e non, che dev’essere affrontata dal malato d’amore per la donna. Lo riesce a fare con una sincerità e semplicità disarmenti, che non lasciano spazio all’accusa di libertinismo o sconcezza, poiché questo racconto ha il carattere della verità comune a tutti. In un mondo dove anche la prostituta non sembra essere all’altezza del pensiero che ci fa ingrossare la cappella guardando una stella (alias, il pensiero del sesso) tanto vale concedersi il piacere in autonomia, senza vincoli, né difficoltà. Petrarca non ha poetato su questa materia, ma si sarà masturbato sicuramente.

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