Il Superuovo

Emergenza plastica: scoperti dei nuovi organismi che sono in grado di digerirla

Emergenza plastica: scoperti dei nuovi organismi che sono in grado di digerirla

Guerre, pandemie, catastrofi naturali. Vi viene in mente un’altra piaga che sta investendo il mondo? Esatto, l’inquinamento da plastica. La scienza accorre e trova una potenziale soluzione. 

Molto discusso nei tavoli politici internazionali, l’inquinamento da plastica è un argomento quanto mai attuale e chiacchierato. Dando uno sguardo ai dati è inevitabile non notare come questo problema stia causando un graduale ma radicale cambiamento nel mondo. Oltre alle classiche soluzioni di prevenzione, come la raccolta differenziata e la raccolta a mano dei rifiuti, dai laboratori arriva la svolta, organismi in grado di digerire la plastica. Scopriamoli insieme.

 

Emergenza globale, la plastica

Da un secolo a questa parte, la plastica è diventato uno dei materiali più versatili di cui disponiamo grazie alle sue proprietà. È infatti un ottimo isolante elettrico, termico e acustico, è leggero, resistente al tempo e agli agenti atmosferici, idrorepellente, modellabile e asettico (o forse no?). Per questo viene utilizzato praticamente ovunque, dagli usi più comuni sino all’ingegneria biomedica. Nonostante queste ottime caratteristiche, ha un problema, non è biodegradabile, disperso nell’ambiente può impiegare fino a 1000 anni per degradarsi. È cosa accade in questi 1000 anni il problema che stiamo cercando di risolvere. La produzione attuale di plastica è notevolmente maggiore alla quantità che siamo in grado di smaltire, solo negli ultimi 15 anni la produzione è aumentata in modo esponenziale dai 2,3 milioni di tonnellate del 1950 ai 448 milioni di tonnellate del 2015. Un dato che dovrebbe raddoppiare dal 2050. Questa quantità viene dispersa nell’ambiente e ultimamente viene trovata nei posti più impensabili, emblematico il caso del ritrovamento di microplastiche nella placenta umana. È infatti stimato che ogni settimana ingeriamo una quantità di plastica comparabile a quella di una carta di credito. Per fortuna qualcosa si sta muovendo e pur essendo un problema sotto gli occhi di tutti, è effettivamente entrato a far parte della cultura pop grazie alle recenti campagne contro la plastica, come i Fridays for Future di Greta Thunberg. C’è altro che possiamo fare? Assolutamente sì, dai laboratori arriva una soluzione ingegnosa.

 

Aspergillus tubingensis, il mangia-plastica

In una discarica del Pakistan è stato isolato un fungo mangia-plastica ghiotto di poliestere. La specie si chiama Aspergillus tubingensis ed è stata studiata in laboratorio. In una serie di esperimenti pubblicati su Environmental Pollution, gli scienziati dell’Accademia delle Scienze cinese e dell’Università di Agricoltura dello Yunnan (Cina) hanno osservato che il micelio del fungo, cioè il suo apparato vegetativo, formato da un insieme di intrecci di filamenti, aveva colonizzato un foglio di materiale plastico in poliuretano poliestere, degradandolo. Dopo due mesi, il fungo aveva mangiato la lastra a tal punto da ridurla in poltiglia. Questo implica un suo potenziale utilizzo come demolitore delle plastiche. Certo, però, che sapere che esiste un fungo in grado di colonizzare la plastica non fa di certo gioire gli ingegneri biomedici che costruiscono protesi che in nessun modo devono essere contaminate.

Pezzo di plastica degradato da Aspergillus tubingensis

Pseudomonas sp. TDA1, il killer della plastica

Un altro gruppo di studio appartenente al Centro Helmholtz ha lavorato al progetto dell’Unione Europea «From Plastic Waste to Plastic Value using Pseudomonas putida». Da sito ricco di fragili rifiuti di plastica hanno isolato il batterio Pseudomonas sp. TDA1. Questo si è dimostrato in grado di sopravvivere e proliferare in ambiente dove gli unici nutrimenti fossero le plastiche, in particolare il poliuretano. Ciò significa che il batterio si è sviluppato e adattato per rompere i legami chimici del poliuretano e usarlo come fonte di nutrimento. Proprio per questo si stima che in dieci anni potrebbe essere possibile usare il batterio su larga scala per abbattere la mole di plastica inquinante. Questi microrganismi sembrano essere un ancora di salvezza per il problema dell’inquinamento da plastica, sta solo a noi saperli usare nel modo giusto, per ora la cosa più importante è ridurre al minimo gli sprechi, occhio!

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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