Il Superuovo

Parasite spiega Marx, alienazione e coscienza di classe nella società capitalista

Parasite spiega Marx, alienazione e coscienza di classe nella società capitalista

L’ultima pellicola del cineasta coreano riassume in maniera forse definitiva la sua cupa visione del capitalismo e delle sue conseguenze, e mentre ci inquieta ed esalta una domanda si imprime con forza nelle nostre menti: chi sono i veri parassiti?

Il tema della presa di coscienza dei poveri riguardo la loro posizione subordinata all’interno della società (ed il conseguente tentativo di rivoluzionare l’ordine costituito) non è nuovo per Bong Joon-ho. Il regista coreano lo ha affrontato in quasi tutte le sue pellicole, dipingendo un ritratto grottesco dell’alienazione delle classi sociali inferiori abbandonate a se stesse in un sistema sbilanciato visibilmente in direzione degli abbienti. In Parasite la dicotomia fra ricchi sempre più ricchi, adagiati nell’opulenza di ville meravigliose, e poveri sempre più poveri, che lottano quotidianamente per sbarcare il lunario, stretti in soffocanti appartamenti manchevoli dei comfort che riteniamo fondamentali, è evidente e disarmante in quanto immagine realistica delle condizioni di una realtà neanche così lontana dalla nostra.

La pietra di Sisifo

La tragica vicenda della poverissima famiglia Kim ha inizio con un dono, una pietra ornamentale regalata al figlio Ki-woo (Kevin) da un ricco amico in procinto di partire per studiare all’estero. Questa pietra sarà uno dei temi ricorrenti all’interno del film, tanto metaforico che il regista stesso ci tiene a specificarlo. Questa pietra pare inizialmente assolvere il suo ruolo di portatrice di fortuna, ma presto la situazione comincia a precipitare. La pietra sembra in questo modo simboleggiare un altro masso alquanto celebre: quello trascinato da Sisifo sulla cima della montagna nell’antica leggenda greca, destinato eternamente ed ineluttabilmente a ricadere a valle. La metafora a questo punto risulta chiara: la pietra, simbolo di ricchezza e prosperità, dell’ambizione della famiglia Kim, la quale tenta in ogni modo di raggiungere una condizione di vita che gli è preclusa (il tanto agognato Olimpo, dimora delle figure divine rappresentate dai ricchi Park), si trasformerà presto in un fardello, rotolando inesorabilmente nelle profondità del Tartaro. Questa ambizione, questo ottimismo figlio della favola romantica liberale dell’uomo capace di sollevarsi dal fango per raggiungere uno status sociale elevato con la sola forza di volontà, è destinato a fallire nella società capitalista, ci rivela Marx con il suo concetto di falsa coscienza. I Kim non si rendono conto fino in fondo della loro condizione alienata e tentano di appropriarsi di uno stile di vita che non gli appartiene, poiché la società capitalista non è veramente meritocratica, il valore dell’impegno è illusorio, tant’è vero che i Kim sono molto più abili e competenti dei Park, ma non avendo i mezzi economici, completamente dislocati nelle mani dei ricchi, non saranno mai in grado di ottenere ciò che meritano, se non mentendo ed ingannando (e come accade sempre, il castello di carte delle menzogne è destinato a crollare).

 

Homo Homini Lupus

La conseguenza diretta del sistema capitalista è uno stato di natura in cui gli uomini sono in continua lotta fra di loro, e se di certo la solidarietà non è possibile fra ricchi e poveri e l’unica scelta rimasta ai Kim è quella di mentire per sopravvivere, vedremo che essa non lo sarà neanche fra poveri ed altri reietti. Dopotutto la signora Kim ci ricorda che la signora Park “non è ricca ma gentile, gentile perché è ricca“, il denaro “è un ferro da stiro che liscia tutte le pieghe“. Questa è la visione che traspare dall’opera di Joon-Ho, una visione disillusa che mostra la necessità del predicamento Marxista di fare fronte comune contro il nemico, di abbattere il sistema con una rivoluzione positiva, poiché quando questo non accade “rivoluzione” torna ad assumere il suo antico significato relativo ai moti degli astri, ovvero un percorso che compie un giro completo per tornare irresistibilmente al punto di partenza. Questo perché il sistema è patologico, conclamato, e per sopravvivere non resta che rassegnarsi consapevolmente alle sue regole. Possiamo notare come in questo contesto contemporaneo “l’oppio dei popoli” si configura proprio con l’ideologia capitalista, felicità illusoria, ultimo approdo della speranza di Kevin nel tormentato finale.

Parassiti

Alla luce di queste informazioni ci rendiamo conto che la domanda principale che pone questa pellicola riguarda l’identità del parassita, ribaltando ironicamente la percezione che abbiamo della ricchezza e della povertà. Sono i Kim i parassiti, infiltrandosi subdolamente nella vita perfetta e patinata dei loro ricchissimi alter ego spirituali? O sono i Park a sopravvivere parassitando le qualità positive e costruttive dei loro subordinati, conducendo una vita vuota, fatta di eventi mondani e risate false, guardando la pioggia attraverso le loro pareti di cristallo, mentre nei sobborghi i poveri annegano nei loro sudici appartamenti? A voi la risposta.

 

 

 

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