Parliamo di Storia.
L’Operazione Seelöwe (tedesco letterale per leone marino) fu il progetto strategico ideato da Adolf Hitler che prevedeva una massiccia manovra militare al fine di portare a termine l’invasione terrestre del Regno di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, programmato per essere attuato nel periodo immediatamente successivo alla capitolazione della Francia e alla conquista di Parigi, nel 1940. Il successo di tale ambizioso tentativo di conquista avrebbe comportato, escludendo i conflitti interni, il primo periodo di dominazione straniera dell’Inghilterra fin dai tempi di William il Conquistatore (1028 – 1087 d.C ).

In seguito alla straordinaria serie di successi della Wehrmacht (l’ esercito della Germania Nazionalsocialista, letterale per forza di difesa) che tra il 1939 e il 1940 determinò la conquista tedesca di Polonia, Danimarca, Norvegia e Francia, –oltre che alla definitiva espulsione delle forze di spedizione britanniche in Europa grazie alla cacciata di Dunkirk- l’unico ostacolo che si poneva tra Hitler e la completa dominazione del Vecchio Continente era la plurisecolare superpotenza dell’Impero Britannico e in particolare della terrificante imponenza della sua Marina Militare. Sia l’ Oberkommando der Wehrmacht (Stato Maggiore dell’Esercito tedesco) che l’entourage di Hitler erano perfettamente consapevoli dell’inferiorità della Kriegsmarine (Marina da guerra tedesca) rispetto alla controparte inglese, con la flotta di superficie ridotta ai minimi termini in seguito alla conquista della Norvegia e il varo delle navi di rimpiazzo (tra le quali era presente la celebre corazzata Bismarck) continuamente rimandato per necessità belliche: ne conseguiva il bisogno imperativo del controllo dello spazio aereo da parte dei tedeschi per garantire all’invasione anfibia almeno la minima probabilità di successo.

Hitler stesso non nutriva grande fiducia nel piano, tant’è che a differenza delle operazioni effettuate in precedenza non si interessò dei dettagli della stessa e cercò fino all’ultimo -senza riuscirci- di trovare un accordo di tregua con l’ultimo esponente europeo degli Alleati. Ciò nonostante il 16 luglio 1940 il Führer emanò la Direttiva numero 16, in cui descriveva il piano d’invasione in quattro punti sequenziali. Il primo di questi recitava : “La Royal Air Force necessita di essere annichilita nel morale e nei fatti, tanto da non poter dispiegare alcuna opposizione significativa all’attraversamento della Manica da parte delle forze tedesche”. Ciò segnò il formale inizio della celebre Battaglia d’Inghilterra (10 luglio – 31 ottobre 1940), in cui la Royal Air Force (RAF) britannica ingaggiò un disperato duello con i piloti della Luftwaffe (aeronautica tedesca) nel tentativo di proteggere Londra dai costanti bombardamenti e di salvarsi dal totale annichilimento.

I grandi protagonisti di questo celebre confronto aeronautico furono i velivoli Supermarine Spitfire (RAF) e Messerschmitt Bf 109 (Luftwaffe), che sia durante i raid iniziali presso le principali basi inglesi, sia nei bombardamenti finali sui principali centri abitati si diedero battaglia senza quartiere nei cieli sopra le isole britanniche. Lo scontro infuriò da luglio ad ottobre 1940, in cui le parti avverse si ingaggiarono in duelli aerei e raid di bombardamento che costarono la vita a più di tremila avieri e a quarantamila civili periti durante i bombardamenti. A prevalere furono infine la tenacia dei piloti britannici, e il fondamentale sforzo statunitense nel mantenere attiva la linea di rifornimenti transoceanici nonostante l’incessante attività di guerra sottomarina da parte degli U-Boot della Kriegsmarine tedesca.

Le truppe germaniche incaricate dell’invasione stavano aspettando la bonifica dello spazio aereo sulla Manica nei punti d’imbarco assegnati ormai da tre mesi, con l’operazione che veniva preannunciata e puntualmente rimandata a data da destinarsi. L’insufficienza di successi degli avieri di Goering spinsero infine Hitler a rimandare l’operazione al 1941, per poi annullarla definitivamente il 12 ottobre 1940 in vista dell’Operazione Barbarossa: l’invasione terrestre dell’Unione Sovietica richiedeva tutto il potenziale bellico disponibile, per cui i reparti stazionati sulle coste della Manica vennero richiamati e inviati sul Fronte Orientale. Le incursioni aeree sulla Gran Bretagna non cessarono fino al termine del conflitto, ma il successo nel mantenere la supremazia aerea da parte della RAF garantì la permanenza dell’ultima roccaforte alleata in Europa, e conseguentemente anche la possibilità effettiva di attuare l’Operazione Overlord nel giugno 1944 (D-Day).
La fallita esecuzione dell’Operazione Leone Marino fu sicuramente determinante per la definitiva vittoria degli Alleati, ma è anche un importantissimo indizio sul modus operandi di Hitler nella pianificazione strategica: nei documenti d’archivio sopravvissuti all’eliminazione delle prove cartacee effettuata dalla Gestapo al termine delle guerra risultano numerosissimi progetti di invasione ed occupazione di paesi neutrali e persino alleati, Italia compresa. Di fatto è una linea politica senza precedenti, che è risultata estremamente efficace nel primo periodo; grazie alla tenacia dell’aviazione britannica il mondo libero è in grado oggi di comprendere l’approccio diplomatico che nel XX secolo stravolse ogni canone della strategia geopolitica.

“Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campi, nelle strade e nelle montagne. Non ci ARRENDEREMO mai.”
-Winston Churchill
Andrea Vigorito