Sicuramente, mentre eri su Facebook o su Instagram, avrai visto almeno una volta, tra le centinaia di contenuti, un post o una serie di immagini dedicate ai fantomatici sosia di persone famose sparsi per il mondo. Nulla di che, dirai: è sempre facile tirar su così qualche click. Questo visto che il tema del “doppelganger“, dell’altro che è allo stesso tempo identico e diverso da noi, affolla l’immaginario collettivo ormai da secoli. Tale figura ci affascina perché ci ricorda parti nascoste del nostro “Io”  che tendiamo a nascondere o a dimenticare, ma che, nonostante tutto, ci influenzano e ci definiscono. Di recente è poi uscito al cinema “Noi“, di Jordan Peele, già regista di “Scappa-Get Out”. La sua nuova pellicola sfrutta proprio i doppelganger, qui assassini muniti di forbici affilate e tute rosse, per portare avanti una critica diretta all’intera società americana. Il film ha diversi livelli interpretativi, ma in questo articolo ci concentreremo su quello legato ad un importante concetto sociologico: le “chance di vita“, proposte da Ralph Dahrendorf.

(L’articolo contiene spoiler sulla trama del film.)

Il film si apre con una scena ambientata nel 1986, dove una bambina, Adelaide, durante una serata ad un luna-park sulla spiaggia, si perde nella casa degli specchi. Mentre vaga per i corridoi, incontra il proprio doppelganger, rimanendone terrorizzata tanto da riportare sintomi simili a quelli dello stress post-traumatico. Anni dopo Adelaide torna in quel luogo con la propria famiglia, formata dal marito Gabe e dai figli Zora e Jason, per passare l’estate. Adelaide però è inquieta, sente come un presagio oscuro sulla vacanza, che effettivamente si concretizza la notte stessa: 4 persone armate di forbici e in tuta rossa, copie deformate dei nostri protagonisti, attaccano la casa e tengono prigioniera l’intera famiglia, intenzionati a ucciderla. Dopo essere riusciti a scappare, i Wilson si rendono conto che il loro non è un caso isolato: l’intera Santa Cruz è letteralmente invasa da questi strani assassini, che lentamente stanno sostituendo l’intera popolazione. Alla ricerca di un modo per fuggire al massacro, Adelaide e gli altri saranno costretti ad affrontare i loro doppi, fino ad un drammatico e spiazzante finale.

Molto apprezzata dalla critica la recitazione dell’attrice Lupita Nyong’O, che interpreta la protagonista Adelaide e il suo sosia, l’inquietante Red. (Fonte: Cinematographe.it)

Insomma, il film sembra attingere a piene mani da molti cliché del cinema horror: la normale famiglia (afro)americana in vacanza; i mostri che cercano di invadere la casa, lo spazio sicuro per eccellenza; infine il tema del già citato “doppelganger” come elemento disturbante, sovrannaturale. Tuttavia la visione del film rivela una scrittura molto più complessa ed attenta di quella che ci si potrebbe fare leggendo questo breve riassunto. Non è tanto la trama di “Noi” a renderlo un film interessante, quanto le diverse interpretazioni che possono essere date alla storia e i messaggi che lo spettatore può cogliere. Lo stesso regista ha voluto mettere in luce soprattutto il sentimento di paura che si prova davanti ad un invasore, reale o immaginario, che minaccia di rubarci il benessere o davanti a chi vediamo come irriducibilmente diverso, siano le motivazioni culturali, etniche o politiche. Davanti a noi ci sono “loro”, nient’altro che nemici da combattere con ogni mezzo. Questa visione così netta viene già implicitamente messa in dubbio nella prima parte del film, per poi svilupparsi ulteriormente nel finale. Una volta entrati in casa dei Wilson, i Tethered, così vengono chiamati gli assassini vestiti di rosso, predono in ostaggio la famiglia. Adelaide chiede alla loro leader, il proprio doppio, di nome Red, chi siano. La risposta è: “Siamo Americani“, a cui il figlio della prima aggiunge, terrorizzato: “Sono noi“.

E se fossimo noi il mostro che fa tanta paura? (Fonte: RedCapes.it)

Il breve scambio di battute è significativo per comprendere il senso generale dell’opera. I “cattivi” della storia, quelli che turbano il nostro mondo perfetto e sicuro, forse non sono così diversi da noi. Oppure siamo noi stessi i mostri da cui guardarsi. In particolare quest’ultima lettura acquista forza e validità alla luce del finale, che racchiude un colpo di scena capace di capovolgere completamente il punto di vista del film. Si scopre infatti che anni prima, quando Adelaide aveva incontrato il proprio doppio, ossia Red, questa l’aveva rapita e ne aveva preso il posto, potendo vivere così una vita agiata. Per tutto il film dunque gli eventi ci vengono raccontati dalla prospettiva dell’antagonista e solo alla fine capiamo il vero scopo di Red, o meglio, della vera Adelaide: vendicarsi, riprendersi in qualche modo ciò che le è stato tolto e negato senza una ragione. L’ambiente in cui crescono i Tethered, dove viene confinata anche Adelaide, è una squallida imitazione del nostro mondo, dove ogni aspetto è distorto e non esiste possibilità di cambiamento.

Ralph Dahrendorf nasce nel 1929 ad Amburgo e muore nel 2009 a Colonia. (Fonte: bbc.co.uk)

Il doppelganger diventa allora anche metafora della chance, di quello che saremmo potuti essere in condizioni diverse. Pensate a quello che possedete, a come venite trattati e quali sono i vostri progetti. Sarebbe lo stesso se foste nati in un altro Paese, in un’altra famiglia? O magari con un colore della pelle o con un sesso diverso? Di questa visione ci parla Ralph Dahrendorf, sociologo tedesco che formulò in concetto di chances  di vitaCon questo termine si identifica l’insieme di possibilità e occasioni che vengono offerte ai soggetti dalla società, e più precisamente da una specifica posizione sociale. Ciò che noi possiamo diventare, secondo Dahrendorf, dipende dalle decisioni che prendiamo, all’interno di quell’orizzonte di possibilità che la nostra collocazione nella società ci rende possibili. Di conseguenza esisterà un gruppo, o una classe, impossibilitato a raggiungere determinate posizioni; tale situazione genera conflitto nella società, generalmente tra una maggioranza e una minoranza.

La situazione descritta ricalca la trama di “Noi” in modo piuttosto accurato: i Tethered, considerati come la minoranza a cui sono negate molte chances di vita, decidono di insorgere per appropriarsene, uccidendo e sostituendosi ai loro doppi, la maggioranza con prospettive ben più ampie e varie. Qualcuno ha voluto leggere in tutto ciò una metafora marxista, rifacendosi anche al colore rosso delle tute indossate dai doppelganger, sebbene lo stesso regista non abbia confermato nulla in merito. Quale che sia la lettura più indicata, “Noi” porta a domandarci se il lato della barricata ideologica, sociale o politica che abbiamo scelto è veramente quello giusto.

Giulio Bacciardi

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