La riscoperta dello scontro tra apollineo e dionisiaco attraverso le scene più emblematiche di Arancia Meccanica.

 

Ordine e caoticità, Apollo e Dioniso. I lati più intimi e profondi dell’arte, della natura e dell’inconscio umano  messi in scena da Kubrick in un successo mondiale del 1971: Arancia Meccanica. Tra i temi fondamentali del film e le caratteristiche psicologiche dei protagonisti spiccano alcuni aspetti essenziali della filosofia nietzschiana.

Ordine e Caos, il sublime nella filosofia nietzschiana

Apollineo e Dionisiaco sono due aspetti fondamentali della spiritualità. Sotto l’incanto del dionisiaco non solo si rinsaldano i vincoli tra uomini, ma anche la natura, considerata ostile o sottomessa all’uomo, celebra nuovamente la propria riconciliazione con esso. Si infrangono tutte le barriere innalzate tra esseri viventi e ciascuno si amalgama con il prossimo. Il dionisiaco è orrore e piacere, gioia. Essa non rappresenta la felicità portata dai piccoli piaceri quotidiani: la gioia è dire sì alla vita anche nel dolore, accettare l’esistenza in tutte le sue forme. Il dionisiaco corrisponde ad un atteggiamento di accettazione totale ed entusiastica del mondo.

Al contrario, L’apollineo rappresenta  la fuga dagli aspetti più dolorosi della vita. Esso si cela nell’apparenza e nell’illusione. La strada più immediata per riuscire a sopportare e rendere desiderabile l’esistenza, escludendone la sofferenza e l’orrore.

Apollo e Dioniso alla regia di Arancia Meccanica

Arancia Meccanica è un film di Stanley Kubrick, ispirato all’omonimo romanzo di Anthony Burgess. La pellicola narra le vicissitudini del protagonista, Alex DeLarge, un giovane anarchico che trascorre le sue giornate all’insegna di quella che egli chiama “ultraviolenza”. Dopo l’ennesimo crimine, Alex, viene arrestato. L’unica possibilità di riconquistare la propria libertà pare rappresentata dalla scelta di sottoporsi alla cosiddetta “cura Ludovico”, un programma governativo sperimentale creato per togliere ai criminali qualsiasi istinto violento.

La violenza compare nella storia in tutte le sue forme, viene analizzata percorrendone le radici più intime. La scelta di Kubrick di utilizzare musica classica ed opere d’arte durante tutto il film racconta la nascita del sublime, l’attimo in cui la lotta diventa musica e la brutalità si fonde con l’eleganza.

La figura caotica di Alex rappresenta, così, il dionisiaco, ovvero il momento caotico ed informe, mentre la cura Ludovico, l’apollineo. Kubrick mette in scena il trionfo dell’apollineo e tratteggia la società contemporanea come mezzo di allontanamento dalla vita pienamente vissuta. Una società che non sa dire “” alla vita.

Come raggiungere la gioia

Spesso ci chiediamo come raggiungere la felicità e non comprendiamo che la vera gioia della vita non sono esclusivamente gli attimi di piacere. Conquistare la gioia significa essere in grado di accettare e comprendere. La comprensione dell’orrore e della sofferenza, di ciò che di più lontano può esserci dalla nostra individualità. Essa implica l’unione con ciò che ci circonda, l’accettazione totale della vita fino al punto che essa potrebbe ripetersi all’infinito senza che mai possiamo pentirci di un solo istante.

Gioia significa vivere profondamente ed intensamente ogni attimo in una sinfonia fatta di  passione, dolore, piacere sofferenza e stupore. Dire sì all’esistenza in tutte le sue forme è gioia. La società spesso ci porta a credere che il bene e la felicità sono rappresentati solo da ciò che di piacevole la vita può offrirci, essa si costruisce sul bello, sul diritto alla felicità, su imposizioni di stili di vita che si fermano alla superficie dell’esistenza. Sopportare la vita non significa vivere: vivere è qualcosa di più, qualcosa che ha a che fare con una passione forte, una violenza istintiva e la fusione di ordine e disordine, bello e brutto, forme ed informe.

L’arte dionisiaca vuole convincerci dell’eterna gioia dell’esistenza: senonché dobbiamo cercare questa gioia non nelle apparenze, ma dietro le apparenze.

 

 

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