Genio, follia e alienazione: i protagonisti di “A Beautiful mind” e il “Memoriale” si raccontano

Genio e follia vanno quasi sempre pari passo, come si completassero a vicenda. Ecco la storia di John Nash e Albinio, due lavoratori molto particolari.

File:John Forbes Nash, Jr. and Robert Aumann.jpg - Wikimedia Commons
Il vero John Nash.

Un genio della matematica che non riesce ad esprimersi e a socializzare e un contadino che sta vivendo il boom economico rinchiuso in una grande fabbrica al nord. Due mondi molto lontani e due protagonisti che vivono la realtà quasi allo stesso modo.

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A Beautiful mind

A Beautiful mind è un film diretto da Ron Howard, basato sulla vita di John Nash il matematico ed economista premio Nobel.  A soli diciannove anni iniziò a cercare qualcosa di particolare su cui applicare le proprie formule, qualcosa che potesse sorprendere. Molto astio nei rapporti sociali, riusciva a mantenere saldo solo quello con il suo compagno di stanza, con il quale condivide quasi tutto. La sua intuizione si concretizzò dopo molta fatica: riuscì a scrivere con non poche difficoltà una tesi di dottorato di 27 pagine in cui teorizzava la cosiddetta “teoria dei giochi” aggiungendo spunti e riflessioni geniali.

Tra genio e follia

John aveva degli atteggiamenti molto strani: non si relazionava con gli altri e quando ci provava qualcosa andava sempre storto. Chiuso e riservato? No.

Vedremo il personaggio di John -interpretato da Russel Crowe- ”peggiorare” durante la pellicola. Si concentra solo ed esclusivamente sul suo lavoro. Si troverà a lavorare con il Dipartimento della Difesa per scovare dove i russi stavano collocando un’arma nucleare da valigetta. Nel frattempo comincia una relazione con una sua studentessa di fisica, le si dichiara e da lì a poco convoleranno a nozze e rivede il compagno di stanza dopo molto tempo e scopre che aveva adottato una bambina, sua nipote, alla quale erano morti i genitori. Dopo essere stato accerchiato dai russi John torna a casa affranto e i suoi atteggiamenti portano all’esasperazione sia la moglie che lui persona.

Durante il film si scoprirà che in verità molte delle cose che credevamo parte integrante e compositiva della narrazione come il compagno di stanza, la nipotina adottata e tanto ancora non erano altro che delle proiezioni di John, scaturite dalla sua schizofrenia.

Il memoriale di Volponi

Il Memoriale è il primo romanzo di Volponi, un autore italiano contemporaneo, nonché senatore della Repubblica. Pur essendo il suo primo romanzo però, non è la sua prima pubblicazione. Volponi infatti si dedica inizialmente alla poesia. La prima raccolta Il ramarro di stampo ermetico e neorealista uscirà nel 1948, quasi quindici anni prima della sua opera narrativa.

Protagonista del Memoriale è Albino Saluggia. Albino ha vissuto in prima persona gli effetti della seconda guerra mondiale e ne è reduce. L’ambientazione che rispecchia in toto quella del secondo guerra e del boom economico ci regale un profondo focus su quella che è la realtà dei lavoratori. Il tema che viene approfondito di più è proprio l’alienazione del lavoratore che vive come fosse estraniato da tutto e da tutti. Quel che ci interessa approfondire in questo caso è la nevrosi dello stesso Albino. Come nel caso di John Nash si può inizialmente pensare ad un affaticamento, ad una questione puramente lavorativa o caratteriale. I due invero condividono una grande paranoia così come la sensazione e la convinzione di essere sotto scacco, perseguitati e minacciati.

Il punto di vista di Albino non ci sorprende. E’ un contadino che dopo la guerra si ritrova a lavorare in una grande fabbrica al nord, dove tutto sembra essere distorto, come d’altronde lo è la sua concezione. Il punto di vista è quello di un uomo affetto da nevrosi e manie di persecuzione, il quale vive come una vittima di sé stesso: sente come John che qualcuno complotti contro di lui, sente come John una profonda scissione con il mondo che lo circonda.

 

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