I pettegolezzi ci condizionano? Ci rispondono la “mordicazzo” di Sex Education e “la lupa” di Verga

Maeve “la mordicazzo” e “la lupa”, donne indipendenti che hanno il coraggio di essere sé stesse e superare le chiacchiere infondate. 

sai da quanto tempo mi chiamano” mordi-cazzo”? Quattro anni. Gente che non avevo mai visto me lo diceva in faccia. Ho morso lo scroto di Simon Furthassle, fatto sesso con quattro ragazzi insieme, mi sono scopata mio cugino, ti faccio una sega per 5 sterline se vuoi! Lo sai com’è iniziata? Simon, al compleanno di Claire Tyler , voleva baciarmi. Ho detto “no”. E lui si è inventato che gli avevo morso il cazzo, tutto qua. Le bugie ti restano attaccate e fanno male, e non lo merita nessuno.

Sex Education: Maeve Wiley  

Maeve Wiley, interpretata da Emma Mackey, è forse uno dei personaggi più interessanti della serie Netflix Sex Education. Dietro alle punte tinte di rosa, ad un abbigliamento punk-rock e ad un animo naturalmente ribelle si nasconde una ragazza acuta, brillante, molto portata per la scrittura e con alle spalle una situazione familiare difficile. È lei la prima a notare le qualità di Otis, l’altro protagonista della serie, e a incoraggiarlo a diventare il terapista sessuale della scuola, intascando la metà dei guadagni.

Tra le sue letture preferite ci sono le grandi scrittrici che hanno reso grande la narrativa inglese, come Virginia Woolf o Jane Austen. Donne turbolente, irriverenti, indipendenti, sempre schierate dalla parte delle altre donne. Proprio come lei, all’apparenza cinica e ironica ma sempre pronta ad aiutare la sua unica amica, Aimee. Quando quest’ultima viene molestata da un ragazzo su un autobus, è lei a spingerla ad andare dalla polizia a denunciare il fatto, accompagnandola alla centrale e mostrando una sensibilità fuori dal comune nell’aiutarla a superare lo shock. Maeve vive in una roulotte in un campeggio e affronta da sola un aborto. La madre è una tossicodipendente che cercherà, all’interno della seconda stagione della serie, di riconquistare la sua fiducia. Anche in questo caso Maeve dimostrerà tutto il suo coraggio e, quando scoprirà che la madre continua a drogarsi, chiamerà i servizi sociali per toglierle la custodia della piccola sorellastra.

La lupa di Giovanni Verga

La gnà Pina, soprannominata “la lupa”, è la protagonista di una delle più famose novelle di Verga all’interno della raccolta Vita dei campi del 1880. Il suo nomignolo dispregiativo deriva dalla sua voracità sessuale, tanto che le donne del paese quando la vedono passare si fanno il segno della croce e fanno subito entrare in casa mariti e figli, per paura che questa se li tiri dietro alla gonnella.

La gnà Pina lavora nei campi con gli uomini ed è qui che si innamora di Nanni, un ragazzo appena tornato dal servizio militare. Nanni sembra immune al fascino della lupa e, anzi, si dichiara interessato a sua figlia, Maricchia. Passato un po’ di tempo, la gnà Pina obbliga la figlia a sposare Nanni, lasciando alla coppia la casa ma tenendo per sé un pagliericcio in cucina dove dormire. Mentre Maricchia resta a casa a badare ai bambini, la lupa continua ad andare a lavorare. Un giorno di caldo afoso, però, Nanni si lascia andare alla gnà Pina e tra i due nasce una passione travolgente. La lupa è come un diavolo che si è impossessato di Nanni e questo non riesce in nessun modo a resisterle. A niente serve pagare le messe al parroco o rivolgersi al brigadiere, l’incantesimo della lupa ormai sembra impossibile da rompere. Sul finale c’è un’ellissi: Nanni si dirige verso la gnà Pina con una scure in mano e lei gli viene incontro con in mano boccioli di papaveri rossi.

“La mordicazzi” e “la lupa”: le dicerie che rovinano la vita

Maeve e la gnà Pina sono due perfetti esempi di come le malelingue, le dicerie o più semplicemente le chiacchiere infondate possano pregiudicare per sempre la vita di una persona. Maeve viene chiamata da tutti “la mordicazzo” ed emarginata da una scuola intera. All’interno della serie, l’unico ragazzo con cui la vediamo avere una relazione sessuale è Jackson, uno dei ragazzi più popolari della scuola. L’altro suo amore è Otis, ma tra i due non succede niente. Maeve decide di fregarsene, continuando a vestirsi come vuole e andando avanti con la sua vita, pur ricevendo continuamente avances sessuali indesiderate. Alla fine della seconda stagione è lei in prima persona a spiegare ad Otis com’è nato il suo soprannome: da una bugia. Una bugia che un ragazzo ha raccontato in giro dopo essere stato da lei rifiutato. Nessuno si è preoccupato di spezzare questa catena, per rispettare i suoi sentimenti e la sua sensibilità. Lei rimarrà una “mordicazzi”, anche per chi non la conosce, indipendentemente da quale sia la verità.

Le stesse malelingue sono incarnate dal narratore de La lupa. All’inizio di qualsiasi tipo di narrazione si stabilisce un tacito accordo tra lettore e narratore, il cosiddetto “patto narrativo”. Quest’ultimo è un atto di fiducia con cui il lettore accetta di credere a tutto quello che il narratore andrà a raccontargli. Con i narratori verghiani questo patto non ci può essere. Dobbiamo essere lettori attenti con una propria coscienza critica, in grado di analizzare i fatti in modo oggettivo senza lasciarci influenzare da un narratore fazioso. Quella che viene chiamata, per la sua voracità sessuale, “la lupa”, noi la vediamo alle prese con un solo amore, Nanni. A causa della reputazione della madre, ci viene detto che Maricchia non troverà mai un marito. Ed è per questo che la lupa rinuncia al suo amore affinché la figlia possa avere, come qualsiasi altra ragazza del paese, un compagno di vita. Per molti anni la gnà Pina soffoca i suoi sentimenti, prima che la passione scoppi di nuovo. La lupa non è certo un diavolo e nessun incantesimo si è impossessato di Nanni, che potrebbe benissimo resisterle e rimanere fedele alla moglie.

 

 

 

 

 

 

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