Il Superuovo

Nietzsche bussa alla porta e Hackford lo accoglie: così l’avvocato del diavolo distrugge la morale

Nietzsche bussa alla porta e Hackford lo accoglie: così l’avvocato del diavolo distrugge la morale

Si tratta indubbiamente di un gran film: Keanu Reeves, Al Pacino, ma soprattutto l’ospite d’onore, Nietzsche in tutto il suo splendore. È L’avvocato del diavolo, ed è senza pietà.

È una pellicola crudele, forse a tratti scandalosa, ma incredibilmente potente. Diretto da Hackford, L’avvocato del diavolo è prima di tutto un classico del cinema, ma è anche e specialmente uno di quei film che non possono mancare nel curriculum di un appassionato di filosofia morale. Proprio così, perché tocca uno degli argomenti più rilevanti e più dibattuti dell’etica in generale, il rapporto tra bene e male. Fino a che punto, infatti, riusciamo a distinguere questi due concetti? Dove finisce l’uno e comincia l’altro? Hackford non ci fornisce una vera soluzione al dilemma, ed è così che ci regala una risposta chiarissima. L’ispiratore? Chiaramente lui, il distruttore, Nietzsche.

Collocare il bene e il male è il dilemma di sempre

La ricerca filosofica sulla morale vede il bene e il male come il primo vero ostacolo. Collocare questi due concetti significa dare il via a una serie di risposte sull’etica che possono prendere direzioni opposte. Si tratta di un problema che ha le proprie radici già nella filosofia classica, con Platone e Aristotele per intenderci, e giunge fino a noi. Oggi si considerano due possibilità principali che conservano la propria validità. La prima è la proposta di Agostino, che intende il bene come un principio originario e il male come una negazione di questo principio. In breve, il male non ha una propria consistenza ontologica, è solo uno status di difetto rispetto al bene, una mancanza di quest’ultimo. La seconda posizione è quella manicheista, tra l’altro contemporanea ad Agostino, che concepisce questi due principi come separati e non connessi. In breve, il male ha una sua consistenza ontologica ed è un vero e proprio status antagonista rispetto al bene, indipendente da esso. È un dilemma che probabilmente non troverà mai una vera soluzione, parliamo di posizioni che possono essere accettate o meno, anche con una certa arbitrarietà. Fin qui nulla di strano, ma poi entra in scena il nostro Nietzsche, che si esprime molto chiaramente: e se bene e male non esistessero affatto?

Il diabolico umanesimo di Hackford funziona così

Per chi è che ti incolli tutti quei mattoni, si può sapere? Dio? (…) Lui dà all’ uomo gli istinti. Ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento… Per farsi il suo bravo, cosmico spot pubblicitario del film. Fissa le regole in contraddizione, una stronzata universale. Guarda ma non toccare, tocca ma non gustare, gusta ma non inghiottire. (…) Io sto qui col naso ben ficcato nella terra e ci sto fin dall’ inizio dei tempi. Ho coltivato ogni sensazione che l’uomo è stato creato per provare! A me interessava quello che l’uomo desiderava e non l’ho mai giudicato! E sai perché? Perché io non l’ho mai rifiutato, nonostante la sua maledetta imperfezione. Io sono un fanatico dell’uomo! Sono un umanista…
Probabilmente l’ultimo degli umanisti.

Parla così il diavolo nel film di Hackford, interpretato da Al Pacino, al giovane avvocato Kevin Lomax (Keanu Reeves). Torniamo quindi proprio a Nietzsche, a quel totale ripudio per la legge morale, in virtù di una passione sincera e profonda per la natura umana. Si ha dunque una vera negazione ontologica dei principi del bene e del male, considerati puramente formali e anzi limitanti per le reali propensioni dell’uomo. Ma Nietzsche come ce lo spiega questo taglio così netto?

Il ritorno alla terra è la vera ricostruzione dell’etica

Il nostro filosofo è un vero demolitore quando si tratta di etica. Le sue argomentazioni, seppur non sempre tecnicamente rigorose, sono senza ombra di dubbio affascinanti e coinvolgenti. Parliamo forse di uno dei pensatori più amati da quelli che si avvicinano allo studio della filosofia, e certamente non a torto. La ricerca nietzscheana è attraversata da un filo rosso che riguarda proprio la morale. Di più, riguarda una profonda critica al modo in cui le leggi morali dominanti abbiano conquistato la propria parvenza di universalità. Nietzsche considera di fatto l’etica in sé non come costituente dell’uomo, bensì come il prodotto di schemi prestabiliti ad hoc. Si pensi ad esempio alla celebre morale dei signori, espressione che egli usa per denotare quella legge vigente in età classica che si fondava su dei valori naturali, come la forza fisica, militare e anche sessuale. Concetti come l’uguaglianza, il bene e il male avrebbero, oltre che un’impronta religiosa, origine da quelle fasce sociali più deboli, per tentare di sfuggire alla legge del più forte. È per questo motivo che Nietzsche propone un radicale ritorno alla terra, intendendo quello stato naturale dell’uomo in cui non c’è spazio per principi costruiti e metafisici, ma solo la sintonia tra l’umano e la propria potenza. È qui che Agostino e i manichei subiscono il più grosso attacco.

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