Il Superuovo

Un sottile tratto scarlatto: come Raffaello preparava i bozzetti per i suoi affreschi

Un sottile tratto scarlatto: come Raffaello preparava i bozzetti per i suoi affreschi

Tutti i grandi maestri del passato, prima di realizzare un’opera, si assicuravano di averne eseguito un bozzetto. Il disegno preparatorio dettava le linee guida da seguire nella definizione dei soggetti e dello spazio. Come era possibile usarlo in affresco?

Scuola di Atene, Raffaello Sanzio

Ci riesce semplice immaginare un pittore o uno scultore che si preparano a realizzare il proprio capolavoro. Nella nostra mente è naturale immaginare dei tratti a carboncino sul pezzo di marmo o sulla tela, tracciati come bozza del lavoro finale. Non è ugualmente intuitivo pensare a come un artista realizzasse il suo bozzetto dipingendo su muro. È intuitivo pensare che la bozza sia realizzata semplicemente al di sotto del colore, sempre con un carboncino, ma non è proprio così.

“Raffaello – Il principe delle arti”

È il primo film d’arte realizzato su Raffaello Sanzio, prodotto nel 2017 da Sky in collaborazione con i Musei Vaticani. Il film ripercorre i passi della vita artistica e personale del grande maestro dell’arte rinascimentale. Parla dell’importanza del padre nella sua vita, in quanto primo mentore e formatore del giovane Raffaello. La visione in 3D permette di ammirare totalmente tutte le sue opere più emblematiche e conosciute, rendendo lo spettatore partecipe quasi come se le osservasse dal vivo.
Tra le tante meraviglie, il film permette di ammirare una Cappella Sistina come si presentava prima dell’intervento di Michelangelo, quindi priva dell’affresco del Giudizio Universale. Assolutamente un capolavoro da non perdere.

Pittura su muro

Cennino Cennini, nel suo “Libro dell’Arte”, definisce l’arte del dipingere sul muro come quella maggiormente in voga tra ‘300 e ‘400, insieme alla pittura su tavola. Impiega numerosi capitoli del suo libro per descrivere accuratamente tutti i passaggi che un buon pittore deve seguire per realizzare l’affresco “perfetto”. Sappiamo che il Cennini scrisse il suo trattato seguendo i dettami della scuola giottesca di cui era stato allievo e molti dei consigli da lui forniti sono rimasti invariati nelle epoche successive.
Tra questi c’è sicuramente la preparazione del muro, prima della stesura del colore, con un strato di malta grossolana e, al di sopra, di calce spenta ben appianata.
Proprio su questo strato, chiamato attualmente arriccio, veniva eseguita la bozza dell’opera. Sembra strano, considerando che successivamente si procederà a stendervi al di sopra un’intonaco, eppure questo metodo è rimasto il più utilizzato fino ai nostri giorni.

Sinopia

Attualmente è comune chiamare questo tipo di bozza “sinopia”. La denominazione deriva dal materiale che veniva comunemente usato per realizzarla, un pigmento bruno/rossiccio chiamato, appunto, sinopia.
Parlando di bozzetto ci viene da pensare alla rappresentazione dei contorni delle figure, ma il primo passo da fare non era quello.
Si procedeva, in primis, alla tecnica chiamata “battitura dei fili”. L’artista fissava un lungo spago intriso di colore ad un punto della superficie da dipingere. Successivamente tirava il filo perpendicolarmente, lo tendeva e lo faceva scattare come la corda di un’arco. Questa linea forniva una perfetta verticale e, con la successiva individuazione dell’orizzonte per mezzo del compasso, si ricavavano le tracce guida per la realizzazione dell’opera. Sempre con la sinopia venivano precisati gli spazi e definite le proporzioni basilari, per poi passare alla realizzazione della bozza vera e propria.

Museo delle Sinopie – Pisa ©opapisa.it

Mistero

La scoperta e conferma di questo modo di operare è stata puramente casuale.
Subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, per ragioni conservative, si dovette procedere allo strappo di alcuni affreschi che si trovavano in posti resi insicuri dai ripetuti bombardamenti.
Lo strappo di un affresco consiste nel rimuovere attentamente solo la porzione di intonaco superficiale, lasciando al muro lo strato di arriccio.
Andando a rimuovere l’intonaco contenente la raffigurazione, al di sotto è apparso il bozzetto realizzato completamente con la sinopia. Da qui la spinta ad indagare sull’esistenza di questo modo di procedere anche in altre opere e si è scoperto che anche lo stesso Raffaello utilizzava questa tecnica.
Il Cennini ci ha, quindi, fornito una guida preziosa alla scoperta delle meravigliose opere che ci circondano. A Pisa esiste un intero museo dedicato proprio a queste vere e proprie opere!

Museo delle Sinopie – Pisa ©opapisa.it

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