News: Gli Accordi di Abramo porteranno davvero la pace in Medio Oriente?

A Washington, Donald Trump ha ha co-firmato gli Accordi di Abramo per la normalizzazione dei rapporti Israele, Emirati Arabi e Bahrein.

Tra le mura della Casa Bianca, Donald Trump ha siglato nella giornata del 15 settembre gli Accordi di Abramo, che danno vita alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Israele, Emirati Arabi e Bahrein e al riavvicinamento sotto la sfera del commercio e dell’economia.

In cosa consistono questi accordi

Gli Accordi di Abramo racchiudono in realtà, almeno sul piano giuridico, due diverse intese. Tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti, infatti, è stato siglato un vero e proprio trattato di pace, mentre tra lo Stato ebraico ed il Bahrein si tratta ufficialmente di una dichiarazione di pace. Due formule diverse che, tuttavia, danno ad ogni modo esito a una distensione dei rapporti tra i paesi. Ulteriori dettagli relativi all’intesa raggiunta dai tre Paesi resteranno per lo più segreti e mirati a contrastare il loro nemico comune: l’Iran. Inoltre, affinché i patti diventino legali dovranno prima essere approvati dai diversi Parlamenti. In base a quanto delineato ad agosto, ad ogni modo, l’accordo tra Israele ed Emirati Arabi sospende l’annessione delle parti della Cisgiordania da parte dello stato ebraico. Abu Dhabi intanto preme per ottenere il via libera dagli Stati Uniti per la vendita degli F-35 su cui finora Israele aveva messo il veto. Israele, da parte sua, potrà contare su nuovi vantaggi economici. In particolare, la cooperazione commerciale con i Paesi del Golfo potrebbe valere miliardi di dollari di interscambio annuo. Nei dettagli, gli affari tra i tre Paesi potrebbero raggiungere fin da subito i 500 milioni di dollari. Sotto la sfera del turismo, ad esempio, i pellegrini di Emirati Arabi e Bahrein potranno visitare i luoghi sacri islamici in Israele, mentre coloro che arrivano dal paese ebraico potranno visitare le immense città del sud-est della penisola araba.

Le reazioni dei Paesi rivali

Hamas e la Jihad islamica lanciano da Gaza una raffica di razzi sul Sud di Israele e condannano a loro modo la firma della pace fra lo Stato ebraico, Emirati e Bahrein. Il presidente iraniano Hassan Rohani definisce gli “accordi di Abramo” un «tradimento» e minaccia i dirigenti del Golfo di essere «responsabili di tutte le gravi conseguenze che deriveranno» dall’intesa. La leadership palestinese, dal canto suo, ha espresso “rifiuto” e “condanna” per l’accordo di pace che “normalizza” i rapporti tra Emirati ed Israele “in cambio di una sospensione temporanea del piano di annettere terre palestinesi e di estendere la sovranità israeliana su di esse”. E’ quanto si legge in una nota al termine di una riunione d’emergenza convocata dal presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas.  Il giorno dopo la cerimonia sul prato della Casa Bianca si riaccende il conflitto in Medio Oriente, ma su linee in parte nuove, dettate dai cambiamenti imposti da Washington. La reazione dei movimenti jihadisti della Striscia sembra dettata dalla disperazione. I primi due razzi partono nella notte, proprio mentre Trump, Benjamin Netanyahu e i ministri degli Esteri delle due monarchie arabe appongono le firme sulle pagine dei trattati. Un ordigno buca i sistemi anti-aerei israeliani e colpisce la città di Ashdod. Un uomo di 62 anni e un ventottenne rimangono feriti dalle schegge, in maniera lieve. Ma è soltanto l’antipasto perché all’alba partono altri tredici lanci.

Cosa ne pensa il resto del mondo

A quanto ha reso noto un portavoce, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres “accoglie con favore” l’accordo Israele-Emirati, sperando che crei “un’opportunità per i leader israeliani e palestinesi di impegnarsi nuovamente in negoziati significativi che realizzino la soluzione dei due Stati in linea con le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite, il diritto internazionale e gli accordi bilaterali”. La pace in Medio Oriente, secondo Guterres, “è più importante che mai”, visto che la regione si trova ad affrontare “le gravi minacce del Covid-19 e della radicalizzazione”. Il Segretario generale, conclude il portavoce, “continuerà a lavorare con tutte le parti per aprire ulteriori possibilità di dialogo, pace e stabilità”.

 

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