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Neologismi letterari: quattro esempi di parole nate in letteratura e usate nel quotidiano

Neologismi letterari: quattro esempi di parole nate in letteratura e usate nel quotidiano

Vediamo quattro esempi di parole provenienti dal mondo letterario, che sono diventate di uso comune.

(fonte: Pixabay)

La letteratura rappresenta un enorme e prezioso serbatoio di idee, pensieri, immagini, parole. Vi sono autori e vi sono opere che hanno lasciato un’impronta così forte nell’immaginario collettivo, che hanno influenzato la creazione di neologismi divenuti di uso comune ma di cui a volte non si conosce la provenienza. Vediamo quattro celebri esempi di termini creati a partire da scrittori e opere famose, appartenenti alla letteratura italiana e non.

1. Da Machiavelli a “machiavellico”

Iniziamo da un termine che ha origini nella letteratura italiana del 500, nella quale emerge, tra le tante figure intellettuali e politiche del tempo, quella di Niccolò Machiavelli. La personalità di Machiavelli è molto importante nel contesto culturale e politico dell’Italia del 500: egli riveste diversi incarichi politici e porta a termine svariate missioni diplomatiche. Oltre alla politica, si dedica alle lettere, scrivendo opere divenute celebri e tutt’oggi rilevanti nel pensiero politico: “Il principe” e “Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio”. La riflessione machiavelliana si focalizza sul ruolo del principe, sulle virtù che questi deve possedere e su quali strategie deve attuare per avere il sostegno del popolo. Le idee machiavelliane sono state per molto tempo interpretate in maniera sbagliata, e solo recentemente sono state valorizzate come frutto di un pensiero lucido e razionale: da questa interpretazione scorretta e negativa della figura di Machiavelli nasce l’aggettivo “machiavellico”, che evoca l’idea dell’astuzia e dell’inganno privo di scrupoli.

2. Tomasi di Lampedusa e il “Gattopardismo”

“Gattopardismo” è un termine nuovo che nasce con Giuseppe Tomasi di Lampedusa, un principe siciliano vissuto nel Novecento, che nella sua vita scrive un’unica opera, “Il Gattopardo”, pubblicata nel 1958 e che riscuote un enorme successo di pubblico e di critica. La storia è quella di una nobile famiglia siciliana, la casata dei Gattopardo, che vivono nel periodo dell’Unità d’Italia e che, da nobili, devono affrontare tutto il cambiamento storico, politico, sociale che l’Unità ha portato con se. Il termine “gattopardismo” nasce in riferimento al personaggio del giovane Tancredi e alla sua posizione politica. Celebre è la sua frase «E’ necessario che tutto cambi, affinché tutto rimanga com’è»: da qui il termine “gattopardismo”, che indica un atteggiamento ambiguo di mobilismo politico, trasformismo.

3.  Un’atmosfera “kafkiana”

Il terzo termine è “kafkiano” e nasce all’interno della letteratura modernista del primo Novecento, proprio con lo scrittore J. Kafka, autore di moltissimi romanzi. La scrittura di Kafka è una scrittura indubbiamente complessa, che rientra nel filone del Modernismo decostruttivo: si indica così quella letteratura modernista del primo Novecento che segue l’idea che la realtà non abbia un senso, che non c’è nulla dietro le cose del mondo e che non è possibile ricostruire le nostre identità come entità integre e compatte. Alla figura letteraria di Kafka si associa il concetto di allegoria vuota, proprio per indicare l’assenza di senso che prevale nei suoi romanzi, in cui si percepisce sempre di più un’atmosfera angosciante, difficile, sospesa. L’aggettivo “kafkiano” viene, quindi, attribuito a quelle situazioni evidentemente assurde, strane, angoscianti, delle quali non si comprende il significato.

Citazione tratta dall’opera “Madame Bovary”. (fonte: Pinterest)

4. Flaubert e il “Bovarismo”

Questo quarto e ultimo termine ha origine con “Madame Bovary“, romanzo realista francese dell’Ottocento. L’autore dell’opera è lo scrittore Flaubert. Al centro del romanzo c’è la storia di Emma Bovary e il tema principale è quello dell’adulterio: Emma, donna borghese di provincia, sposa il medico di campagna Charles Bovary, ma sogna un riscatto sociale che non può avere. Emma è una donna che crea degli autoinganni e, completamente insoddisfatta della sua vita, alla fine si uccide. Il “bovarismo” è esattamente l’atteggiamento assunto da Emma, cioè la tendenza all’insoddisfazione e all’autoinganno, utile ad una costruzione falsa del sé.

 

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