Il Superuovo

Attraverso Peter Pan spieghiamo il difficile passaggio da infanzia a età adulta

Attraverso Peter Pan spieghiamo il difficile passaggio da infanzia a età adulta

Peter Pan, il ragazzino che non voleva crescere, del mondo delle favole, è un fenomeno che esiste anche nella realtà.

Guardando Peter Pan, tutti abbiamo desiderato almeno una volta di restare bambini e andare sull’isola che non c’è; ma ci sono persone che di questo ne hanno fatto uno stile di vita.

Il bambino che non vuole crescere

Peter Pan è un personaggio di fantasia, creato da J. M. Barrie nel 1902 conosciuto da tutti come il bambino che non vuole crescere. Peter Pan ha avuto il suo esordio come testo teatrale nel 1904 in “Peter Pan nei giardini di Kensington” ma quest storia è un po’ diversa da quella a cui siamo abituati; Peter era un bambino neonato fuggito dalla finestra di casa dopo aver sentito i progetti che avevano per lui i suoi genitori e per punizione da Tolomeo fu costretto a rimanere un ibrido tra bambino e uccello cioè un bimbo “non nato”. Nel 1911 fu pubblicata la storia più conosciuta “Peter e Wendy” rappresentata anche nel cartone animato dalla Disney. In questa storia Peter è un ragazzino a cui non va proprio di crescere, vive sull’isola che non c’è con altri ragazzini chiamati i “bimbi sperduti”, ogni tanto va in città a Londra a trovare Wendy e suoi fratelli. La figura di Wendy, è molto importante; è l’unica ragazzina sull’isola che non c’è e diventa presto la “mamma” di quei ragazzini orfani, in quanto sente l’irrefrenabile desiderio di maternità e di dover accudire, infatti li lavava, preparava loro da mangiare e li rimproverava quando facevano qualcosa di sbagliato. Un altro personaggio importante è Capitano Uncino, che cela un significato nascosto. Questo personaggio è la personificazione dello scrittore stesso, che ha paura di crescere e teme il tempo che scorre, ecco spiegata l’assurda paura, del temibile pirata, per il ticchettio dell’orologio. Ma tornando al personaggio di Peter Pan, purtroppo non è solo fantasia.

La sindrome di Peter Pan

La sindrome di Peter Pan è un espressione coniata nel 1983 dallo psicologo D. Kiley, il quale lavorava con ragazzi problematici e notò che molti di essi diventarono adulti che non erano in grado di accettare le responsabilità. Identifico, quindi, alcune caratteristiche di questa sindrome; coloro che ne soffrono si rifiutano di cercare un lavoro e se lo trovano non riescono a tenerlo, in quanto vengono licenziati per cattiva condotta o perchè smettono di andarci o, ancora, arrivano spesso in ritardo. Non mettono su famiglia in quanto tendono a rimanere a casa dei genitori; se, invece,  si sposano, non si assumano le responsabilità di una casa, e non badano ai bambini, o non aiutano il partner per le faccende di casa o le varie commissioni. Infatti, possono andare d’accordo, solo se incontrano una donna, che inversamente, ha il “complesso di Wendy” cioè la mania di volersi prendere cura di un uomo, di una casa e dei bambini, quasi in modo morboso, così alimentando l’evitamento delle responsabilità dell’uomo creando un circolo vizioso. Inoltre sono uomini incapaci di esprimere le proprie emozioni nel modo giusto e non si impegnano seriamente nelle relazioni interpersonali, ma allo stesso momento basano le cose da fare sulle loro emozioni, cioè scelgono il da farsi solo se tale cosa è piacevole o no, dunque non sono motivati e non sono spinti da alcun senso di responsabilità.  Secondo lo psicologo è una sindrome che colpisce più gli uomini rispetto alle donne. Ma da cosa è causata questa sindrome?  Se da una parte hanno le colpe, traumi infantili, abusi o un’educazione improntata sulla sfida,  dall’altra parte, altrettanto nociva c’è un’educazione iperprotettiva, orientata ad accontentare sempre il bambino, quindi viziandolo e non facendogli mai capire la gravità di un errore.

L’adultescenza

Un fenomeno invece molto attuale, che non è un disturbo, ma uno stile di vita che pian piano si sta adottando è l’adultescenza. Gli adultescenti sono coloro che, nonostante abbiano raggiunto l’età adulta trovano accomodante non prendersi nessun tipo di responsabilità a partire dal cercare un lavoro al pensiero di mettere su famiglia. Ma gli adultescenti sono anche coloro che continuano ad avere atteggiamenti da adolescenti nella loro età adulta diventano un pericolo nel momento in cui decidono di mettere su famiglia. Dunque, all’interno del nucleo familiare sono punti di riferimento fragili e deboli in quanto incapaci di mantenere un atteggiamento autorevole, trattando i figli come amici, mettendosi in competizione nell’abbigliamento e negli atteggiamenti, senza un potere decisionale nel dare le regole e una disciplina, per mantenere un equilibrio all’interno del nucleo familiare. Ma se da una parte c’è una mancanza nel volersi prendere delle responsabilità dall’altra abbiamo invece un fenomeno sociale. La transizione dall’infanzia all’adultità, intesa come assunzione di responsabilità sociali, ha raggiunto un limite molto labile rispetto alle generazioni precedenti. Infatti i “riti di passaggio” sono quasi spariti. Si sono allungati i tempi di uscita da un corso formativo, in  quanto per avere un lavoro, quasi sempre, oggi, è richiesta una laurea. A questo si aggiungono anche i lunghi tempi di attesa per entrare nel mondo del lavoro. Aspettando tutti questi immensi tempi, l’idea di costruirsi una famiglia viene sempre rimandata, in quanto prima di fare un passo così importante tutti puntano ad avere prima di tutto una stabilità economica. Tutto questo fa rimandare il passaggio nella vita adulta.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: