Le elezioni del 25 settembre scorso hanno dato il loro esito, svelando una nuova maggioranza di centrodestra. E ora, come cambieranno Parlamento e governo?
Le attesissime elezioni politiche del 25 settembre scorso hanno lasciato non pochi con l’amaro in bocca. Il motivo principale è il grandissimo tasso di astensionismo, il più alto mai registrato nell’Italia repubblicana. Transigendo (pur ingiustamente) su questo dato, è doveroso ricordare chi è uscito vincitore da questa sfida elettorale: Giorgia Meloni da un lato e Giuseppe Conte dall’altro. La leader di Fratelli d’Italia totalizza un soddisfacente 25% dei consensi, permettendole di divenire (quasi) sicuramente la prossima Presidentessa del Consiglio dei Minsitri; il portavoce del Movimento 5 Stelle, invece, dimostra, pur essendo a capo della terza forza politica, che è molto più affidabile della sinistra tradizionale. Ma ora cosa succederà a Parlamento e governo?
L’insediamento delle nuove Camere
Per ora, l’unica data certa che sappiamo è quella della prima riunione delle Camere, il 13 ottobre. Questo perché l’articolo 61 della nostra Costituzione prevede che il Parlamento rinnovato si riunisca non più tardi di venti giorni dalla tornata elettorale. Il 13 vedremo tutti i nuovi deputati e senatori prendere posto in Parlamento e decidere in quale gruppo parlamentare inserirsi (non è detto, infatti, che un parlamentare eletto con un partito decida di stare nel suo gruppo!). Dopo questa prima sistemazione, è necessario compiere il primo vero e proprio atto della nuova legislatura, ossia scegliere il Presidente della Camera e il Presidente del Senato, rispettivamente terza e seconda più alta carica dello Stato. E con questo, il Parlamento è sistemato.
La fase preparatoria del governo
A questo punto, la palla passa al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che fisserà le giornate valide per le consultazioni, ossia colloqui privati fra la massima carica dello Stato e i Presidenti di Camera e Senato, i capigruppo parlamentari, i leader delle coalizioni e Giorgio Napolitano, Presidente emerito. Dopo questi scambi di opinioni, Mattarella cercherà di individuare una persona (presumibilmente Giorgia Meloni, che ha vinto queste elezioni) che tasti il terreno per capire come formare il nuovo governo. L’incarico è conferito oralmente e la persona individuata, ex articolo 92 della Costituzione, potrà decidere se rifiutarlo o se accettarlo con riserva, da sciogliere solo in caso di successo nella formazione dell’esecutivo.
Formazione e ufficializzazione del governo
L’incaricato a formare il governo, presumibilmente futuro Presidente del Consiglio, stila una lista di nominativi fra parlamentari e non che vorrebbe rendere ministri. Inoltre, prova anche a stendere un primo programma di governo. Sia la lista dei possibili ministri, sia il programma devono essere sottoposti al Presidente della Repubblica, che decide se accettarli o meno. In caso di accettazione, i ministri e il Presidente del Consiglio sono nominati dal Capo dello Stato (art. 92) e devono giurare nelle sue mani (art.93). L’esecutivo appena nato deve presentarsi davanti alle Camere per ottenerne la fiducia entro dieci giorni dalla formazione, ex art. 94, esponendo il suo programma di governo. Solo in caso di ottenimento della fiducia a maggioranza assoluta in entrambe le Camere, il governo è legittimato ad agire fino alla fine della legislatura o fino a mozione di sfiducia, con conseguente crisi di governo.