Nascita ed evoluzione di un dandy: dalle origini a Pitti Uomo 96

Viaggio attraverso lo sviluppo di questa particolare forma della moda maschile dal 700 ad oggi.

Pitti Uomo 2019, edizione invernale ( Hostess.it)

PITTI IMMAGINE : 

Al via oggi la 96esima edizione di “Pitti”, uno dei maggiori eventi della moda mondiale. Pitti Uomo è una manifestazione che si occupa del pronto moda maschile ovvero i capi più rapidamente pronti per il mercato della prossima stagione, ed è famosa per avere come protagonisti non tanto gli stilisti quanto piuttosto i brand di abbigliamento e i loro prodotti.

Il primo Pitti Immagine risale al 12 Febbraio 1952 e fu presentato con il nome di First Italian High Fashion Show e, inizialmente dedicato alla moda femminile, fu ideato da Giovanni Battista Giorgini il quale lo organizzò nella sua casa di Firenze, villa Torrigiani.

L’evento ebbe talmente tanto successo che fu prima spostato al Grand Hotel di Firenze per poi trovare spazio nella sala bianca di Palazzo Pitti da cui prese il nome la manifestazione.

Nel 1982 la manifestazione fu spostata alla Fortezza da Basso dove tutt’ora si svolge e fu organizzata come una vera e propria fiera con stand ed espositori.Nei 4 giorni dedicati alla fiera la città di Firenze si riempie di eventi collaterali alla manifestazione e la città si popola di dandy e amanti della moda. Ma cosa significa essere un Dandy oggi e quanto è  forte il debito con una figura come quella di Oscar Wilde ?

Pitti immagine ( www.piazzadellenotizie.it)

DANDY MODERNO :

Venendo meno gli ideali che si celavano dietro il dandismo nei secoli precedenti, oggi può essere posto sotta la categoria di dandy un individuo capace di saper rendere la moda complice del proprio stile, di saper piegare questa a proprio piacimento fino ad arrivare ad una perfetta adesione ai canoni contemporanei. Il tutto dovrà poi essere affiancato da  un’attenzione particolare per il dettaglio e un gusto ,talmente superiore, da prevaricare la moda stessa. 

Nella costruzione di questo stile la sartoria ovviamente giocherà un ruolo dominante. È poi nel mercato del vintage che un dandy dovrà guardare qualora voglia risparmiare o giocare col fascino del passato.La qualità del vintage è infatti sempre eccelsa e permette anche di poter cogliere il meglio dalle tendenze passate. 

Tuttavia  la figura del dandy oggi si muova e gioca su equilibri piuttosto delicati: chi voglia collocarsi perfettamente sotto questa etichetta dovrà rifuggire sempre dal retrò per il retrò. Non essendo, infatti, la categoria dei dandy rafforzata da impegni o ideali che prevarichino la moda,  talvolta, vi è la tendenza a confondere un’eleganza fatta di dettagli con il rifiuto e il disprezzo del mondo attuale da parte di certi individui che poco hanno a che fare con la moda di un dandy.

Più che un ideale estetico e mondano, quello che spinge alcuni a girare per strada con bombette, bastone da passeggio e monocoli è la volontà di creare una realtà fortemente alterata dove l’obbiettivo principale sarà il disprezzo del moderno e una costante voglia di arretrare nel tempo sociale e personale. 

Il dandy invece se, per definizione, desidera distinguersi dalla massa tuttavia sceglie di farlo attraverso il suo stile personale odiando la moda solo in quanto forma di omologazione e adottando, per questo, uno stile estremamente  personale, sempre raffinato e mai volgare. 

Il suo emergere dalla folla sarà quindi affidato esclusivamente alla cura del dettaglio che siano i bottoni o una stoffa particolare, un cappello o un paio di scarpe eccentriche.In questo senso particolare rilievo assumerà anche la cura del corpo, della barba e dei capelli.

La figura del dandy moderno tuttavia è soltanto l’ultima fase di un processo artistico che risale addirittura al 700 e che vede il suo precursore in Lord Brummel.

Pitti Immagine ( www.esquire.com)

EVOLUZIONE DI UN DANDY :

Il concetto di dandismo ha subito con il passare del tempo numerose evoluzioni e cambiamenti.
Si possono distinguere infatti fino a 4 periodi in cui la figura del dandy è cambiata e si è sviluppata in forme leggermente diverse. Il primo sviluppo del movimento si registra intorno alla seconda metà del 700 in Inghilterra. È passato alla storia sotto l’etichetta di “ Periodo di Brummel “ e vede un dandy che convive con la moda neoclassica. I dandy si armavano di cravatta bianca inamidata e giubba-frack blu con bottini d’oro. Questo è il periodo del dandy classico. In questa epoca il dandy era ricco ma non ricchissimo e non era né pittore, né poeta, né musicista, non lavorava assolutamente e non faceva altro che mostrarsi in società per ostentare il suo senso estetico. 

Lord Brummell ( Wikipedia )

Il secondo periodo viene chiamato “ periodo di Baudelaire “ e si sviluppa dalla seconda metà dell’800 fino alla fine del secolo. Qui il dandismo assume connotazioni post-romantiche e si sposta in Francia. Baudelaire spopolerà grazie ai suoi abiti tutti rigorosamente neri e accompagnati da larghi papillon scuri. Il dandismo Baudelariano si distingue dal dandismo classico perché si fa più poetico ed impegnato, ora il Dandy rappresenta una cultura dell’apparenza e della diversità in comunione con i movimenti artistici e letterari dell’epoca.

Charles Baudelaire ( ArtSpecialDay)

Oscar Wilde è poi l’esponente del terzo periodo, denominato appunto “ Periodo di Wilde”. Questo è il dandismo della decadenza in cui confluirà anche la figura di D’Annunzio. È adesso che il dandismo si fonda con l’estetismo.

Infine il quarto periodo, il “periodo di Cocteau“, si sviluppa sotto la guida di Cocteau, Tzara, Dalì e Breton e vede un ritorno agli abiti raffinati e discreti dei primi tempi.Questo viene definito oggi l’ultimo periodo del dadaismo e si sviluppa secondo un arco temporale che copre i primi decenni del 900 fino agli anni 60.

Salvador Dalì ( University.it)

OSCAR WILDE, IL DANDY PER ECCELLENZA: 

Oscar Wilde, esteta alla continua ricerca della bellezza è il Dandy per eccellenza. Per Wilde il bello diventa un qualcosa da ricercare assolutamente, vi è una vera e propria sete di bellezza che comincia ad essere considerata adesso come il fine di qualsiasi cosa. 

Wilde fa del piacere il suo unico scopo di vita e il piacere stesso diviene simbolo di bellezza. Il culto del bello sarà celebrato principalmente nell’arte che diviene l’unica religione in un mondo che non ha più religioni ma in cui anzi tutto ruota attorno alla morale borghese, al formalismo e all’ipocrisia.
Nel  Ritratto di Dorian Gray, personaggio che può essere considerato un alter ego di Wilde stesso, l’autore scrive “a volte la gente dice che la bellezza è solo superficiale. Può darsi. Ma perlomeno non è superficiale quanto il pensiero. Per me, la bellezza è la meraviglia delle meraviglie”. 

Sarà proprio nella prefazione a tale romanzo che Wilde si soffermerà su alcuni principi della sua poetica in particolare l’estraneità di qualsivoglia criterio morale in arte attraverso una dichiarazione  di fede formalistica secondo la quale l’arte è pura forma e i contenuti, in particolare quelli morali, sono semplice materia. 
L’unica moralità applicabile all’arte sarà quindi “ l’uso perfetto di uno strumento imperfetto” : il linguaggio.
Nè consegue la totale mancanza di qualsivoglia scopo pratico e l’assoluta ed esalata inutilità dell’arte.

Abbiamo già visto come in una prospettiva diacronica, il periodo di Wilde possa essere identificato come il terzo periodo del dandismo, in questa epoca è necessario distinguere la figura del dandy da quella del Bohemien.Mentre infatti il Bohemien si schiera dalla parte della classe proletaria, il dandy rimane comunque un artista borghese che continua ad identificarsi all’interno della propria classe sociale. 

In questo periodo il dandy usa piuttosto la sua stravaganza ed eccentricità per muovere l’opinione pubblica, per ricercare la libertà assoluta.Il dandy sperpera il denaro, allora sacro per la borghesia, infrange il moralismo dominante e si prende gioco di una società in cui l’aristocrazia di sangue non ha più peso reale.
Grande importanza assumerà quindi in questo senso la cura del dettaglio che diventerà il principale elemento di distinzione.

Riassuntiva la definizione di dandy che diede Charles Baudelaire nei suoi Diari intimi : 

“ Cos’è un Dandy? É un misto di flemma, dissimulazione, mistificazione, stoicismo, originalità, ardore nascosto, gusto della contrarietà, amarezza superiore, culto di sè, dilettantismo, sopraffino, e qualità simili, tutte nel segno dell’unicità, condannata ad estinguersi. L’individuo contro l’Uomo Massa, insomma. “

Oscar Wilde ( Frammenti )

Alice Consigli 

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