Musica e politica, Waters lancia un SOS

Musica e politica, Waters lancia un SOS

16 Luglio 2018 Off Di Francesco Rossi

“Restiamo umani” – queste le parole di Roger Waters durante il suo concerto dello scorso 15 luglio al Circo Massimo, Roma.

Musica e non solo, il cantante ha infatti intrattenuto i 45 mila spettatori sì a ritmo dei più grandi successi degli (ahimè) ex Pink Floyd ma ha anche provveduto a far ragionare la folla, su cosa? Sui meccanismi della politica attuale. “Trump è un maiale” compare sul maxi schermo montato dietro al palco, seguito da una serie di immagini del Presidente degli Stati Uniti. America e non solo, l’invettiva va anche contro tutti i ‘fascismi’ attuali: Le Pen, Farage, e qualcuno dal pubblico grida: “Salvini!” Tutta l’esibizione è stata un’amara cronaca del dramma umanitario che la nostra società sta vivendo, con un appello al recupero del senso di umanità.

“Non per noi, ma per i nostri figli e i nostri nipoti. Dobbiamo permettere anche a loro di godere delle colline toscane come del deserto dell’Afghanistan.” – afferma Waters e di colpo il maiale Algie prende il volo: è il turno dell’album “Animals”. Partono “Dogs” e “Pigs”, politica filtrata attraverso la musica.

Restiamo umani” – ripete, in italiano stavolta, dopo aver suonato “Pigs” (no, non è stata una coincidenza).

La sua critica nei confronti di Trump è diretta. “Rappresenta la follia americana sotto un ombrello di ignoranza assoluta – ha detto Waters in un’intervista – “E’ un maiale ignorante, lo è sempre stato e sempre lo sarà. Vive nell’illusione di essere una persona da ammirare in qualche modo. Ma ovviamente per le persone come me, lui rappresenta tutto quello che non c’è da ammirare nella società americana”. Parole forti, non ha paura di offendere.

Una performance completa, quasi istruttiva, ma c’è chi ha avuto da ridire, il cantante racconta infatti che il primo commento a un post pubblicato su Facebook dove veniva annunciato il concerto nella Capitale, è stato di un tizio che diceva: “Ti prego, vieni qui e suona le tue canzoni. Ma non lanciare messaggi politici.” La risposta che il cantante dice avrebbe voluto dare? “Fuck you!” Semplice, schietta, senza veli.

Questo appello quasi disperato dell’artista è mirato anche a tutti quei sostenitori dei personaggi politici da lui criticati, un invito a ragionare e prendere coscienza delle conseguenze di tali governi. Umanità: è questa la parola chiave, è da qui che bisogna ripartire per garantirci e garantire a chi verrà dopo di noi un futuro meno buio, più corretto.

La politica ai politici, la musica ai musicisti

Nonostante questo messaggio carico di speranze e pacifico, le critiche non sono mancate, come testimonia il commento del fan che, nonostante fosse un suo ammiratore appunto, ha sentito il bisogno di chiedere al cantante di lasciar perdere certi argomenti, di fare solamente il suo lavoro che per questi discorsi ci sono altre circostanze. Sarà sicuramente d’accordo con lui l’ex leader dei Led Zeppelin Robert Plant che, durante un’intervista in cui veniva incalzato riguardo temi politici, disse al giornalista: Senti, io faccio il musicista, non sono stato inviato da Dio per salvare il mondo, quindi parliamo di musica se non ti dispiace.

Che dire, due modi di pensare diametralmente opposti.

In ogni caso, musica e politica sono andati spesso a braccetto: Sting, De Gregori, Caparezza e tanti altri.

Perché allora tanta non-voglia di stare a sentire discorsi di questo genere? Waters ha voluto unire due grandi mondi, cercando di diffondere un messaggio attraverso il divertimento.

Davvero un artista non può occuparsi anche di politica, o quantomeno diffondere un messaggio? Lo scenario attuale vede personaggi politici che sono, o sono stati, imprenditori, comici, e un cantante non può dire la sua? Soprattutto se si limita appunto a parlare, escludendosi dall’attivismo politico ‘sul campo’.

 

                                                                                                     Ida Luisa De Luca