Mulan e Merida, due principesse ribelli, ci insegnano lo sviluppo morale dall’eteronomia all’autonomia

 

Mulan e Merida, donne destinate alla cura del proprio corpo e al matrimonio, scelgono di disobbedire: provano a combattere e a “volare”.

https://www.pinterest.com/pin/115756652907861151/ Le principesse ribelli

La ribellione interiore, la disobbedienza intelligente fanno parte della natura umana. Disobbedire non è combattere per tutte le battaglie, ma scegliere intelligentemente e autonomamente le proprie battaglie, così come fanno le principesse Mulan e Merida nei film Disney e Pixar.

mulan-is-one-of-the-many-women-that-has-proven-that-women-should-not-conform-to-gender-roles

 

Quello che gli uomini vogliono non è ciò che Mulan vuole

Gli uomini, vogliono

Donne, obbedienti, ma che volino

Educate e con del fisico

è questa l’idea iniziale del lungometraggio Disney del 1998. Eppure Mulan, figlia di una nobile famiglia cinese, per salvare il proprio padre nella guerra contro gli Unni, rompe la tradizione. Si traveste da uomo ed entra nell’esercito cinese.

Si sa, l’arte della guerra non rientra nelle mansioni di una donna! Non sa lottare, non sa scagliare una freccia, non sa usare una spada (o meglio, almeno inizialmente): dimostrare il suo valore non sarà facile.

È con astuzia che la ragazza riesce a salvare l’esercito cinese ed è con innocenza che svela il suo segreto. Ferita, infatti, il suo travestimento è scoperto durante le cure. E dato che una donna non può combattere e soprattutto non può mentire alla leva obbligatoria, per lei, c’è la pena di morte.

Ma si può condannare chi con coraggio, ingegno, amore e valore ha rischiato la propria vita per salvare la vita del proprio padre e del proprio popolo?

Mulan non è condannata né nel film né nella vita reale: è il simbolo della donna guerriera, l’esempio di chi disobbedisce alla tradizione e sceglie la propria battaglia da combattere. Da sposa obbediente diventa un’eroina disobbediente!

 

Visualizza immagine di origine
https://libri.robadadonne.it/libro/la-banalita-del-male/

 

Disobbedire non è non obbedire

Disobbedire non è semplicemente l’opposto dell’obbedienza, non è il semplice rifiuto di obbedire alle disposizioni di un’autorità. Disobbedire, in psicologia, è l’espressione dell’autonomia psicologica e della capacità individuale di elaborare giudizi indipendentemente dall’autorità di riferimento.

In una società fatta di mode, norme, leggi non scritte e costumi imposti è necessario un grado di adattamento, affinché la società funzioni come un insieme. Che l’adattarsi non significhi, però, non pensare in maniera autonoma e non completare il proprio sviluppo morale (come intendeva Kohlberg, nel 1969)!

La disobbedienza, se intelligente, è necessaria per un passaggio dall’eteronomia all’autonomia.

L’eteronomia è obbedire a leggi estranee dalla propria volontà che se non consapevoli, giuste o desiderate potrebbero provocare nient’altro che la “banalità del male” (Hannah Arendt), come notò Milgram.

Fra il 1960 e il 1963 Stanley Milgram, psicologo statunitense, attraverso un esperimento notò che le persone tendessero a eseguire azioni malvagie perché imposte da un’autorità o perché utili alla ricerca scientifica. Il ricercatore chiese a dei soggetti volontari di sottoporre a scosse elettriche (vere secondo i soggetti, ma finte nella realtà) gli allievi che avessero commesso errori durante una prova svolta. Solo pochi, durante l’esperimento, si opposero. Molti obbedirono “per il bene della scienza” e perché un’autorità competente “così aveva richiesto”.

E ora ci chiediamo: cosa sarebbe successo se alcuni geni della storia si fossero adattati alle norme sociali? Se non si fossero opposti e avessero, anche loro semplicemente “attivato le scosse elettriche”?

Visualizza immagine di origine
ribelle-the-brave-una-principessa-insolita-per-una-fiaba-tradizionale

Ribelle, The Brave è la nuova erede al trono: è necessario un marito!

Se Merida si fosse adattata alla tradizione, all’usanza del suo regno non avrebbe mai riscoperto il legame profondo con la madre e non avrebbe mai imparato a scegliere se stessa, amandosi, con tutte le sue imperfezioni.

Nel film Pixar la principessa dai capelli ricci rossi, incapace di pettinarsi, goffa a tavola e audace con l’arco (tutta suo padre più che tutta sua madre) decide di rompere la norma reale. Non vuole sposare un uomo impostole, non vuole rinunciare a un amore reale, ma soprattutto non vuole ridurre se stessa a un oggetto da conquistare attraverso una gara sportiva.

Sovvertire le regole, purtroppo, ha un costo: litiga con la madre e provoca una maledizione: la regina diventa un orso pericoloso, animale da abbattere per il re che non la riconosce.

Sarà solo la riscoperta del legame d’amore tra madre e figlia a rompere l’incantesimo.

La regina impara a conoscere Merida, Merida riscopre l’amore e l’umanità della madre ed entrambe decidono di sostenersi: in fondo è necessario trovare coraggio per decidere di avere un’erede al trono single!

Probabilmente se Merida potesse parlare, ora nel canto finale del film direbbe a tutti noi

Con intelligenza disobbedirò

e “correrò, volerò ed il cielo toccherò”

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: