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“Me too” nel Medioevo: riscopriamo la donna nella mistica “femminile” di Ildegarda di Bingen

“Me too” nel Medioevo: riscopriamo la donna nella mistica “femminile” di Ildegarda di Bingen

La condanna di Grease è figlia di Time’s up!. Ma già l’Europa  medievale ha avuto la sua bandiera femminista, Ildegarda di Bingen.

L’intransigente spada del politically correct è tornata a colpire. Questa volta l’oggetto d’accusa è uno dei film più famosi della storia: Grease.  I suoi detrattori, infatti, stigmatizzano la pellicola definendola omofoba, razzista ma soprattutto misogina e sessista.

 

GREASE VIENE TRAVOLTO DALLA MACCHINA DI TIME’S UP!

Il tema della damnatio memoriae è ormai all’ordine del giorno. Grease non è che l’ultimo arrivato di una lunga lista di opere considerate maledette dalla sensibilità contemporanea. Si potrebbe riflettere a lungo intorno all’effettiva validità di tali operazioni di rimozione del passato considerato scomodo. Tuttavia, ciò che si vuole evidenziare in questa sede è come l’onda di sdegno suscitata dai balli di Denny Zuko e Sandy Olsson sia figlia del recente movimento in difesa delle donne e della pari dignità di genere Me too e della organizzazione Time’s up!, sua promotrice.

Come è noto, il movimento Me too nasce attraverso il passaparola mediatico in risposta alla denuncia di abusi perpetrati dal produttore Harvey Weinstein e allo scandalo di ricatti sessuali del colosso mediatico Fox News. Coalizzate nel movimento Me too e coordinate da Time’s up!, le celebrità hollywoodiane hanno dato il via a una vera e propria rivoluzione dal basso, dilagata in breve tempo anche sulle nostre sponde dell’Atlantico. Le rivendicazioni di parità di genere e lotta senza frontiera contro qualsiasi tipo di abuso portate avanti da molti dei volti più celebri e amati dello spettacolo hanno avuto un forte impatto sociale, innescando una riflessione, un’attenzione e, a volte, un estremismo come forse non si era mai visto nella storia.

Eppure, forse non tutti sanno che l’Europa è stata già protagonista di un fenomeno simile e in un’epoca insospettabile, il Medioevo. Dalla valle del Reno, cuore del Vecchio Continente, si alza una voce fuori dal coro, una voce che esalta la femminilità in un mondo totalmente maschile: la badessa Ildegarda di Bingen e la sua comunità femminile. Il Time’s up! del dodicesimo secolo

 

RISCOPRIRE LA DONNA NEL MEDIOEVO: LA TEOLOGIA “FEMMINISTA” DI ILDEGARDA

Ildegarda di Bingen è una personalità davvero unica. Oblata a cinque anni, afflitta da una salute cagionevole, si impose nell’Europa dell’epoca con la sua voce imperiosa, giudicante e profetica. In un’era in cui le donne era relegate all’ombra del focolare o dei conventi, Ildegarda divenne braccio della Chiesa e consigliera personale dell’imperatore Federico I Barbarossa, arrivando a minacciarlo apertamente di morte. Non si può dire che fosse una progressista, anzi. Eppure, su un aspetto la sua riflessione filosofico-teologica si dimostrò estremamente anticonformista: la centralità della donna nell’Universo.

Insomma, già nel Medioevo c’era chi proprio non riusciva ad accettare il motto paolino: «Sposati e sii sottomessa». La predominanza della creatura femminile, a ben vedere, è il diretto sviluppo del pensiero teologico di Ildegarda, così come lo recepisce da Dio stesso, che le parla e le mostra la verità. Oggi sappiamo che ciò di cui parla la mistica siano state probabilmente allucinazioni visive e uditive dovute all’emicrania patologica, ma è proprio da questo suo “dono profetico” che ella trae la sua forza argomentativa.

Il suo pensiero è estremamente complesso e onnicomprensivo, ma può essere sintetizzato a partire dal concetto di armonia. Nel momento immediatamente successivo alla Creazione, nel Paradiso Terrestre, tutto è armonico, tutto è perfetto e in linea con il progetto di Dio. Ma l’incanto dura poco: l’armonia è destinata a infrangersi. La causa scatenate è il «momento più drammatico di tutta la storia»: la caduta di Lucifero e degli angeli ribelli. A partire da quell’istante, l’invidia del demonio è tale da avere un unico scopo: distruggere totalmente l’armonia del Creato a partire dalla sua creatura più perfetta, l’uomo. Attraverso le tentazioni, induce l’uomo ad allontanarsi dall’ordine stabilito, dissolvendo l’armonia.

Proprio qui è da rintracciare l’immensa importanza tributata alla donna. Bisogna partire, come è facile supporre dalle due donne bibliche per eccellenza: Eva e Maria. Ildegarda salva Eva. Anzi, la innalza al livello di Maria. Non sono contrapposte, ma due momenti dello stesso progetto di salvezza. Maria dà alla luce il Salvatore, colui che attraverso la sua parola indica all’uomo da via di ritorno all’armonia. Ma non avrebbe potuto farlo senza Eva. Maria è colei che schiaccia la testa al serpente, ma solo perché Eva ha permesso al serpente di tentarla. Senza Eva, non ci sarebbe stata Maria. Eva non condanna l’umanità, ma si sacrifica per la sua salvezza. I pilastri della storia umana sono dunque, per Ildegarda, due donne. La donna è al centro del Creato, sua ragione e sua salvezza.

 

RINUNCIA ALLA SOTTOMISSIONE E VIVI ATTIVAMENTE: LE ABBAZIE FEMMINILI

Come si traduce tutto ciò all’atto pratico?

Ecco, forse questo farà storcere il naso ai lettori contemporanei. Ma come con Grease, dobbiamo rincordarci che ci troviamo nel 1100. Peer Ildegarda l’emancipazione della donna passa attraverso il riconoscimento del proprio ruolo centrale nella storia dell’umanità. Riconoscersi come figlie di Eva e di Maria e agire come loro hanno agito. Rinunciare ai matrimoni combinati, alle ricchezze e ai piani dinastici, per unirsi liberamente e sentitamente alle comunità religiose femminili. Dedicare la propria vita non alla prole o al coniuge, ma allo studio della botanica, della miniatura e delle Sacre Scritture, al fine di conservare la Parola di Dio, così come Maria ha conservato il Figlio di Dio.

Cosa che in effetti fu realizzata da Ildegarda nelle due abbazie di cui fu badessa, quella di Ebingen e quella di Rupertsberg, le cui comunità femminili autonome divennero un vero e proprio punto di riferimento in un settore dominato dagli uomini, quello religioso-ecclesiastico.

Si è discusso e si discute tanto su questa centralità della donna e sulla natura di queste comunità femminili. Qualsiasi sia la risposta, quel che è certo è che Ildegarda mostrò alle ragazze del suo tempo, ma anche agli uomini, che un’altra vita era possibile. Le donne potevano essere non più serve passive, ma protagoniste attive della propria vita e del loro ambiente sociale, religioso e politico, senza dover dipendere da un uomo. In effetti, né Eva né Maria si sono servite di uomini.

Un vero e proprio Time’s up!. Nel 1100.

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