Matteo Salvini e la campagna di lotta alla cannabis light: che succede?

Molto rumore si è generato negli ultimi giorni intorno alle dichiarazioni di Salvini riguardo la cannabis light. Il ministro dell’interno sembra aver rivolto la sua attenzione al mercato della cosiddetta ‘erba legale’ e si dichiara intenzionato a chiudere i numerosi punti vendita che in anni recenti abbiamo visto nascere in Italia. Dopo aver annunciato la chiusura di tre shop a Macerata, rilancia sui social proclamando una direttiva volta a replicare l’avvenimento su tutto il territorio nazionale

“lo Stato dimostra di non essere complice di chi vende prodotti che fanno il male dei nostri figli.
Sono sicuro che il “modello Macerata” può essere replicato con successo in tutta Italia, oggi stesso manderò una direttiva con questa indicazione.”

Un passo falso?

Per amor del vero, pare che i suddetti negozi vendessero prodotti con livelli di THC superiori ai limiti di legge, che si attestano allo 0,6%. Sebbene il settore commerciale riguardante la cannabis legale sia regolata da una legge del 2016 che definisce limiti e modalità di vendita, vietandola ai minori di 18 anni, pare che la retorica del ministro verta principalmente sulla criminalizzazione di queste attività. Sempre attraverso i social, Salvini identifica i cannabis shop come “centri di spaccio”, riportando in auge il sempre verde discorso che vede la marijuana come trampolino di lancio verso le droghe pesanti. Le risposte dall’elettorato non si sono fatte attendere, ed è evidente che molti non abbiano gradito la direzione politica che il vicepremier ha intenzione di intraprendere. Basta farsi un giro sulla sue pagine social per rendersi conto che numerosi cittadini che si dichiarano leghisti non condividano le preoccupazioni del capitano in merito alla questione cannabis light. Ancora una volta ricorre l’approccio emergenziale attraverso cui la situazione è presentata in chiave allarmistica, esasperando l’urgenza di intervenire con il pugno duro.

Incastrati nel passato

Poche questioni riescono a polarizzare gli schieramenti come quello sulla marijuana. I suoi sostenitori vanno a rimarcare tutte le argomentazioni a favore della legalizzazione delle droghe leggere, come la sempre citata diminuzione del traffico illegale e l’impoverimento del mercato nero da sempre nelle mani della criminalità organizzata. In secondo luogo eliminare la  stigmatizzazione e criminalizzazione di chi fa uso di queste sostanze, che causa non pochi problemi a livello sociale . Terzo, la salvaguardi della salute, fornendo un prodotto certificato e di origine controllata. E non da ultimo, ingenti somme di denaro che confluiscono nelle casse dello stato. Sarebbe inutile notare come l’intera faccenda sia un pretesto per reindirizzare l’attenzione sulla “cannabis vera”. Alcuni suggeriscono sia solo un cavallo di troia che porta con sé una tematica ormai sepolta da tempo, con l’unico scopo di distogliere lo sguardo dell’opinione pubblica sui recenti avvenimenti di corruzione del caso Siri.  Sarebbe parimenti inconcludente spostare il discorso, come spesso accade, su altre sostanze legali come tabacco o alcolici, accusate di causare molti più morti, dipendenze ed effetti negativi sulla salute rispetto al ‘collega green’. In definitiva, ogni qualvolta che l’argomento torna alla ribalta nella scena pubblica, vengono riesumati temi vecchi di trent’anni, evidenziando quanto la penisola sia ancorata nel passato su tale questione.

Cannabis light

Poche informazioni, molta confusione

Il punto cruciale sta nella percezione delle persone, in quanto l’intero dibattito ruota attorno ad una questione culturale. La differenza tra alcolici e cannabis è che la prima è socialmente accettata ed è perfettamente incorporata nella tradizione italiana, mentre la seconda è abbastanza estranea ai nostri costumi.  Sugli aspetti negativi o positivi della marijuana naturale, quella definita “vera”, si può discutere a lungo. Senza ombra di dubbio, però, la campagna di lotta di Salvini alla versione light appare del tutto insensata. In prima istanza perché essa rappresenta un’ottima alternativa per chi vuole godere degli effetti del CBD senza dover passare per il mercato illecito. Il ministro inoltre dichiara:

“Se qualcuno pensa di trasformare lo Stato in uno spacciatore, avrà nel sottoscritto un avversario irriducibile”

E continua dicendo di essere inamovibile sulla lotta contro “i venditori di morte”. L’intera faccenda non fa altro che mettere in luce l’enorme confusione che avvolge la questione cannabis, dimostrando ancora una volta l’italica ignoranza su temi controversi come questo.

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