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Masturbarsi è davvero peccato? Scopriamolo con Onan e la storia della masturbazione

Masturbarsi è davvero peccato? Scopriamolo con Onan e la storia della masturbazione

Sfatiamo uno dei tabù più vecchi del mondo con l’analisi del racconto di Onan.

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La musica neomelodica napoletana è quella cosa che nel nostro privato più intimo e nascosto ascoltiamo con estrema discrezione, a volume più basso possibile, e con la vergogna di chi sta commettendo un reato; le stesse identiche sensazioni descritte sopra le proviamo quando ci masturbiamo: stiamo facendo qualcosa di legale e normale, eppure dentro di noi si insinua il tarlo della vergogna, ma perchè? Cosa ci ha portati ad avere vergogna di qualcosa di estremamente normale e piacevole come l’autoerotismo? Qual è la storia della masturbazione? 

Ma soprattutto, quali costruzioni sociali portano un penedotato medio a sorridere e ridacchiare ogni volta che una donna dice liberamente di masturbarsi? 

 

La masturbazione e la storia antica

Iniziamo subito la nostra full immersion sul piacere buttandoci a capofitto nella storia: esiste una storia della masturbazione? Certo che sì, ma c’è di più: contro ogni aspettativa, più si va a ritroso, più la masturbazione, anche e soprattutto femminile, è non solo normalizzata, ma anche sublimata; è solo in tempi relativamente recenti, infatti, che si sono creati tutti i tabù che conosciamo fin troppo bene.

 

Cominciamo da una certezza: l’uomo ricerca il piacere da sempre, quindi la masturbazione era già praticata dall’uomo primitivo e ne sono prova numerose illustrazioni rupestri; per gli antichi egizi il mondo era nato proprio da un lavoretto di mano del dio Atum; i greci, invece, credevano che la masturbazione fosse stata inventata dal dio Hermes, che, per consolare il giovane figlio Pan dalle delusioni amorose dategli dalla bella Eco, gli insegnó che chi fa da sè fa per tre.

 

L’errore di interpretazione biblica

L’avvento del cristianesimo, e soprattutto della morale cattolica, rovinano peró secoli di convivenza tra l’uomo e il corpo che abita; il piacere diventa così peccato, la goduria diventa punibile, la lussuria vizio. 

Se è vero, com’è vero, che il cattolicesimo condanna la masturbazione, è anche vero che il dogma che porta a queste conclusioni è del tutto arbitrario, nella Bibbia infatti non si fa menzione dell’autoerotismo, da dove prende ispirazione allora il tabù posto dalla Chiesa cattolica sull’argomento? La risposta è più semplice del previsto: da un errore di interpretazione. 

Il testo biblico racconta la storia di Onan; Giuda (non il Giuda che tradì Gesù) fece sposare suo figlio Er con Tamar, ma purtroppo Er morì e quindi, secondo la legge, Giuda diede a Tamar suo figlio Onan; secondo una legge ebraica non molto sensata i figli scaturiti dall’unione di Tamar e Onan sarebbero stati considerati figli del defunto Er, cosa a cui Onan si oppose, non astenendosi dal sesso, ma praticando il famoso salto della quaglia, così Dio lo punì a causa della dispersione del seme.

La Chiesa cattolica interpretó la dispersione non come la fuoriuscita prima dell’eiaculazione, ma come dispersione di sperma in senso lato, ovvero, come qualsiasi gocciolina di sperma che non sia rivolta alla fecondazione di ovuli.

Un errore di interpretazione, insomma, che fa minacciare di cecitá adolescenti da generazioni.

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Il trattato di Tissot

Ovviamente, ma è anche banale dirlo, la madre dei cretini è sempre incinta, e dal dogma cattolico sono scaturite tesi su tesi di gente che forse una sega avrebbe dovuto farsela, primo su tutti il buon Tissot, che dichiara nella sua dissertazione sull’onanismo che la pratica di masturbazione potrebbe rendere indifferentemente magri o grassi, folli o idioti, rabbiosi o epilettici, idioti e febbrili, o anche suicidi.

Ed ecco che, navigando in queste acque, si arriva all’età vittoriana, in cui ai ragazzi era vietato incrociare le gambe o toccarsi i genitali con le mani, alle ragazze invece di andare a cavallo, perchè le sensazioni provocate da questo tipo di contatto potevano portare al piacere della masturbazione; per chi trasgrediva le regole, le punizioni variavano dalla cintura di castità alle accuse di follia, o addirittura, alla pena di morte.

Sarà necessario aspettare il XX secolo perchè Alfred Kinsey descriva il fenomeno della masturbazione come normale, e perchè, appena un quarantennio fa, Michel Focault descriva così il tabù della masturbazione: 

Uno stupro perpetrato dai genitori nei confronti dell’attività sessuale dei loro figli.

 

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