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Mank: il film nel film che ci mostra la nascita di “Quarto potere”

Mank: il film nel film che ci mostra la nascita di “Quarto potere”

Fincher ci mostra la realizzazione del capolavoro di Orson Welles che sovverte i meccanismi Hollywoodiani degli anni ‘30.

Netflix esce con il cavallo di battaglia del 2020. Dopo “The Irishman” del 2019 e il tanto meraviglioso quanto poco considerato “Sto pensando di finirla qui” uscito a settembre, “Mank” sembra il film di punta del colosso dello streaming americano.

La trama

Il film tratta la realizzazione della sceneggiatura, da parte di Herman J. Mankiewicz (Mank), del capolavoro “Quarto potere” (Citizen Kane) diretto da Orson Welles nel 1941. “Il ragazzino genio della radio”, così veniva chiamato Orson Welles in seguito al successo del programma radiofonico “La guerra dei mondi” in cui, annunciata una finta invasione degli alieni, ottenne una tale credibilità che la RKO gli diede carta bianca per la realizzazione di un suo film, in quello che fu definito “il contratto del secolo”.

“Nel 1940, a 24 anni, Orson Welles fu attirato a Hollywood da una RKO in difficoltà con un contratto adatto al suo talento di narratore. Gli fu data autonomia creativa assoluta, senza alcuna supervisione. Avrebbe potuto girare qualsiasi film, su qualunque argomento, avvalendosi di collaboratori di sua scelta…”

Welles scelse Mank. Il film non è un vero e proprio biopic perché non tratta della vita di un uomo tanto la nascita di un capolavoro. Il regista David Fincher (Fight club, The social network, Seven…) decide di rendere omaggio alla parte meno considerata della creazione di un film: la sceneggiatura. È sulle pagine bianche che vengono battute a macchina, così come lo schermo del cinema si riempie di immagini, che nasce un film.

Vedere Mank sdraiato sul letto che detta le parole di quello che sarà uno dei più grandi capolavori della storia del cinema fa venire i brividi. La mente del protagonista partorisce idee pescando dal suo passato, un grande autore parla sempre di sé in quello che crea.

L’importanza dello sceneggiatore

Come “Quarto potere”, anche in “Mank” si usa l’intreccio narrativo tramite l’uso di flashback che raccontano gli avvenimenti che porteranno Mank ad allontanarsi dalla MGM ed accettare il contratto offertogli da Welles. Attraverso questi flashback, Fincher ci racconta i meccanismi di produzione Hollywoodiani degli anni ’30 e le sue influenze anche fuori dal mondo del cinema (ad esempio le elezioni del governatore della California). Critica aspramente le produzioni che uccidono la creatività, la RKO fa pressioni su Mank affinché la sceneggiatura sia più semplice e lineare, bellissima la risposta di Mank: “la narrazione è un cerchio, non una linea dritta che punta all’uscita più vicina. Non puoi descrivere la vita di un uomo in due ore, il massimo che puoi fare è dare l’impressione di averlo fatto”. La scrittura a intreccio e rivoluzionaria per quei tempi, è una delle caratteristiche che fanno di “Quarto potere” il capolavoro immortale che è.

Durante questi anni Mank conosce William Randolf Hearst, grande editore e magnate della stampa al quale si ispirerà per la creazione dell’iconico Charles Foster Kane, il protagonista di “Quarto potere”.

Mank” quindi, più che un biopic, è una riflessione meta-cinematografica sulla nascita di un capolavoro, nel quale Fincher decide di farci immedesimare il più possibile. Il meraviglioso “bianco e nero” e le “bruciature di sigaretta” (termine usato dai proiezionisti per indicare il cerchio in altro a destra che segnalava la fine di una bobina, citato già in Fight club) che si vedono nel film, danno l’impressione di vedere un vecchio film in pellicola. Anche le scene sono introdotte dalle didascalie tipiche della scrittura da sceneggiatura come “1930. Esterno. Fuori dalla MGM. Giorno.”

Interessante è la rappresentazione del genio Orson Welles. Nella prima ora e mezza di film si sente solo per telefono e compare visivamente solo per pochi secondi. La sua è un’apparizione quasi mistica, si vede sfocato, con una luce intensa alle spalle che ne esalta il mistero che ha sempre aleggiato intorno alla sua figura. Riappare nella mezz’ora finale, arrogante e senza scrupoli pronto a prendersi i meriti del lavoro di Mank. Ma a un uomo così possiamo perdonare tutto!

 

La Hollywood vista su Netflix

Il film era stato scritto da Jack Fincher, padre defunto del regista David. Mai prodotto da Hollywood, è stato realizzato dal figlio che ha ripreso il suo lavoro, portandolo sul piccolo schermo grazie a Netflix; vi è una certa analogia con quello che succede a Mank. Così Fincher, attraverso un omaggio al cinema del passato, lascia intendere che avrebbe voluto portare tale film sul grande schermo, ma anche lui è dovuto sottostare ai meccanismi di produzione e distribuzione odierni, girando per la televisione e mostrando i cambiamenti del cinema in questo decennio.

Il risultato è un omaggio, nonostante le sue critiche, a Hollywood, al lavoro degli sceneggiatori (e al padre) nonché a Orson Welles nella creazione di un film che ha cambiato per sempre il modo di fare e di intendere il cinema, da mostrare alle generazioni del nuovo millennio attraverso il mezzo di fruizione audiovisiva più usato negli ultimi anni.

Adesso, non vi resta che fare una cosa: guardare “Quarto potere”!

 

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