Il Superuovo

Monet e Pascoli ci insegnano come dipingere la Natura con colori e parole

Monet e Pascoli ci insegnano come dipingere la Natura con colori e parole

Novantaquattro anni fa morì Claude Monet ed il suo impressionismo ispirò la poesia di Pascoli.

Claude Monet morì il 6 dicembre di novantaquattro anni fa all’età di ottantasei anni. Molti si ispirarono a lui, accostandosi alla natura tramite le sensazioni, descrivendola a partire da queste ultime, come nel caso di Pascoli e del suo impressionismo poetico.

Oscar-Claude Monet

Oscar-Claude Monet fu un eccellente pittore. Si concentrò principalmente sulla paesaggistica, rappresentando i suoi soggetti senza disegno preparatorio ed en plein air. Nacque a Parigi ma la famiglia si trasferì a Le Havre quando l’artista aveva solo cinque anni. In questo luogo si innamorò dei paesaggi normanni, del mare e delle sue campagne. Visse una vita agiata anche se detestò la scuola perchè soffocava la sua creatività, ma fu solamente quando divenne adolescente e la sua famiglia entrò in crisi che sua zia Lecadre lo avvicinò all’arte dei pennelli.

Inizialmente si dedicò alle caricature che vendeva a venti franchi e tramite le quali riuscì a farsi un nome. Riuscì persino ad esporle e gli abitanti del paese la domenica andavano a vederle e ridevano, divertiti, davanti alle loro facce trasformate. Monet era felice ed orgoglioso del suo lavoro e si rese conto che l’arte sarebbe stata la sua vita. Conobbe Eugène Boudin, un paesaggista normanno, che lo avviò alla contemplazione della natura. Monet iniziò a studiarla e nel 1859 raggiunse Parigi in occasione del Salon, dove potè ammirare le opere di tutti i migliori artisti di Francia e ne rimase incantato.

Alla fine si iscrisse all’Académie Suisse dove potè sperimentare le sue idee ed incontrare altri creativi, creando così un’enorme rete di conoscenze artistiche. Naturalmente il 1861 dovette prestare servizio militare e fu mandato ad Algeri dove, lui stesso ci testimonia, trascorse un periodo meraviglioso. Tornato in patria a seguito di una brutta caduta, conobbe un pittore di origine olandese: Johan B. Jongkind. Grazie a questa amicizia si dedicò seriamente e con più passione alla produzione artistica e venne incoraggiato pure dal padre che, finita la convalescenza, fu disposto a pagargli l’esonero per permettergli di entrare in un atelier. L’incontro con Sisley, Renoir e Bazille fu fondamentale, fu la svolta che lo avviò verso la grande sperimentazione e l’affermazione dell’impressionismo.

L’impressionismo

Nel 1871 Monet tornò dall’Inghilterra dove si era rifugiato per scappare alla guerra franco-prussiana che aveva ucciso Bazille. In Francia iniziò a porre le basi per l’età dell’oro dell’impressionismo. Organizzò assieme ai suoi amici una mostra, slegata dalle istituzioni ufficiali, nei locali di un vecchio studio fotografico, messo a disposizione da Nadar. Venne aperta il 15 aprile 1874 e per la prima volta venne coniato il termine “impressionisti”, accettando un aggettivo che nella bocca del critico Leroy risultava negativo. Ad alcuni queste opere piacquero molto, uno di questi fu Castagnary che su questi artisti scrisse:

sono impressionisti nella misura in cui non rappresentano tanto il paesaggio quanto la sensazione in loro evocata dal paesaggio stesso. E proprio questo termine è entrato a fare parte del loro linguaggio

In ogni caso questa mostra fu un insuccesso, come le successive, ma questo non portò gli artisti a scoraggiarsi, i quali continuarono ad investire sulle loro opere ed idee. Nel 1876 avevano una piccola cerchia di ammiratori ed ottennero le prime commissioni.

Gli impressionisti producevano le proprie opere a partire dalle percezioni visive e quindi da tutte quelle sensazioni che derivavano dall’osservazione diretta del paesaggio in un particolare momento del giorno, analizzando i suoi giochi di luce e d’ombra. Si dipingeva en plein air, a diretto contatto con la natura, eliminando il lavoro al chiuso e il disegno preparatorio. Il colore era usato in maniera rivoluzionaria ed avvolgeva le figure, creando nuove forme e percezioni.

L’impressionismo poetico di Pascoli

L’impressionismo è una corrente artistica quindi parlare di poesia sembrerebbe improprio. Ma viene associato il termine poetico ad impressionismo quando vogliamo intendere quella capacità di descrivere delle immagini parziali, pronte a fuggire dall’occhio umano. Solitamente questo effetto viene realizzato attraverso la coordinazione, la quale permette di accostare simultaneamente più situazioni e sensazioni. Pascoli è uno dei principali poeti che, utilizzando questa tecnica, cerca di dipingere con le parole il mondo che lo circonda. Viene rappresentata una realtà rurale e naturale, alle volte crudele, che viene osservata sempre con stupore e meraviglia. Dalla raccolta poetica Myricae compare Il tuono:

E nella notte nera come il nulla,

a un tratto, col fragor d’arduo dirupo
che frana, il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,
e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,
e poi vanì. Soave allora un canto
s’udì di madre, e il moto di una culla.

Siamo davanti a una poesia dove si coglie chiaramente la capacità di Pascoli di riuscire a raffigurare un momento preciso della natura, descrivendolo con immagini sfumate e parziali, quasi mai complete, per sollecitare nel lettore un sentimento di attesa e contemplazione. la notte è senza stelle, come se rivelasse la morte, come se il mondo fosse proprio in attesa del rumore del tuono. Lo spazio tra il primo e il secondo verso viene lasciato volontariamente vuoto per aumentare la tensione del momento.

In seguito vengono descritti gli effetti del tuono con l’introduzione di onomatopee, allitterazioni e climax. Il rumore è improvviso ed è seguito da un silenzio che provoca un debole eco. La lirica si conclude con il dolce canto di una madre, un suono confortante che serve a calmare un piccolo disteso in una culla, spaventato dalla forza della natura. L’amore di una donna per il proprio figlio, per Pascoli, non è altro che un potente sentimento, capace di proteggere dalla sofferenza e dall’angoscia.

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