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Mangiare il cuore del partner: follia del topos letterario della cardiofagia e di Achille Lauro

In amore vince chi fugge? In amore vince chi resta? No, in amore vince chi mangia il cuore del proprio amante.

Achille Lauro dal video di ‘Maleducata’ (open.online)

Achille Lauro, con il singolo ‘Maleducata’ uscito a settembre 2020, ci presenta ancora una volta un testo provocatorio e all’avanguardia. Un testo in cui è descritto un uomo talmente innamorato da essere pronto a dare in pasto all’amata il proprio cuore. Sorprendente è che, quella che pare essere una metafora di un amore smodato, non è altro che la ripresa di un topos letterario esistente da secoli.

Achille Lauro e l’amore oltre ogni limite

Attualmente sono pochi gli appartenenti allo scenario musicale italiano in grado di gridare all’inclusione come Lauro. Il cantante, comparso inizialmente come trapper, è oggi un performer a tutti gli effetti che, attraverso il suo personaggio, tenta di realizzare la sua mission: quella di deprimere i pregiudizi sociali e normalizzare  il concetto di ‘gender fluid‘. Nascere uomo o donna, infatti, non deve essere vincolante. Come il cantante ama fare per primo, qualunque uomo può ‘uscire con una passata di smalto’, indossare lunghi guanti rossi e calze a rete. Il singolo ‘Maleducata’ esemplifica questo concetto. Qui l’artista incarna la figura di un uomo che manifesta con confidenza il proprio lato femminile, sentendosi a proprio agio nelle vesti di una ‘modella’, di una ‘bambolina’ e di una ‘stupida coniglietta’.

Oltre a questi aspetti, la canzone intende rendere accettabili gli eccessi. Ci troviamo di fronte ad un uomo infiammato dalla passione e pronto anche ad essere maltrattato, ferito e calpestato dalla donna amata. Sarà un modo stravagante e singolare di concepire l’amore? Forse, ma nessuno può affermare che è lecito solamente l’amore puro e platonico verso la famosa ‘donna angelicata’, sarà impopolare ma la femme fatale per molti, come per Lauro, deve essere ‘maleducata’, ‘aggressiva’ e ‘cattiva’.

Lauro bacia Boss Doms sul palco (tio.ch)

La tradizione della cardiofagia nei secoli

Tutto questo non è però sufficiente al cantante. Egli, per celebrare l’intensità del sentimento descritto, si spinge oltre e nel pezzo afferma: “sì, l’amore uccide, sei il mio sicario” e “le regalo il cuore, sì, così lo cucina“. Le due espressioni, oltre a rappresentare con efficacia il folle amore, rimandano ad una lontana tradizione letteraria: quella della cardiofagia.

Con il termine ‘cardiofagia’ si intende l’atto fisico del mangiare il cuore dell’amato ed’è una materia usata ricorrentemente nei testi letterari medievali. Il topos aveva duplice rappresentazione e significato all’interno delle opere. Poteva essere impiegato per raffigurare con raccapricciante fermezza il fervore amoroso dell’uomo, talmente sconvolto dall’amore da vedere il proprio cuore ‘sottratto’ e ‘divorato’ dall’amata. La cardiofagia poteva altrimenti essere impiegata come strumento di vendetta dell’uomo tradito il quale, una volta giunto a conoscenza del tradimento della moglie, avrebbe ucciso l’amante e dato in pasto il suo cuore alla donna ignara. Quest’ultimo metodo rappresentativo pare abbia anche un significato allegorico: la donna, cibandosi del cuore dell’amante, avrebbe involontariamente ricongiunto il suo cuore con quello dell’amato.

La cardiofagia in Dante e Boccaccio

Il motivo del pasto amoroso può sembrare tanto macabro ed assurdo, eppure anche autori istituzionali ne hanno fatto uso. Parliamo di Dante e Boccaccio.

Dante Alighieri, nel terzo capitolo della Vita Nova, narra il suo secondo incontro con Beatrice, seguito da un’allucinazione o sogno del poeta, o la cosiddetta ‘maravigliosa visione‘. Egli assiste ad una scena orrenda: un angelo tiene tra le braccia Beatrice e le dà in pasto il cuore di Dante. Il Poeta è così sconvolto dalla visione che si sveglia di soprassalto spaventato. Come spiega l’Autore nel capitolo, questo è evento lo ha spinto a scrivere il celebre sonetto ‘A ciascun’ alma presa’ con lo scopo di sottoporlo a tutti i ‘fedeli d’Amore’ in grado di interpretare il sogno.

Boccaccio, invece, riprende il motivo del cuore mangiato ma come espediente impiegato dall’amante per punire la compagna sleale. Boccaccio nella novella nona della quarta giornata del Decameron racconta di Rossiglione che scopre il tradimento della moglie con l’amico Guardastagno. Saputolo Rossiglione uccide Guardastagno con una lancia e gli cava il cuore dal petto. Il cuore, reso dal cuoco “una vivandetta la migliore e la più dilettevole a mangiar“, viene servito a cena alla moglie che lo mangia con gusto. La novella finisce in tragedia poichè la moglie, dopo aver sentito le parole di Rossiglione “il vi credo, né me ne maraviglio se morto v’è piaciuto ciò che vivo più che altra cosa vi piacque”, si toglie la vita gettandosi dalla finestra.

E ora pensi ancora che Achille Lauro sia un personaggio stravagante ed eccessivo? Porbabilmente, ma certamente l’immaginazione e la fantasia degli autori medievali non era da meno.

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