Maghi, Babbani e Disagio della civiltà. Il mondo di Harry Potter spiegato da Freud

Freud ci spiega perché il mondo dei maghi sia politicamente e tecnicamente arretrato rispetto al nostro. Curiosa è la messa a confronto del Fantasy della Rowling con l’opera freudiana sul disagio della civiltà.

Sigmund Freud.

Maghi e Babbani: due civiltà a confronto nei loro limiti e nelle loro possibilità. Importante è il confronto tra le abilità tecniche umane e l’origine dei loro scopi.

Harry Potter, il mago che ha incantato milioni di lettori in tutto il mondo.

Penuria e Principio di realtà

Secondo Freud la civiltà e la società umana sono possibili unicamente attraverso l’impiego della Libido (l’energia che ci caratterizza, consistente nell’unione di sessualità e aggressività) in attività utili alla collettività e nel suo impiego verso la costituzione di determinati sistemi valoriali. Affinché il singolo uomo possa sopravvivere, deve unirsi ad altri uomini e assieme ad essi darsi da fare perché l’inospitalità della natura in cui si trova gettato diventi il più ospitale possibile. Per questo motivo egli non può dare libero sfogo a quell’energia chiamata Libido, non può esprimerla e scaricarla in maniera diretta perché distruggerebbe il legame associativo con gli altri uomini che gli garantisce la sopravvivenza. Affinché i legami associativi permangano, permettendo la loro permanenza in vita, gli uomini devono impiegare la loro energia (la Libido) in attività lavorative, sociali e politiche. La sopravvivenza degli uomini, dunque, dipende strettamente dalla protezione nei riguardi dell’inospitalità della natura e nel regolamento delle relazioni tra gli uomini: “Ci accontenteremo di ripetere che la parola ‘civiltà’ designa la somma delle realizzazioni e degli ordinamenti che differenziano la nostra vita da quella dei nostri progenitori animali e che servono a due scopi: a proteggere l’umanità contro la natura e a regolare le relazioni degli uomini tra loro.” Il disagio dell’uomo ha inizio appena viene staccato dal seno materno: il bambino, non avendo più a portata di mano il suo principale oggetto di piacere, per riottenerlo deve piangere e strillare, quindi compiere una attività faticosa che inizia a fargli rendere conto che al di fuori di lui vi è una alterità insormontabile; piano piano inizia a delinearsi un mondo separato dall’Io che lo allontana da quella pienezza e perenne oziosità di cui godeva a contatto con la madre. C’è, dunque, un mondo duro e inospitale davanti all’individuo che per sopravvivere deve associarsi ad altri uomini e lavorare affinché la natura diventi abitabile e tollerabile:”Civili sono per noi tutte le attività e i valori che sono utili all’uomo per piegare la terra al suo servizio, per proteggerlo  dalla violenza delle forze naturali e così via. Su questo aspetto della civiltà ci sono pochissimi dubbi. Risalendo sufficientemente nel tempo, i primi atti di civiltà furono l’uso degli utensili, l’addomesticamento del fuoco, la costruzione di abitazioni. Con ogni utensile, l’uomo perfeziona i suoi organi -motori e sensori- oppure sposta le frontiere della loro azione. I motori gli mettono a disposizione forze gigantesche le quali, come i suoi muscoli, possono essere impiegate in qualsiasi direzione; navi e aeroplani fanno sì che né l’acqua né l’aria possono ostacolare i suoi movimenti. Con gli occhiali corregge i difetti delle sue lenti oculari, col telescopio scruta spazi immensi, col microscopio sconfigge i limiti posti alla visibilità dalla struttura della retina. Con l’aiuto del telefono può udire a distanze che anche la fiaba non avrebbe osato immaginare. Lo scritto è in origine la voce dell’assente; la casa è una sostituzione del ventre materno, della prima dimora che con ogni probabilità l’uomo non cessa di desiderare, dove egli si sentiva a suo agio ed era sicuro.” L’associazione degli uomini tra loro (sia lavorativa che politica) è fondamentale per la loro sopravvivenza: in questo modo superano il più possibile quel gap nei confronti della natura che, se non fossero uniti, li distruggerebbe. I legami associativi formatisi in virtù dell’inibizione della Libido a favore di attività lavorative, sociali e politiche sono frutto del principio di realtà: esso è quella istanza psichica che impedisce l’impiego diretto e smodato della Libido (il quale distruggerebbe l’intero organismo) per incanalarla a seconda dei limiti della realtà e delle situazioni. L’Io e il principio di realtà sono strettamente connessi: è quel prodotto dei limiti reali e situazionali in cui l’energia degli individui viene mediata e incanalata: nascono così lavori, valori, leggi, istituzioni… ed è così che sono possibili la storia e i rivolgimenti storico-sociali. La Storia non è altro che redistribuzione continua e in modi diversi della penuria, cioè di quello stato limitativo che non permette al singolo di sfogare la propria Libido, costringendolo ad inibire gli istinti e a volgerli nella costruzione di determinati contesti sociali e valoriali dall’uccisione del Padre primordiale fino ad oggi.

Gli individui hanno bisogno di unirsi in società

Lentezza del processo storico e arretratezza tecnica nel mondo dei maghi

Molti, conoscendo le avventure di Harry Potter, si saranno chiesti perché il mondo dei maghi sia così tecnicamente arretrato: non esistono automobili, aerei, autostrade, telefoni, industrie e sistemi informatici, per comunicare si scrivono lettere e le penne con cui si scrivono devono essere intinte nel calamaio. La risposta alla domanda è molto semplice: l’arretratezza tecnica dei maghi è perfettamente bilanciata dalla magia. Grazie alla magia i maghi non sentono il ‘disagio della civiltà’, la distanza tra individuo e natura, tra io e mondo – se non completamente nulla- è estremamente minima nel mondo magico, gli ostacoli del mondo esterno sono molto meno insormontabili rispetto a quelli del mondo dei non maghi (babbani). Con un colpo di bacchetta magica è possibile difendersi dai nemici e dalle bestie feroci, amplificare la propria voce senza l’aiuto del microfono, recuperare oggetti che si trovano lontano, riparare le cose rotte, cucinare senza il minimo sforzo, costruire edifici, trasportare oggetti pesantissimi. Ci si muove percorrendo enormi distanze cavalcando scope volanti, viaggiando per i camini e addirittura smaterializzandosi.

Alcuni incantesimi del mondo di Harry Potter.

La possibilità di avere un quasi assoluto controllo sulla natura attraverso la magia ha fatto sì che i maghi avessero un contesto storico quasi privo di sviluppo e progresso situazionale e valoriale e una totale assenza di progresso tecnico. Per la quasi totale assenza di penuria data dal quasi totale controllo sul mondo della natura per via della magia, il legame associativo dei maghi è rimasto quasi statico e unilaterale, improntato unicamente a sancire i rapporti tra loro e i rapporti con i babbani. Quel continuo superare princìpi di realtà vecchi per istituirne di nuovi con l’obiettivo di avvicinarsi sempre più al superamento della penuria e della repressione (cosa che nel mondo umano non si è mai realizzata) è un qualcosa di sconosciuto per i maghi, perché non hanno nessuna penuria che gli provochi disagio. Per questo motivo essi non conoscono nessun progresso storico, o, almeno, esso è molto lento e poco dinamico rispetto al nostro. I maghi non hanno bisogno di aerei per volare, di automobili per viaggiare, di un sistema postale o di smart phone pieni zeppi di informazioni e di internet: la posta viene spedita da gufi che sanno perfettamente quando e a chi consegnarla, le informazioni si possono avere in tempo reale leggendo la Gazzetta del Profeta le cui foto si muovono e agiscono, e smaterializzandosi, volando sulle scope o usando le passaporte si possono raggiungere luoghi lontanissimi senza sforzo e per soddisfare qualsiasi esigenza, anche la più semplice, come accendere un fornello per cucinarsi il pranzo: basta un colpo di bacchetta magica pronunciando la formula ‘incendio’ e il gioco è fatto. I maghi sono dunque così tecnicamente arretrati perché la natura ‘non li mette a disagio’, anzi la controllano con la magia attraverso cui la fanno collaborare con loro e addirittura se la fanno amica. Non possedendo la magia, gli uomini attraverso la tecnica e le istituzioni sociali e politiche hanno cercato di diminuire sempre più quella distanza insormotabile tra loro e la natura, hanno potuto sopravvivere all’inospitalità e alla malignità della natura unicamente attraverso il loro associarsi lavorando, costruendo insieme e istituendo norme che regolassero i rapporti tra loro. Nel mondo dei maghi le abilità tecniche e politiche degli uomini sono viste da alcuni come meri mezzi di sopravvivenza di esseri inferiori da assoggettare e schiavizzare (si vedano i fanatici del sangue puro propugnatori del detto ‘La magia è potere’ come Voldemort e i suoi Mangiamorte) e altri, come Arthur Weasley, il quale è appassionato allo studio degli oggetti dei ‘babbani’, delle loro usanze e della loro tecnica sviluppata. Egli è strabiliato da come esseri così deboli e inermi al cospetto della natura come gli uomini siano riusciti a sopravviverle e addirittura a servirsene senza l’uso della magia: è sbalordito, insomma, da come l’animale malato (termine con cui Nietzsche definisce l’uomo) sia stato capace da solo e senza poteri magici a fare fronte ai pericoli della natura limitatrice e nemica terribile.

‘Magia è potere’, lo slogan del Ministero della Magia sotto il potere di Voldemort. ‘I Babbani, al posto cui spetta loro’.

Magia e Narcisismo primario

In  Al di là del principio di Piacere Freud teorizza due istanze fondamentali della psiche: Eros e Thanatos, istinto di morte e distruzione di sé e del circostante e impulso al legame erotico. Essi sono due facce della stessa medaglia, poiché sono improntati a seguire il medesimo obiettivo: il raggiungimento di uno stato di quiete e di equilibrio. Infatti, il primo attraverso la morte e la distruzione tende al ritorno all’inorganico, mentre il secondo attraverso la scarica orgasmica all’appagamento e alla stasi. Questa dimensione statica oziosa e perenne a cui l’individuo tende a ritornare è quella accogliente e sicura del grembo materno, dove non vi è separazione tra io e mondo, in cui non vige nessun principio di realtà limitante, dove l’appagamento del desiderio precede il desiderio stesso. Questa è la tendenza al ritorno alla dimensione pre-edipica di completo contatto col materno, della completa pienezza di sé identificata con il nome di Narcisismo primario“Originariamente l’Io include ogni cosa, più tardi esso stacca da sé il mondo esterno. Il senso dell’Io del quale attualmente abbiamo coscienza è soltanto un residuo avvizzito di un sentimento molto più esteso, un sentimento che abbracciava l’universo e esprimeva una connessione inseparabile dell’io col mondo esterno.” I Maghi, se non in maniera completa, vivono questa dimensione materna e pre-edipica in maniera quasi diretta. La magia permette loro di non soffrire dei limiti che normalmente vengono imposti all’individuo dalla natura, essi chiamano e chiedono e con un colpo di bacchetta la natura e il mondo esterno rispondono, vivono in quella dimensione orfica e narcisistica di cui parla Marcuse in Eros e Civiltà: “L’ esperienza orfica e narcisistica del mondo nega ciò che il principio di prestazione sostiene. L’opposizione tra uomo e natura, soggetto e oggetto, è superata. L’esistere è inteso come soddisfazione che unisce uomo e natura, in modo che la realizzazione dell’uomo sia allo stesso tempo la soddisfazione senza violenza, della natura. Nel fatto che si parli ad essi, che siano amati e curati, i ruscelli e gli animali appaiono come quello che sono, belli non soltanto per coloro che parlano con essi e li guardano, ma in se stessi, “oggettivamente”. Nell’eros orfico e narcisistico, questa tendenza si libera: gli oggetti della natura diventano liberi di essere ciò che sono.” Harry Potter, come tutti i romanzi Fantasy, ci trasporta in una dimensione dove tutto è possibile, in un luogo dove i limiti della realtà e del dolore sono quasi completamente superati. Il Fantasy è un prodotto umano proprio come tutti quei prodotti atti a superare gli ostacoli dolorosi del reale per affrontare la vita al meglio e nella maniera meno faticosa possibile. Nel Fantasy la vita viene elaborata, analizzata e trasformata in una dimensione in cui ognuno si sente a proprio agio in preda alla meraviglia suscitata da mondi e creature fantastiche dove viene immerso. Il Fantasy fornisce piccoli paradisi personali dove ognuno può rifugiarsi per essere, anche se brevemente, felicemente appagato… fornisce un piccolo e temporaneo grembo materno personale.

Hogwarts, dove tutto è possibile…

 

 

 

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