Europa contro Trump: qual è il rapporto tra azione etica e agire politico?

Alla luce dell’escalation di tensione tra USA e Iran che sta agitando il Medio Oriente ci si interroga sulla continuità tra etica e azione politica.

Una bandiera americana viene bruciata durante le proteste in Iran

3 gennaio 2020. Su ordine di Trump il generale iraniano Qassem Soleimani viene ucciso con un attacco mirato sull’aeroporto internazionale di Baghdad. Il governo Conte si appella al dialogo e alla responsabilità, perché ”l’uso della forza non ha mai portato da nessuna parte”. Anzi: ”ha sempre provocato ulteriore destabilizzazione ed effetti devastanti sia sul piano umanitario, sia su quello migratorio”. E fin qui tutti d’accordo. Ma cosa possono ancora tutte le belle e pur giuste parole contro l’azione così inaspettata e destabilizzante di un capo di Stato potente come quello americano? Il dialogo e l’umanità politica rischiano forse di essere messe in ginocchio e abbandonate? Ricordare è il nostro unico privilegio. E se ci appelliamo ancora e così tanto ai valori umanitari è perché, io credo, molti di noi hanno capito quanto importante sia ricordare. Da cittadini è molto più immediato fare qualcosa nel nostro piccolo; ma ai ”piani alti”, quando si tratta di politica, la situazione è ovviamente più complicata. Sono tante le dinamiche nazionali e internazionali che non conosciamo e che forse non conosceremo per un bel po’. Per cui mi asterrò dal proporre qui giudizi e valutazioni morali su questioni che, come semplice cittadina, non posso conoscere a fondo – per quanto inevitabilmente ciascuno abbia le proprie opinioni. L’atteggiamento dei vari capi di Stato internazionali di fronte agli eventi recenti pone però una questione filosofica e morale dalle radici profonde, sulla quale mi voglio soffermare, e cioè: cosa definisce un buon capo politico? E quale peso ha o dovrebbe avere l’etica nella scelta politica?

Agire politico e agire morale: due sfere in conflitto?

La questione prende le mosse da una domanda molto semplice: l’azione eticamente migliore è anche quella politicamente preferibile? Ci si interroga, cioè, se l’etica sia il sistema di valori cui la politica dovrebbe fare riferimento. Secondo alcuni l’azione politicamente giusta è quella che coincide con l’azione moralmente giusta, mentre per altri si tratta di due sistemi di valori spesso opposti e che fra loro non comunicano nemmeno. All’origine dei due opposti filoni di pensiero spiccano le figure di Platone e Machiavelli. Secondo il filosofo della Repubblica, poiché la politica è l’applicazione del bene comune al fine di rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongono tra l’individuo e la sua completa realizzazione, allora non è possibile pensare a una politica giusta che non faccia il bene. Al contrario qualsiasi altro intendimento è una machiavellica realpolitik che ha come fine il dominio e non il bene. Per lo storico fiorentino la politica sarebbe cioè a-morale (attenti: priva di morale, non immorale). Per cui la politica, e quindi l’agire attraverso il potere, risulta così nettamente separata dalla morale, e quindi dall’agire secondo principi e valori considerati giusti dalla comunità. Su Platone e Machiavelli si ergeranno le due diverse linee di pensiero.

Niccolò Machiavelli (1469-1527), padre del pensiero politico moderno

La soluzione di Weber: pluralità di valori

Quel che si può certamente dire è che oggi la politica non può più prescindere dall’etica, nel senso che in qualche modo ne deve rispondere. Responsabile senza dubbio tutta la storia del Novecento. Ma questo lo diceva già Max Weber, il filosofo e sociologo tedesco che sottoscrisse il trattato di Versailles (1919) e che collaborò a redigere la nuova costituzione di Weimar. Secondo Weber è la categoria della scelta a dominare l’orizzonte dei valori: ma questa scelta, che è scelta tra i diversi valori, deve essere consapevole del fatto che l’etica è soltanto una di questi. ”L’etica non è la sola cosa che valga nel mondo, ma accanto ad essa sussistono altre sfere di valore” in permanente e potenziale conflitto con essa. Per cui, realizzare certi valori, può voler dire assumere una colpa etica. E di questo l’uomo deve essere consapevole.

Max Weber (1864-1920)

La soluzione di Weber: l’azione del buon politico

Nell’agire politico e morale, spiega Weber nella conferenza su La politica come professione del gennaio 1919, c’è una netta opposizione tra etica dei princìpi ed etica delle responsabilità. Chi agisce secondo l’etica dei principi crede ingenuamente che dal bene possa derivare solo il bene e dal male solo il male, nella convinzione che il mondo si adatti alle sue buone intenzioni, laddove invece è segnato da una irrazionalità etica molto profonda. Un agire, cioè, che non coglie il carattere tragico dell’agire umano e in particolare dell’agire politico. Al contrario l’etica delle responsabilità tiene conto delle conseguenze, confrontandosi con il mondo e analizzando le situazioni concrete. Il suo scopo principale sarebbe quello di realizzare i propri valori etici, ma restando comunque consapevole che l’azione etica cade in un mondo non necessariamente permeabile ai progetti delle azioni umane. Etica dei princìpi ed etica delle responsabilità, tuttavia, non costituiscono due poli assolutamente opposti, ma due elementi che si completano a vicenda: e che soltanto insieme creano l’uomo autentico, quello che può avere vocazione per la politica. Vale a dire bontà delle intenzioni, ma con la consapevolezza di un mondo che non sempre sa essere buono quanto noi.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: