Madre patria può trasformarsi in matrigna, come nel caso di Dante e dei pallavolisti cubani

Il rammarico di dover lasciare la propria patria perché rifiuta e non apprezza il talento dei suoi cittadini.

Non sempre tutti appoggiano ciò che facciamo o ci appoggiano nelle nostre passioni. Può anche succedere che sia il nostro stesso paese a non permetterci di crescere in queste, non venendo incontro alle esigenze che abbiamo, siano queste sportive, lavorative, o di qualsiasi altro genere.

L’ultimo sguardo alla crudele madre patria

La storia dell’esilio di Dante è una delle più conosciute. La sua fuga dalla città nel 1302 lascia un segno indelebile nel cuore del poeta autore della Commedia, che si vede costretto a lasciare la sua famiglia, i suoi averi e la sua amata Firenze in seguito alle lotte di potere che caratterizzavano la regione nel quattordicesimo secolo. A nulla valgono al poeta le sue conoscenze, le sue passioni, le stesse azioni che aveva realizzato in favore dei suoi compatrioti. Dante si ritrova completamente solo, costretto a vagare in cerca di una nuova località che abbia bisogno di lui quanto lui ha bisogno di lei. Dante non perdonerà mai Firenze per averlo cacciato, tanto che non solo rifiuta di tornarci, ma non le risparmia pesanti parole all’interno di tutta la sua più celebre opera. Dato che la città la fanno i cittadini, l’espediente con cui attua le sue intenzioni è quello di nominare coloro che hanno ridotto Firenze ad una città arrogante e corrotta. Si ha un chiaro esempio di questo nel canto VIII, in cui viene presentato il personaggio di Filippo Argenti. In questi versi Dante, nel girone degli iracondi, si fa accecare dall’odio per lui e per la sua città, appunto Firenze, compartecipando alla pena dei dannati.

Esiliarsi, lasciare il pese per trovare se stessi

Diverso da quello di Dante è il caso dei pallavolisti cubani che stanno cercando fortuna nei campionati di altre nazioni. Ciò che li spinge ad abbandonare il proprio paese è un problema sportivo ormai insopportabile. I pallavolisti di questo paese, infatti, non avendo dei club propri di Cuba, sarebbero costretti ad allenarsi un anno intero, senza alcuna partita ufficiale, in vista delle Nazionali. Immaginiamo ora di appoggiare questa idea: giocatori come Leal, Simon, Juantorena sarebbero costretti a non crescere a livello personale, in quanto l’unico modo per mettersi alla prova con altri talenti è ridotto alla dozzina di persone che fanno parte della loro squadra. Il loro talento rimarrebbe nascosto, forse minimizzato e mostrato solamente una volta all’anno. Juantorena stesso non si capacita di come, una nazione che ha dei giocatori dal potenziale altissimo, se li stia facendo scappare (il pallavolista in questione gioca infatti per la nazionale italiana e per i rispettivi club da tanti anni). Questi atleti rifiutano i patti cubani e vanno di conseguenza ad allenarsi e soprattutto a giocare per altri paesi.

La giustizia farà il suo corso?

I pallavolisti non si danno per vinti e sperano che prima o poi il sistema cambi, perché a perderci in questo caso è Cuba stessa, che si sta lasciando sfuggire talenti emergenti dal grande potenziale. Lo stesso Osmany Juantorena dice in un’intervista alla gazzetta dello sport: “Non si può pretendere che una squadra con tanti giovani che si allena solo poi faccia il massimo a livello internazionale. La pallavolo ha bisogno di cambiamento, e, a questo punto deve essere veloce per dare quelle soddisfazioni a un Paese e una popolazione che ama questo sport. Dobbiamo sbrigarci perché c’è poco tempo prima che la pallavolo cubana sparisca dalla scena internazionale…” .

Anche Dante, sebbene in altri termini, porta avanti la speranza di un cambiamento, che porti non solo Firenze, ma anche il mondo a rendersi conto che l’ingiustizia sta dilagando. Il poeta scrive infatti una profezia, secondo cui arriverà qualcuno ad eliminare tutta la corruzione e il peccati dell’umanità in quelli che sono tra i versi più oscuri della Commedia:

“…

Molti son li animali a cui s’ammoglia,
e più saranno ancora, infin che ’l veltro
verrà, che la farà morir con doglia.

Questi non ciberà terra né peltro,
ma sapïenza, amore e virtute,
e sua nazion sarà tra feltro e feltro.

Di quella umile Italia fia salute…”

Ciò che accomuna i due estratti è la speranza che prima o poi la patria si accorga dei propri errori e che, se non per loro, possa fare giustizia a favore delle generazioni future.

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